“Acqua alta a Venezia” secondo album dei Nadiè: la perdita dei valori ed il bicchiere mezzo vuoto

“Acqua alta a Venezia” secondo album dei Nadiè: la perdita dei valori ed il bicchiere mezzo vuoto

Gen 4, 2018

Il pessimismo e la delusione sono due concetti simili, accomunati dal modo in cui questi si manifestano: sfiducia.

 

Acqua alta a Venezia

Difficile definire se Acqua alta a Venezia, secondo album dei Nadiè, sia il frutto di un atteggiamento disilluso e una presa di coscienza sulla decadenza della società, oppure rappresenti una richiesta d’aiuto, di un rimedio al dolore, di una nuova speranza.

Quel che è certo è che l’ultima fatica della band rock catanese tratteggia magistralmente l’immagine del bicchiere mezzo vuoto. Un lavoro profondo, maturo e intenso, mai banale nella sua intimità, costituito da dieci tracce evocative, frammenti disincantati del mondo che ci circonda.

Le sonorità distorte, provenienti da un sound anni Novanta (al limite tra lo spigoloso e lo smussato, alla Afterhours, condito da una psichedelia turbata che ricorda molto quella dei Radiohead), dipingono a forti pennellate un quadro di Munch. I testi intonano poesie di ispirazione baudelairiana.

«Dal mio appartamento lacrime, dal tuo attico il perdono»

Il disco si apre con il violino stridente e le urla liberatorie di “Conigli”, come se ci fosse un’esigenza impellente di sfogare un conflitto interiore irrisolto. Sentimento rimarcato dalla martellante “In discoteca”, che occupa la seconda posizione della tracklist: sono la droga, la perversione, la futilità e la depressione a emergere tra le luci delle sale da ballo, provocando negli autori sensazioni di estraneità e lontananza.

«I laser ci ritagliano il cuore nello stomaco»

È “La bionda degli Abba” il primo singolo estratto dall’album, interpretato nel videoclip da Massimiliano Rossi, candidato al David di Donatello 2017 come attore non protagonista per il film Indivisibili; una ballata nostalgica, che parla di una relazione fugace e gelosa.

Tuttavia la canzone che colpisce maggiormente al primo ascolto è “Solo in Italia si applaude ai funerali”: connotazione tipicamente italiana (almeno secondo i Nadiè), la perdita dei valori viene qui denunciata e messa sotto i riflettori, ma con un’ironia velata e sottile, senza ricorrere a volgarità e senza cadere nella lamentela sterile.

«Muore Dante se muore la sua musa/ Muore il concetto di onestà/ Muore la cultura nelle università/ Solo in Italia si applaude ai funerali»

Merita un plauso anche “Breve esistenza di un metallaro”, un flashback ai tempi dell’adolescenza, osservata però con gli occhi consapevoli, e probabilmente avviliti, di un adulto. Ancora di salvezza sono i «gruppi impronunciabili», colonna sonora di quei giorni. Si tratta davvero di una breve storia, dato che la band si serve di poche parole: qui è la musica la protagonista.

Acqua alta a Venezia riprende con forza rinnovata con “Dio è chitarrista”, sesta traccia dell’album. Niente di blasfemo, ma un’esplosiva commistione tra rock anni Settanta, punk e il grunge dei Nirvana.

Nadiè

Si passa dunque alla title-track, una canzone che contiene un’altra critica orizzontale, questa volta non troppo nascosta, nei confronti della società, dove non vengono risparmiate né le nuove né le vecchie generazioni. La verticalità è invece idealmente raffigurata dall’acqua: suggestivo è il ritratto di una Venezia, simbolo di cultura e sapere, allagata.

«Generazione di re senza corona/ Che vuol cambiare le cose piantato in poltrona»

Arrivati a questo punto, i Nadiè non hanno ancora finito le cartucce da sparare. “Gli sposi”, “Fuochi” e “Bandiere a mezz’asta” chiudono l’album, con la stessa intenzione con la quale veniva introdotto. Anzi, è come se man mano che il disco giri, cresca allo stesso tempo l’arrabbiatura: l’«appassiranno i fiori, appassirete» de “Gli sposi” suona molto come un «memento mori» rivolto alla felicità effimera di un matrimonio; di una carica emotiva violenta è la metafora dei “Fuochi” che bruciano, si spengono e si consumano nelle strofe; in “Bandiere a mezz’asta” infine i catanesi, tra i diversi spaccati di vita descritti, lasciano a caratteri cubitali la morale di tutta la favola:

«Dovremmo sentirci offesi tutti, come bandiere a mezz’asta»

Acqua alta a Venezia è un album diretto e sincero, che non va preso come verità assoluta, ma ascoltato e fatto vibrare come un grido di sofferenza. Per questa ragione molti ascoltatori possono farselo proprio, per la sua spontaneità, per la sua franchezza. Chi non ha mai provato, in fondo, le stesse emozioni? Chi non sarebbe in grado di comprenderne la sua natura?

In un ordine delle cose governato spesso da supereroi, dall’apparenza e dalla prevaricazione, il lavoro dei Nadiè è un sospiro di sollievo.

 

Written by Edoardo Sacchi

 

 

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