“Con Majakovskij” di Carlo Benedetti: l’intervista alla musa Lili Brik

“Con Majakovskij” di Carlo Benedetti: l’intervista alla musa Lili Brik

Gen 2, 2018

“Nell’estate del 1915 andai a Mosca per far visita a mio padre, che non stava bene. A Malachovka, nella casa di campagna, mia sorella mi fece conoscere Majakovskij. Era sera, ricordo, noi sedevamo con un nostro amico, Lev Grinkrug, su una panchina a ridosso dello steccato. D’un tratto, la luce di una sigaretta, e una carezzevole voce di basso…”

Con Majakovskij

A raccontare di sé e del suo intenso legame con il poeta russo Vladimir Majakovskij è Lilja Jur’evna Brik (detta Lili Brik), che seguendo il filo della sua memoria ripercorre gli anni condivisi con il poeta. Si mette a nudo Lilja, e lo fa nel libro-intervista, Con Majakovskij”, del giornalista Carlo Benedetti, edito da Bordeaux Edizioni nel 2017, mettendo a parte il lettore dei momenti più importanti della sua vita.

Trascorsi cento anni dalla Rivoluzione d’ottobre, il saggio è un’occasione per conoscere il rapporto che legava Osip Brik, marito di Lili, Lilja stessa e Vladimir Majakovskij. Il loro non era certo un ménage à trois, come ci tiene a precisare la Brik nell’intervista, in quanto al marito la univa soltanto un rapporto platonico.

Lilja Jur’evna Brik, nata nel 1891, era scrittrice, attrice ed esponente culturale nella Russia sovietica. Ancora oggi, trascorsi molti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1978, viene considerata la musa ispiratrice di Vladimir Majakovskij.

Nel botta e risposta fra la Brik e Carlo Benedetti ne emerge un affresco dell’epoca in cui i due personaggi vissero, oltre che un ritratto, inedito e poco conosciuto, del maggior rappresentante del futurismo russo.

Ma, prima di procedere a una disamina del testo, è opportuno collocare Majakovskij, poeta che accende un importante dibattito poetico, nel contesto culturale del suo tempo.

Nato in Georgia nel 1893 e rimasto orfano di padre a soli sette anni, fin da piccolo manifesta un’aperta ribellione e una complessa caratterialità.

All’età di 13 anni con la madre e le sorelle si trasferisce a Mosca dove intraprende gli studi ginnasiali. Abbandonata la scuola partecipa all’attività sovversiva, che infiamma gli spiriti del suo tempo e che sfocerà nella Rivoluzione d’ottobre.

Nel 1911 si iscrive all’Accademia di Pittura, scultura e architettura di Mosca, durante il quale incontra David Burljuk, poeta e pittore russo, naturalizzato statunitense, che dopo aver letto alcuni dei suoi versi gli offre cinquanta copechi al giorno perché continui a scrivere. Attestazione questa che dà la cifra della sua qualità poetica.

È il 1912 quando Majakovskij aderisce al cubo futurismo russo firmandone il manifesto, in cui si dichiara alieno dalle forme poetiche del passato, e intenzionato a dare una svolta sintattica e lessicale alla sua poetica, da intendersi quale segno di libertà. L’anno successivo avviene il suo esordio letterario con la pubblicazione di trecento copie della sua prima raccolta di poesie; e, sempre nel 1913, ha luogo una sua rappresentazione teatrale durante la quale lancia un’equazione, o meglio una provocazione, in cui il futurismo è uguale a rivoluzione.

Osip Brik – Lilja Brik – Vladimir Majakovskij

Che dire, invece, della coppia Lili e Osip Brik, che intrecceranno la loro vita a quella del Majakovskij?

Rappresentanti della medio-alta borghesia benestante e colta, legata ad ambienti intellettuali di livello internazionale, moglie e marito si dedicano all’arte, alla letteratura e al teatro; passioni queste, comuni a quelle di Majakovskij, già celebre esponente del movimento futurista, le quali li porteranno a tessere fra loro un rapporto strettissimo.

Nel libro-intervista di Carlo Benedetti, la Brik, inoltre, riferisce del periodo d’oro dell’arte d’avanguardia russo-sovietica. Periodo in cui la letteratura, il cinema e la pittura russi sono seguiti con attenzione e ammirazione da parte di tutto il mondo.

Tale momento ha però breve durata: i dissapori fra il poeta e il potere sono già evidenti, in conseguenza dei quali ha inizio il periodo delle ‘grandi purghe’, il quale mieterà vittime anche fra molti intellettuali.

Convinti che l’arte delle avanguardie potesse incarnare lo slancio rivoluzionario del popolo russo, il potere staliniano interviene a spegnere gli ideali degli intellettuali, cui segue poi un socialismo che, con la sua inclinazione alla propaganda, diventa uno dei più importanti strumenti di controllo della classe politica dirigente dell’epoca.

La rivoluzione del 1905: è da qui che ha inizio l’intervista di Carlo Benedetti a Lili Brik, a cui la scrittrice risponde con dovizia di particolari.

Racconta del suo incontro col marito, Osip Brik, espulso da scuola per attività rivoluzionaria, con cui Lilja si unisce in matrimonio nel 1912.

L’incontro con Majakovskij è invece dell’anno 1915, durante il quale la Brik ha l’opportunità di ascoltare per la prima volta i versi della Nuvola in calzoni, esempio di opera futurista nella quale viene eliminato “il superfluo” e viene abolita la punteggiatura.

Teatralità di Majakovskij? C’era teatralità nel comportamento del poeta?

Chiede l’autore a Lilja Brik. E, di rimando, la scrittrice risponde che il poeta era eccezionale per sua natura; il suo non era un ego artefatto, ma insito in lui.

Lilja rammenta quindi, tornando ancora al 1915, il progetto di pubblicare una rivista, in accordo con altri grandi letterati fra i quali Boris Pasternak.

“Ricordo bene quella serata. La stanzetta era invasa dal pianoforte a coda, la cui ala ombreggiava Pasternak, mutandolo in demone…”

Vladimir Majakovskij

Tramite descrizioni lucide e dettagliate Lilja ricorda ancora la vita privata condivisa con Majakovskij, i loro momenti, le loro passeggiate a Pietrogrado, fra cui quello, privatissimo, dello scambio degli anelli fra i due, quale pegno d’amore.

Ma in quegli anni, oltre alla passione che legava Lili a Vladimir, il focus dei loro incontri era la poesia, che occupa un ruolo di primo piano e influenza tutta la poetica del tempo.

Grande stakanovista, Majakovskij lavorava senza interruzioni persino quando si dedicava ad altre attività, quali il mangiare o il conversare. Ed è nei mesi immediatamente successivi alla rivoluzione d’ottobre che si dedica anche alla produzione filmica di cui scrive le sceneggiature; tutte di carattere autobiografico, a cui Lilja partecipa in veste di interprete.

È il 1919 quando il gruppetto dei tre si trasferisce da Pietrogrado a Mosca, dove il poeta sviluppa la sua creatività artistica lavorando alla Rosta, agenzia telegrafica russa, sostituita poi dalla Tass, sviluppando in contemporanea la sua attività poetica.

È un periodo questo in cui sulla scena fa la sua comparsa l’americano, John Reed, figura mitica di rivoluzionario che, in un russo perfetto, in una conversazione con Majakovskij dichiara di interessarsi molto all’arte, e in particolare a quella sovietica.

“È risaputo che Majakovskij lavorava senza interruzioni. Persino in presenza di estranei, per la strada, al ristorante, quando giocava a carte o al biliardo, continuava a lavorare. Eppure, amava molto il silenzio. Solo che poté goderne di rado…” 

Nel 1923 Majakovskij scrive poesie definite ‘d’agitazione’, nell’anno successivo, invece, dedica un poema alla figura di Lenin.

“Nel borgo, che nessun piede

Sfiorava, se non di streghe

E tormente, nell’ossessa contrada,

dove come macigni dormono le nevi…”

La mia scoperta dell’America è un testo in prosa, scritto dopo aver soggiornato negli Stati Uniti nel 1925.

Per tonare poi a Mosca nel 1926, e condividere ancora la sua vita con la Brik e con suo marito in un minuscolo appartamento, che ben presto si trasforma in luogo di incontri culturali.

Lilja Brik – Carlo Benedetti

Nella poesia di Majakovskij è spesso presente un elemento molto personale, fa notare Carlo Benedetti a Lilja Brik.

Di che cosa si tratta? Domanda l’autore.

Si tratta del vigore che il poeta mette nella sua attività, che si coniuga in un legame d’amore, di gelosia e di amicizia da un’intensità fuori del comune.

Qual era la posizione di Majakovskij nei confronti della narrativa?

Non è facile rispondere a questa domanda sostiene la Brik; di certo c’è il rapporto privilegiato che il poeta intrattiene con i romanzi di Dostoevskij, Cechov o Gogol’.

Infine, la narrazione di Lili si conclude con lo struggente ricordo della morte di Majakovskij e del suo suicidio, dopo aver scritto una lettera di congedo il 12 aprile 1930, due giorni prima di morire.

Motivo di costernazione e grande dolore fra i suoi amici, la sua morte è un evento inatteso, nonostante il poeta fosse ossessionato dall’idea del suicidio.

Ma perché questo pensiero costante?

Soprattutto perché tormentato di fronte alla paura di invecchiare; ripeteva infatti, di non vuole conoscere né la propria vecchiaia e neppure quella di Lili.

Secondo una visione, da considerarsi anche paradossale, per Majakovskij il suicidio è l’unico modo per restare sempre giovani.

“Non riesco a rammentare come ebbero inizio i nostri discorsi sulla vita d’ogni giorno, sulla “routine” quotidiana. Dopo gli anni di fame e freddo della rivoluzione e della guerra civile, il ritorno delle trite abitudini quotidiane ci metteva in ansia. Sembrava che insieme col pane bianco stesse per tornare la vecchia vita. Ne parlammo spesso, senza trarre però alcuna conclusione…”

Con Majakovskij di Carlo Benedetti è una lettura preziosa per l’opportunità che dà di conoscere aspetti inediti della personalità di Majakovskij, aspetti che altri testi a lui dedicati non hanno messo in luce.

Inoltre, permette al lettore di raccogliere quel clima intellettuale e umano di un mondo affascinante, anche se periodo destinato a dissolversi nello spazio di pochi anni. Perché grandi artisti, quali Chagall e Kandinskij, si rifugiano all’estero; mentre altri saranno perseguitati, imprigionati e alcuni uccisi.

Comunque siano andati i fatti, il periodo storico di cui il testo partecipa il lettore, rimane un punto di riferimento culturale per tutto il Novecento. Pagine che aiutano a scoprire un tempo ricco di promesse che, seppur non mantenute, ha influenzato la cultura e la creatività dei giorni di là a venire.

Dal saggio ne emerge la figura di una Lilja seducente e fascinosa, un personaggio dall’accentuato snobismo anche in condizioni di difficoltà economica.

Mentre ciò che si evince della figura di Majakovskij, attraverso il ritratto che ne traccia Lilja, è quello di una figura tormentata, un uomo dall’animo ribelle e in cerca sempre di qualcosa che la vita non ha potuto offrirgli. Perché neppure l’amore di Lilja pare essere stato sufficiente a colmare il vuoto interiore da cui il poeta era lacerato. Tanto da poterlo annoverare fra i poeti maledetti, anche se probabilmente era solo un uomo alla ricerca di se stesso e del modo migliore per esprimere, tramite l’arte, il proprio mondo interiore. Ma la cui sensibilità non era così manifesta neppure a se stesso, motivo per cui si è tolto la vita in giovane età. Aveva infatti solo 37 anni quando decise di lasciare questo mondo, soltanto per l’incapacità di affrontare le problematiche che comporta diventare vecchi.

“Molte cose le ricordo così, semplicemente, ma molte altre le ho ricostruite nella mia memoria, quando mi sono accinta a scrivere sui rapporti tra Majakovskij e i versi altrui. Riflessi allora, da cima a fondo, tutti i poeti a lui vicini, e ritrovai intere poesie, frammenti, singoli versi da cui Majakovskij non si era separato per lunghi periodi e, in qualche caso, mai…”

 

Written by Carolina Colombi

 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: