Intervista di Alessia Mocci a David Simurgh: il responsabile della scuola di risveglio Eish Shaok in Italia e Germania

Intervista di Alessia Mocci a David Simurgh: il responsabile della scuola di risveglio Eish Shaok in Italia e Germania

Dic 22, 2017

Scoprire la natura del cosmo, scoprire di farne parte e di essere in sinergia con esso è ciò che accade quando si comprende come bilanciare il sistema energetico con il Cuore.’David Simurgh

David Simurgh

David Simugh è il responsabile in Italia e Germania della scuola di risveglio Eish Shaok, un’antica disciplina dedicata all’unione dell’individuo con tutta l’Esistenza che si realizza con una rigorosa osservazione interiore sino all’illuminazione od auto-realizzazione. Scoprire la natura del cosmo, scoprire di farne parte e di essere in sinergia con esso è ciò che accade quando si comprende come bilanciare il sistema energetico con il Cuore.

Fu nel 2008 che i Maestri Eish Shaok decisero di aprire al pubblico questa antica scuola che precedentemente si tramandava in gruppi di piccole cerchie, mentre ora è possibile entrare in diretto rapporto con i suoi insegnamenti. Le regioni italiane nelle quali potrete trovare una scuola a cui fare riferimento sono Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio.

Il percorso Eish Shaok si articola in più fasi nelle quali ognuno è chiamato ad utilizzare l’energia come cura e protezione sino alla conoscenza più profonda del sé, l’amare se stessi e lo sviluppo di qualità come la Saggezza (muoversi nella vita con intelligenza), la Compassione (vedere la vita da una prospettiva di unicità e bellezza), l’Umiltà (comprensione del proprio ruolo nell’Esistenza) ed il Coraggio (operare scelte in coerenza con la nostra profonda natura).

David Simurgh è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla scuola e sulla pratica.

 

A.M.: Eish Shaok, la denominazione della scuola di risveglio di cui fai parte (o hai formato) è un’unione della parola ebraica “uomo” e della parola sanscrita “senza sofferenza” e sappiamo che ruota attorno a dei frammenti di insegnamenti che vanno dal 1000 a.C. al 300 d.C. di cui iniziatore fu il Maestro Simurgh. Una leggenda del Kashmir racconta di un re che catturò un Simurgh (‘Il Verbo degli Uccelli’ riferito all’uccello guardiano dell’albero della Conoscenza) per ascoltarne il leggendario canto, ma l’uccello si rifiutò di cantare; la moglie del re quindi, ricordando che un Simurgh canta solo quando vede un proprio simile, mise uno specchio davanti alla gabbia, il Simurgh si contemplò, cantò una melodia tristissima e morì. Perché hai scelto di abitare come cognome Simurgh e che cosa manifesta di te?

David Simurgh: Cara Alessia, le radici etimologiche delle parole ‘Eish’ e ‘Shaok’ rispecchiano tre differenti caratteri dell’uomo che ne manifesta i valori. La prima traduzione è ’uomo senza sofferenza’, intendendo quest’ultima come una prospettiva limitata sull’Esistenza. La seconda fa derivare ‘Shaok’ dall’armeno ashok ‘sacerdote-poeta’, riferendosi all’attenzione verso il sacro e alla libertà di espressione. La terza, più semplicemente, parla di ‘Eish’ come energia e cuore di un uomo e ‘Shaok’ come percorso trasformativo. Il poema persiano del XIII secolo il ‘Verbo degli uccelli’ si differenzia in realtà, dalla leggenda citata, e narra di come tutti gli uccelli della terra decisero di andare in cerca del Simurgh, l’alato guardiano dell’albero dei semi della Vita. Dopo molte difficoltà i cercatori rimasero solo in trenta e si accorsero che l’asprezza del viaggio li aveva purificati, trasformando loro stessi in Simurgh. Il nome che porto è divenuto nella nostra Tradizione un titolo consegnato a coloro che condividono maggiormente i semi del percorso. Quando nel 2008 io chiesi ed ottenni da tutti i Maestri del mondo di aprire l’Eish Shaok al grande pubblico ricevetti in dono questo titolo.

 

A.M.: Quali sono le figure dei sei servizi?

Eish Shaok

David Simurgh: Viviamo in un momento straordinario in cui i Grandi Sei stanno tornando, occorre però prestare grande attenzione prima di entrare in contatto con loro. Oggi in molti considerano la Spiritualità come un farmaco antidepressivo, o peggio come una fuga dalla realtà. Molte risposte sono nate da questa sofferenza in crescita e i percorsi si sono concentrati sulla terapia e l’incoraggiamento, perdendo di vista il loro cuore spirituale. Allora quando si citano Guerriero, Terapeuta, Guardiano, Custode, Sacerdote ed Educatore occorre fare subito attenzione a non trasformarli in super eroi. I Servizi sono i protagonisti di una seconda fase del Cammino, che segue alla profonda indagine interiore della prima fase, e giungono in conseguenza ad una Chiamata dall’Universo. In un giorno come un altro, ad un certo punto, la Vita decide di servirsi delle ricchezze che ti ha lasciato dentro. Ti chiede: ”Sei pronto a ringraziare per ciò che ti ho dato e per l’addestramento che hai ricevuto?” E se la risposta è positiva si instaura un dialogo dove sarai orientato su ciò che di più utile puoi fare, e non quello che preferiresti, per il Grande Disegno. A questo proposito scopri che il Guerriero è chiamato ad incarnare la Potenza e la Fermezza nei progetti del mondo e di fronte alle sue sfide. Il Terapeuta vede la prospettiva della Sofferenza ed è in grado di aprirla ad una partecipazione più ampia e amorevole. Il Guardiano è dotato di una sensibilità sottile ed è ponte di comunicazione tra i diversi Piani della Creazione, il suo messaggio è: non sei mai solo. Il Custode racchiude in sé la Conoscenza della Vita e la condivide con la sua curiosità e la sua Saggezza. Il Sacerdote è dedito totalmente al Sacro, al Divino, e ne preserva i luoghi: indica ai viandanti dove potersi riposare, e ritrovare. L’Educatore ci guida alla consapevolezza di un diverso modo di stare insieme, parla di fratellanza, di unità, di Amore incondizionato, e il suo esempio serve a riconoscere le nostre doti interiori e a divenire noi stessi esempi.

 

A.M.: Avere a che fare con la persona con cui si è vissuto sino ad ora. Il bisogno di riconoscimento e la paura di fallire.

David Simurgh: Hai vissuto per tutti questi anni con una Maschera sul viso.” È questo quello che dico a chi mi chiede da dove iniziare per imparare a vedersi. Perché ammettere che il bisogno di essere riconosciuti, apprezzati e amati è stato il consigliere di tutte le decisioni, insieme con la paura del futuro, dell’ignoto, dell’incontrollabile, è il primo passo per ritrovarsi. In seguito a questa coraggiosa ammissione avvengono tantissimi movimenti. Ci si accorge per esempio che si sono represse tutte le parti di noi e le emozioni che non andavano d’accordo con la linea del mendicante impaurito. E si comincia a guardare in profondità, a cercare il non visto, il non desiderato. Noi le chiamiamo ‘ombre’, e le ombre con uno sguardo sempre più consapevole e rilassato si reintegrano; la personalità insieme a loro si allarga, si scopre più grande. E arriva un momento in cui sali sul palco perché ami farlo, non per l’applauso, intessi una relazione non perché non sai stare da solo, ma perché sei così vivo da poterla godere senza averne bisogno. Quindi ammissione, discesa consapevole, rilassamento e pazienza: questi sono i ponti per l’aldilà dalla Maschera.

 

A.M.: Eish Shaok ed il viaggio astrale. Cos’è per te? Tutti gli esseri umani possono intraprenderlo?

David Simurgh: Il Viaggio Astrale è uno dei grandi strumenti che abbiamo a disposizione per indagare la nostra natura e la Natura stessa. Per noi astrale è tutto ciò che concerne l’invisibile, d’altronde la parola ‘astrale’ significa, tra le altre cose, ‘non visibile’. Un viaggio nell’invisibile è un affidarsi al proprio invisibile interiore, al proprio Spirito, e farsi guidare a riconoscere le nostre Dimore non materiali. È quindi un ritrovare il senso di una Casa comune più ampia e il riconoscersi Spiriti che fanno un’esperienza umana e non esseri umani che ne cercano una spirituale. Il Viaggio Astrale è stato poi per me una preziosa occasione per incontrare grandi Maestri e ritrovare vecchi amici. Uno strumento quindi importante per un’Umanità che desideri ritrovare il proprio posto tra visibile e invisibile. Nell’Eish Shaok ci si avvicina molto lentamente al suo utilizzo, dopo aver stabilizzato e armonizzato a fondo le relazioni con mente, cuore e corpo, per evitare tensioni e difficoltà da parte della macchina biologica, ma tutti possono accedervi: è un diritto naturale.

 

A.M.: La morte. Perché abbiamo paura di parlare della morte fisica e quando abbiamo iniziato ad allontanarla dai nostri occhi nonché dal ragionamento?

David Simurgh

David Simurgh: La morte è l’evento più misterioso e sconvolgente della nostra storia personale. Nient’altro ci lascia così sgomenti, impauriti, incuriositi, a bocca aperta. È uno schiaffo al controllo e alla potenza umana ma, allo stesso tempo, un elogio all’invisibile e ad una dimensione altra a cui la mente non vuole pensare. Non sono d’accordo però nel dire che si sia allontanata dal ragionamento, forse da quello cosciente, ma come detto, per paura dell’ignoto, per fuggire dalla morte, noi facciamo quasi tutto. Sul piano educativo-sociale invece è importante sottolineare che la dimensione spirituale e il concetto di morte sono sempre stati profondamenti connessi. Il disorientamento rispetto alla seconda ha avvicinato generazioni intere alla ricerca della prima. Allora quando gli antichi Misteri sono venuti meno, quando il principio di laicità si è scontrato con il desiderio di profondo, si è allontanata anche la morte. La cultura positivista ha in questo svolto un ruolo cruciale. Spirito e Morte sono così affini che non si può citare l’uno senza riferirsi all’altra. Eppure, paradossalmente, per chi percorre un sentiero spirituale la morte è argomento a sostegno della Vita. Un monito a ricordare il poco tempo concesso, a partecipare con gioia a questa breve occasione terrena. E uno Spirito sa che la Morte non sopraggiunge mai, se non come distacco per una rinascita. Lo dico sempre: “I morti non parlano di morte, hanno tanto altro di cui occuparsi.”

 

A.M.: La volontà di potenza. La riproduzione. La libertà. Le tre forze primordiali imposte dalla Natura. Come dominarle in modo consapevole per lo scopo di creazione di un popolo unico devoto al benessere comune umano, animale e vegetale?

David Simurgh: Nell’Eish Shaok c’è un detto: “Colui che possiede braccia da Guerriero, cuore di Sacerdote, piedi di Danzatore: Egli è un essere totale.” La prima cosa da capire a riguardo delle forze primordiali è che vivono oltre le nostre strutture, regole e, appunto, ordini. Ogni tentativo di reprimerle e controllarle è sempre stato di conseguenza catastrofico. Potenza, Desiderio e Libertà esprimono la Bellezza e il Piacere dell’Esistenza unendo le sue componenti. Noi siamo convinti che siano tutte e tre forze pericolose per la convivenza e il rispetto, ma crediamo questo perché a loro non ci siamo mai concessi davvero. Quando vivi interiormente la piena Potenza, l’ardente Desiderio, la totale Libertà non hai nessun motivo di usarli a svantaggio di qualcuno o qualcosa. Una persona Libera, potente e desiderosa si trova in piena connessione con l’Universo, se ne innamora, si dedica totalmente alla sua armonia, al suo respiro. Il nostro dubbio sulle Forze primordiali arriva da secoli di repressione, abbiamo conosciuto queste forze solo quando si sono ribellate al nostro giogo causando strappi e ferite. D’altronde pensaci: i momenti più intensi della tua vita sono stati i momenti in cui tu scomparivi dentro di loro. Prova a verificarlo: ti sentivi così libera da scomparire nella Libertà, danzando con lei, in lei, per lei. E quando questo accade ci scopriamo improvvisamente un’unica cosa con gli altri, con il mondo, con l’intera Esistenza. Su questo tema tanto c’è da lavorare per educarci ad essere primordiali a servizio dell’ordine della Vita. Uscirà un mio libro il prossimo anno su queste Tre Forze.

 

A.M.: Se dal senso di colpa deriva l’atto di violenza come si arriva al perdono? E perché in un percorso spirituale non si parla di pentimento in relazione al perdono?

David Simurgh: Il perdono è figlio della comprensione, non del pentimento: vorrei che questo fosse chiaro. Un fiore puro come il perdono non può nascere da un terreno avvilito, impoverito, spaventato, ma dal più grande abbraccio che un essere possa concedere a se stesso e a tutto il suo passato. Occorre entrare in uno stato di rilassamento così profondo, di consapevolezza così piena da comprendere con il cuore che tutto ciò che è avvenuto è stato guidato ad avvenire. E da qui decidere di rinnovarsi, di concedersi di essere altro dalla persona che ero anni fa, ieri o poco fa. In un percorso spirituale non si parla di pentimento perché è un sentimento di grande arroganza: un piccolo ‘io’ che dice “mi dispiace per tutto ciò che è avvenuto”. Ma all’ego non è dato il diritto di prendersi il merito o dispiacersi di qualcosa, solo di osservare, comprendere, fare tesoro di un insegnamento, di tutta l’esperienza concessa e aprirsi alla Vita. E quando questo avviene emerge in lui il dono del liberare gli altri dai propri debiti e se stessi dalla colpa interiore di essere eterni debitori.

 

A.M.: Qual è il tuo rapporto con la tradizione alchemica?

David Simurgh

David Simurgh: Ho osservato con interesse il rinascimento dell’arte Alchemica in questi ultimi decenni. I principi costitutivi di quest’arte, osservazione e trasmutazione per citarne due, sono universali e abbracciano tutte le grandi Tradizioni. Come tutti i rinascimenti ci sono poi grandi artisti ispirati e genti richiamate dalle mode del tempo: sulla serietà di questo movimento i prossimi decenni avranno molto da dirci.

 

A.M.: Definiresti i tuoi libri come l’occasione per riascoltare la verità, cioè quel qualcosa che abbiamo sempre saputo ma che abbiamo celato a noi stessi?

David Simurgh: I miei libri sono tutt’altro che miei e questo mi è stato chiaro fin dalla redazione. Ognuno di loro è nato attraverso di me, ha parlato anche di me, ma con una energia sorprendente, tutta sua. E ancora dopo diversi anni mi scrivono lettori a cui il loro messaggio è arrivato in modo totalmente personale e al di là del mio intento personale. In un’altra intervista mi è capitato di dire di loro: ”Non ho mai messo inchiostro su carta, ho piuttosto creato una galleria di specchi”, con disorientamento seguente nel povero giornalista. In generale poi ‘In Principio’ è rivolto a coloro che sono alle prese con la fase uno: mi conviene davvero affrontare queste sfide e paure per conoscermi? E parla delle risposte che io ho ricevuto e collezionato in tal senso. ‘Al di là di te stesso’ è invece un manuale pratico con osservazioni ed esercizi per staccare la Maschera dal volto e cominciare a prendere sul serio il ‘Lavoro su di Sé’. I suoi argomenti sono: traumi, atteggiamenti, gelosie, maschile e femminile e via dicendo fino al dipinto di come sarebbe la Terra se tutti partissimo per questo viaggio interiore. Infine ‘Nella Dimora Celeste’ descrive le realtà astrali e i Maestri che ci seguono e aiutano nel nostro incarnarci sulla Terra, durante tutta l’incarnazione e nel momento degli addii. Il suo pubblico è quindi il più aperto, sensibile ed attento, all’invisibile.

 

A.M.: Fra tutte le persone che stimo e che sono in vita (a differenza degli altri grandi illuminati che ammiro e che hanno vissuto epoche diverse dalle nostre) vorrei chiederti se conosci Marco Guzzi, Mauro Scardovelli e Selene Calloni Williams.

David Simurgh: Non conosco i primi due, ma con Selene ho avuto il piacere di condividere una conferenza a Torino: ‘Le trappole della Spiritualità’, e ne ho apprezzato la pura e sincera dedizione ad un mondo nuovo e ad una Umanità più consapevole.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

David Simurgh: Vi saluto con le parole, a me molto care, di Nelson Mandela: ”Possano le tue scelte riflettere le tue speranze e non le tue paure”.

 

A.M.: David ti ringrazio per le tue parole e per averci presentato Eish Shaok. Ti saluto con Arthur Rimbaud: “Non ho dimenticato nessuno dei sofismi della pazzia, ‒ della pazzia che chiudono dentro ‒: potrei ridirli tutti, possiedo il sistema.”

 

Written by Alessia Mocci

 

 

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