Selfie & Told: gli Yoop raccontano il primo album “Take Shelter”

Selfie & Told: gli Yoop raccontano il primo album “Take Shelter”

Dic 10, 2017

“I’ve been struggling to find the pieces/ Of what was missing/ You complaining it’s none/ Of my business/ Let your eyes bleeding/ Don’t say it’s ok/ Although I wanted it down to the bone/ Don’t say it’s ok/ Although I owe it and I’ll come undone// […]” – “Rainbow

Yoop

Take Shelter, il nostro primo album, è finalmente uscito. Ora la gente può ascoltarlo, ed è una sensazione strana perché la produzione è stata lunga, è avvenuta nel corso di diversi anni, prima di tutto perché dovevamo capire che forma doveva avere questo progetto, Yoop.

Le strade che era possibile intraprendere erano molte e abbiamo deciso di realizzare un album onesto, suonato, fatto di canzoni ma anche di tanto suono, a volte anche sperimentale.

Un album fatto di sensazioni, le stesse sensazioni che certa musica di 30 anni fa ci ha fatto provare quando l’abbiamo scoperta (e che ci fa provare tuttora).

Abbiamo creato una sorta di ponte temporale per noi stessi e per la nostra identità, ma non è un esercizio di stile. È semplicemente quello che dovevamo fare in questo momento.

Per spiegarvi meglio che cos’è Yoop giochiamo con questa “Selfie and Told”.

 

Y.: Quando e in che modo nasce Yoop?

Yoop: Ok iniziamo dall’antefatto parlando in terza persona. C’è stato un momento, nel 2010, in cui Luca Sammartin aveva l’idea di creare un progetto new wave con dentro l’elettronica, lo shoegaze e il pianoforte. Arrivava da diversi progetti personali TripHop, Glitch, Alternative Rock (vedi Acidhead e Gleamer) e ora voleva andare verso quella direzione “scura” e “veloce”. Nello stesso periodo una ragazza, Valentina Sicco, gli chiede se ha delle canzoni da cantare, perché cantare è quello che lei avrebbe sempre voluto fare. Allora lui le fa registrare un pezzo che voleva cantare lui ed esce “In Vain” (la trovate ancora su YouTube). Ma non esce subito, in fondo era solo una prova, poi messa da parte. Ora torniamo in prima persona. Ci siamo messi insieme, nella vita. Abbiamo messo da parte la musica per qualche anno, ci siamo dedicati ad altri progetti, abbiamo cambiato due case e sistemato un po’ di questioni. Poi abbiamo deciso pian pianino di lavorare più seriamente a quel progetto messo da parte, perché “bisognava farlo”. In un paio d’anni componiamo 15 canzoni che prima erano solo elettronica, con al massimo un po’ di chitarra e pianoforte. Arriva poi l’idea di far suonare quasi tutto il disco da alcuni musicisti, ci sembrava che farlo solo elettronico fosse troppo facile e in un certo senso sterile, per non dire che lo facevano tutti ormai. Affrontiamo diversi problemi, li risolviamo, ancora non sappiamo come procedere, facciamo chiarezza in questo casino che è il music business di oggi e alla fine il 24 marzo 2017 esce il nostro primo EP “Breathe In”. Il 3 novembre 2017 esce appunto “Take Shelter”, l’album completo. Nel 2017 per questo progetto abbiamo girato in totale 7 video, alcuni di questi li dovete ancora vedere perché non sono ancora stati pubblicati.

 

Y.: Take Shelter non sembra essere un disco che appartiene ad un genere preciso. Di che mondo vi sentite di far parte?

Take Shelter

Yoop: Come si può scegliere un genere preciso quando passi le giornate ad ascoltare così tanti dischi di decenni e stili diversi? Abbiamo deciso di non puntare sul genere, ma sulle sensazioni. Quindi possiamo descrivere le sensazioni che ti dà il nostro disco: un disco cupo ma sognante, a tratti onirico; un disco potente e consapevole ma anche intimo e ricco di dettagli; un disco che ascolti come colonna sonora della tua vita, dei paesaggi che vedi, dei viaggi che fai, non di certo un disco di cui puoi cantare i ritornelli e riderci su con gli amici.

 

Y.: Le canzoni di cosa parlano?

Yoop: Le canzoni sono state un mezzo, uno strumento con cui Vale è riuscita ad esorcizzare un periodo molto duro della sua vita, un periodo durato anni e che si è concluso con la registrazione di questo disco. È un disco quindi per la maggior parte scuro, parla di disperazione, di solitudine, di rimpianti e dolore. Ma ci sono anche sprazzi di luce e di speranza, di amore, parole di una persona che ha ritrovato la fiducia in sé stessa e nei propri mezzi e che si merita la sua felicità. Il disco parla a tutte quelle persone che hanno perso le speranze ma che capiscono che solo toccando il fondo si risale e si può fare chiarezza. E non è retorica, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle.

 

Y.: La scelta di cantare i testi in inglese, controtendenza?

Yoop: Prima di tutto per una questione di suono e perché la maggiorparte della musica che ascoltiamo viene dall’estero. In seconda battuta perché l’inglese aiuta a parlare di certi argomenti parecchio intimi senza sentirsi troppo esposti. Certo, ci abbiamo provato e non è detto che in futuro non ci proveremo più seriamente. Ma il risultato non ci convinceva. Solo per una questione di abitudine di orecchio? Può essere. Siamo comunque convinti che il pubblico che ascolta musica in inglese in Italia ci sia. Anzi, non ne siamo convinti, è un dato di fatto. Semplicemente faremo più fatica a raggiungere queste persone rispetto a chi fa i ritornelli “cantiamo tutti insieme” o passa per X-Factor.

 

Y.: Quanto importante è per voi il suono?

Yoop

Yoop: È fondamentale. Serve per descrivere il nostro stile, per colorare il panorama che ti trovi davanti quando ascolti la nostra musica e chiudi gli occhi (che poetici). Poi ci permette di sperimentare e ogni volta è una sorpresa. Una sorpresa perché abbiamo già deciso che le prossime cose saranno più… no non ne parliamo che magari poi cambiamo idea. Comunque sì, il suono è fondamentale come lo sono le canzoni. Ecco, se dovessimo sintetizzare quello che proviamo a fare con questo progetto è unire suoni interessanti con melodie interessanti.

 

Y.: Progetti per il futuro?

Yoop: Stiamo già lavorando ad un EP più scuro e ritmico, una sorta di concept, ma siamo solo all’inizio e come detto nella risposta precedente non ne parliamo più di tanto perché potrebbe sempre prendere una piega diversa. Una cosa interessante invece è che, lavorando ai nostri stessi video ed essendo ambiziosi, abbiamo discusso diverse volte di provare a fare un cortometraggio con Yoop come colonna sonora, però anche qua non ci sbilanciamo. Certo è che vogliamo continuare a produrre, velocemente, darvi qualcosa di nuovo da ascoltare e vedere il prima possibile!

 

I locked the hurt out/ Whit secrets unbound/ High before I lose control/ I crossed lines I don’t care/ You know I do dare/ But I need you to make me whole// You woke me in the night/ My eyes on you/ What am I supposed to do?/ And I don’t even try/ To resist you/ Take from me what you want to// […]” ‒ “Locked

 

Written by Yoop

 

 

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