Selfie & Told: Pierpaolo Scuro racconta il nuovo disco “Tu che guardi”

Selfie & Told: Pierpaolo Scuro racconta il nuovo disco “Tu che guardi”

Dic 3, 2017

“Ma mi fido di te/ e mi sento tranquillo/ come un uomo che prima di morire/ ti lascia un ricordo/ un segno del suo passaggio” – “Torna e scompare

 

Pierpaolo Scuro

Mi chiamo Pierpaolo Scuro, sono nato e vivo a Taranto e suono da oltre 13 anni. Sono sempre stato un caso anomalo come musicista: fin dall’inizio ho suonato sempre e solo brani scritti da me. Anche canzoni veramente brutte.

Forse è stata solo una questione di pura vanità, non lo so, ma suonare le cover non mi ha mai particolarmente divertito, pertanto l’ho fatto solo dopo molto tempo e per un paio d’anni al massimo, per rendere un sincero omaggio alle mie canzoni italiane preferite. Dal 2004 ad oggi ho fondato e suonato in tre gruppi, che si chiamavano Yes Man, SilenzioInsipido e Tuesday’s bad weather, e sono tre creature che porto nel cuore.

Ho prodotto, da solista e con i gruppi prima citati, diversi dischi e non mi ha interessato seguire le mode del momento: infatti sono sempre nel posto giusto con la giacca sbagliata e viceversa. Non sono un hobbysta, ma al tempo stesso la musica non mi dà da mangiare, e spesso penso che sia un bene, proprio perché la vita è spesso un insieme di insopportabili compromessi e non voglio che ce ne siano anche in un’attività così nobile. Una volta ho rifiutato di produrre un terrificante brano di una tipa uscita da X-Factor.

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told!

 

P.S.: Innanzitutto volevo farti i complimenti, perché da due anni ti sei iscritto in palestra e non hai mai mollato. La tua famiglia e i tuoi amici la ritenevano una mission impossible, un po’ come il Sassuolo campione d’Italia, e invece hai dato loro una sberla morale. Nel 2015 l’ultima palestra che avevi visto è stata quella del liceo e l’attività fisica più impegnativa il sollevamento di penne usb.

Pierpaolo Scuro: Grazie, sei molto gentile. Sono molto fiero di me.

 

P.S.: “Tu che guardi” è il tuo nuovo disco da solista, ma di quello parleremo tra un po’. Inoltre non parleremo di nozioni biografiche: non gliene frega un cazzo a nessuno. In compenso, mi diverte parlare di aneddoti. Ad esempio, la prima volta che hai suonato dal vivo i tuoi brani era il 7 maggio 2004 in un festival scolastico. Ospite della serata era Ricky Portera, storico artista e collaboratore di Dalla, Finardi, Bertè e degli Stadio. Eppure non eri contento…

Pierpaolo Scuro: L’intera giornata la vissi con ansia, perché tutti gli altri suonavano in band ed io ero da solo, e per la prima volta suonavo i miei brani. Per motivi organizzativi che ignoro, fecero andare me e i miei compagni di scuola sul luogo dell’evento dalla mattina a non fare assolutamente nulla fino alle 20-20.30. Ad un certo punto l’organizzatore (che era il rappresentante d’istituto) mi disse l’orario in cui mi sarei dovuto esibire. Tutto bene, fino a quando lo stesso, pochi minuti prima di iniziare il mio set, mi fermò e mi disse che la mia esibizione doveva essere posticipata perché era finalmente arrivato Portera e doveva suonare prima lui. Ero stanchissimo, mi incazzai come una iena e urlando presi le mie cose intento ad andarmene, attirando le attenzioni del pubblico presente. Nell’imbarazzo più totale, l’organizzatore praticamente mi prese di peso e mi portò sul palco per suonare come d’accordo. Ricordo il tutto con dolcezza: un pischellino di 16 anni, per farsi rispettare, aveva fatto attendere uno dei più importanti chitarristi italiani.

 

P.S.: E della prima volta che hai suonato dal vivo con la tua prima band, gli Yes Man, che ricordi hai?

Tu che guardi

Pierpaolo Scuro: Ricordo con più piacere i preparativi che il live in sé. Ad esempio, ho bene in mente i giri che facevo in scooter per attaccare sui muri della città le locandine dell’evento, fatte da me con una stampante in bianco e nero. C’era qualcosa di romantico in tutto ciò. Il concerto fu disastroso: il gestore del locale accettò di farci suonare solo se avessimo condiviso la serata con una band di sua fiducia, che certamente avrebbe portato gente. Il problema fu che come sound eravamo incompatibili (metal loro, rock italiano noi) e il loro pubblico veramente insopportabile. A metà del nostro live iniziarono a reclamare i loro beniamini e il giorno dopo ci riempirono il guestbook del sito (ti ricordi i guestbook?) di insulti e anche minacce. Bullismo gratuito.

 

P.S.: Ogni tanto su Facebook parli con tenerezza dei SilenzioInsipido, anche se il progetto è durato solo tre anni con all’attivo un solo EP di cinque brani. Hai rimpianti?


Pierpaolo Scuro: Sì, eravamo fortissimi e abbiamo raccolto molto meno di quello che meritavamo. Eravamo anche quattro persone molto diverse le une dalle altre, e questo non ha aiutato. È stato inevitabile, ad un certo punto, mettere un punto a quel progetto, ma non è stato piacevole. Peccato.

 

P.S.: Poi sono arrivati i Tuesday’s bad weather…

Pierpaolo Scuro: I Tuesday’s erano un duo composto da me e Alessio Messinese nel 2010. Non ci conoscevamo per niente: avevamo solo un amico in comune che ci mise in contatto qualche tempo prima, perché Alessio cercava un pedalino per chitarra che io stavo vendendo. Dopo i SilenzioInsipido, mi ricordai di lui, lo chiamai e organizzammo delle jam in sala prove, solo per divertimento. Da subito iniziarono ad uscire idee su idee e fu naturale pensare ad un progetto. All’inizio mi sono comportato come chi viene lasciato da poco dalla fidanzata e vuole darsi alla pazza gioia, in questo caso facendo tutto quello che non avevo mai fatto prima: scrivere e cantare in inglese, usare le batterie elettroniche, sperimentare sulla loop station, suonare dal vivo anche le tastiere, ecc. Siamo rimasti in due per una scelta logistica: è più facile gestire un lavoro con meno menti e con chi viaggia nella stessa direzione. È stata la migliore decisione che abbia mai preso, infatti è andato tutto sempre per il meglio: abbiamo suonato tanto, abbiamo prodotto 3 lp e 1 ep, abbiamo sonorizzato un cortometraggio di inizio ‘900 e, in generale, ci siamo divertiti ed emozionati tanto. Nel 2016 ci siamo fermati, perché Alessio si è trasferito in Inghilterra.

 

P.S.:  Il tuo progetto solista esiste dal 2006, ma prima si limitava esclusivamente alla produzione discografica. Oggi, con l’uscita del nuovo disco “Tu che guardi”, cosa è cambiato?

Pierpaolo Scuro: Prima di tutto, il fatto che tutte le mie energie finiscono lì, mentre prima registravo i dischi a mio nome nei momenti morti degli altri progetti. L’altro cambiamento fondamentale è che ora lo “esporto” anche dal vivo, con il mio nome e cognome spiaccicato su locandine, eventi facebook, articoli di giornale, ecc. Un po’ mi fa sentire come se fossi nudo in mezzo alla strada, ma immagino sia solo una questione di abitudine.

 

P.S.: “Tu che guardi” ha a che fare con la religione?

Pierpaolo Scuro: Sì, l’idea di un qualcuno che ti guarda ha a che fare anche con la religione, un po’ come quando i fedeli pregano il proprio dio di vegliare sui propri cari. Il mio disco mischia spiritualità ed “esigenze terrene”: nello stesso lavoro canto cose come “lo scopo non è ottenere, lo scopo è diventare un consapevole uomo ed il buio scompare”, ma anche altre come “quanto ti vorrei scopare io non credo che tu riesca minimamente ad immaginare”. A prescindere dalla religione seguita, credo che sia il credente bigotto che quello più frivolo abbiano la duplice necessità di parlare sia verso l’alto che frontalmente, e cerchi necessariamente risposte da entrambi gli “interlocutori”.

 

P.S.: Perché lo ritieni un disco importante, da ascoltare?

Pierpaolo Scuro

Pierpaolo Scuro: Perché, pur non essendo del tutto autobiografico, è stato scritto scavando dentro di me, in ogni aspetto. Suona incredibilmente sincero e ascoltarlo mi emoziona. Mischia tanti sound e in ognuno di questi è viscerale. Mi assomiglia tanto.

 

P.S.: All’inizio di “Io non posso fare niente” si sente la voce di un bambino.

Pierpaolo Scuro: Non lo conosco, però a suo modo ha ispirato il brano. Ero dal barbiere e, in attesa come me, c’era un bambino accompagnato da sua madre. Il piccolo era molto vivace, non stava fermo un attimo e si stava palesemente annoiando. All’ennesimo rimprovero della madre, che lo invitava a non disturbare le altre persone e a non correre dentro il locale, il bimbo si è seduto su una sedia e, per almeno un minuto, ha iniziato a ripetere ossessivamente “io non posso fare niente”. Ho preso il cellulare e ho registrato quel “mantra” infantile, che poi mi ha invitato a riflettere in maniera più generica su cosa non si può fare.

 

P.S.: Abbiamo finito, caro Pier. Di norma sei un tipo piuttosto taciturno, ma quando parli della tua musica non te la smetti più. A proposito… cosa non ti piace del mondo musicale?

Pierpaolo Scuro: Non mi piace il fatto che molti locali hanno il proprio giro di soliti direttori artistici e contatti con booking e non guardano oltre il loro mondo. Detesto le maldicenze, dettate da non si sa quale tipo di contrarietà. Trovo insopportabile il sentirmi ancora un “emergente” dopo quasi 13 anni di partecipazione attiva nel mondo della musica. Infine non sopporto i ritardatari, chi non risponde a mail e messaggi, chi non è curioso e le interviste in cui mi si chiede di parlare della mia storia, dei progetti futuri e di consigliare altri gruppi meritevoli.

 

Entro da una porta/ e mi avvicino alla meta/ si chiami amore o solitudine/ arriverò alla meta” – “Deserto

 

Written by Pierpaolo Scuro

 

 

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