“Augustus” di John Edward Williams: il ritratto dell’imperatore fornito da coloro che lo hanno conosciuto

“Augustus” di John Edward Williams: il ritratto dell’imperatore fornito da coloro che lo hanno conosciuto

Nov 29, 2017

Il libro che vorrei segnalarvi è frutto di una minuziosa ricerca, una di quelle grandiose, e non posso escludere che è stato l’amore per la storia e per l’umanità occulta di un uomo come Augusto a condurre John Edward Williams a regalarci questa opera meravigliosa.

Augustus

Augustus”, apparso più di quaranta anni fa, è appena tornato nelle librerie, edito da Fazi, in una nuova veste ad opera di Stefano Tummolini, lo stesso traduttore che ci ha fatto apprezzare Stoner, romanzo del medesimo autore.

Augustus” si ripresenta a noi ed è già, di nuovo, magia.

Molte illustri testate giornalistiche lo definiscono un capolavoro e hanno, a mio avviso, più che ragione.

Lo ammetto, è stato il mio amore per questa figura che mi ha indotto a leggere questo libro. È stata la mia preparazione da archeologa che mi ha spinto a fidarmi dell’approccio di Williams nei confronti di questo uomo che ha avuto e perso tutto per mano del suo enorme sogno: Roma.

È apprezzabile che l’autore abbia avvisato il lettore, nelle prime pagine, di essersi preso qualche libertà nel narrare la storia. È comprensibile che gli sia stato necessario: Augusto è e fu un uomo difficile da capire, che lottò per non rendersi prevedibile a chi lo circondava e che piantò le sue radici in rocce difficili da scalfire.

Se Williams non avesse preparato il cammino, non si sarebbe potuto scorgere quel cuore che batteva i pugni sul marmo di Roma.

È un grosso preambolo il mio, ne sono cosciente, ma è mia prerogativa ringraziare l’autore.

Perché?

Perché, troppo spesso, si dimentica che la storia è stata costruita da uomini fallibili, fatti di carne e sangue.

Quello che noi conosciamo come Augusto, prima di essere imperatore e di prendere quel nome, si chiamava Ottaviano.

Era quello che noi oggi definiremo un ragazzino, infatti aveva appena diciotto anni. Lo è stato finché suo zio, il grande Giulio Cesare, non fu ucciso dai suoi detrattori.

Fino a quel momento, Ottaviano era un giovane ben istruito ma spensierato, aveva degli amici e il suo compito era quello di ogni virgulto romano: prepararsi per la vita adulta e, nel suo caso, seguire le linee direttive del potente zio.

Quando il servo di sua madre arrivò per comunicargli la morte di Cesare, lui divenne l’erede designato. All’improvviso era solo.

Solo in mezzo ai suoi amici, solo in mezzo alla folla, solo a volare nel cielo e l’unico a vedere cosa gli si parava dinnanzi.

Fu facile? No.

Fu veloce? Nemmeno.

Fu indolore? È stata la cosa più dolorosa che lui abbia fatto ma l’unica che perseguì intensamente.

John Edward Williams

Augusto fu l’autore e lo strumento di Roma. L’astro più brillante e il parafulmine di una città che aveva più vita dei suoi abitanti.

In “Augustus” il ritratto dell’imperatore ci viene fornito non da lui stesso ma da tutti coloro che lo hanno conosciuto. Ogni lato di quest’uomo ci viene restituito attraverso gli occhi di chi lo ha visto, amato e odiato.

Solo l’ultima lettera è “vergata” dalla mano dell’imperatore, verso la fine della sua vita. Williams spoglia l’uomo della toga e gli permette di spiegare le sue ragioni raccontandole all’ultimo amico in vita. Davanti alle ineluttabili condizioni di salute, Augusto apre le finestre sul suo cuore non tralasciando rimpianti e lacrime.

Fu il prisma del suo tempo: uguale e diverso per ognuno di quelli che lo hanno seguito o osteggiato. Lo stesso vale per tutti coloro che sono stati chiamati a narrare la sua storia. Gli uomini hanno sfaccettature, luci e ombre si trovano in ogni cuore: l’Imperatore seppe piegarle e renderle utili entrambe, mentre l’Uomo tenne le cortine della facciata offerta in sacrificio.

I suoi furono occhi di aquila: re del cielo ma con sole ali su cui fare affidamento.

La sua vita fu intensa ma il potere non gli portò la gioia.

Augustus” di Williams è un romanzo da assaporare, leggere e rileggere; costituisce lo specchio di un’anima: quella dell’uomo nella statua di marmo.

 

Written by Altea Gardini

 

 

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