“Luther ‒ Genio, ribelle, liberatore” di Eric Till: di chi è la regione, di lui sia la religione

“Luther ‒ Genio, ribelle, liberatore” di Eric Till: di chi è la regione, di lui sia la religione

Nov 17, 2017

Trascorsi cinquecento anni dalla Riforma Luterana, messa in atto dal monaco tedesco Martin Lutero, oggi, l’avvenimento è ancora motivo di risonanza, perché episodio di notevole portata storica.

Luther ‒ Genio, ribelle, liberatore

A ricordare i fatti che hanno preparato la Riforma è una pellicola cinematografica realizzata nel 2003 dal regista inglese Eric Till, già noto per aver curato diverse serie televisive. Pellicola che soddisfa gli interrogativi del pubblico a proposito di un evento lontano nel tempo, ma quanto mai attuale per le argomentazioni che vengono sviscerate nello sviluppo filmico.

Incentrato sulla figura del monaco tedesco Martin Lutero, il film Luther – Genio, ribelle, liberatore, lo si può ascrivere al genere storico come a quello biografico.

Sono i primi anni del 1500 quando, durante un temporale, Martin Lutero (Joseph Fiennes) decide, contro il volere del proprio padre, di diventare monaco.

“Un semplice laico armato della Bibbia deve essere creduto più del Papa o del concilio che ne sono privi…”

Sostiene Lutero, facendo proprio un principio, diventato poi cardine della sua dottrina.

La sua scelta sarà alquanto sofferta; non una decisione serena, ma un cammino di fede travagliato e irto di ostacoli, dovuti soprattutto alla natura dell’uomo, portato a nutrire molti dubbi di carattere religioso, oltre che ad avere un temperamento intransigente verso ogni degenerazione di ordine morale.

In un contesto religioso di stampo ancora medioevale, lacerato tra l’incapacità umana di superare il senso del peccato, e il desiderio di un credo basato sull’amore e sulla misericordia, il suo tormento interiore lo porta  spesso a mettersi in discussione.

Incoraggiato dal suo mentore, un monaco più anziano di lui, tale Johann von Staupitz (Bruno Ganz), Martin Lutero raggiunge Roma.

“Disputare col demonio non potrà esserti di alcuna utilità. Ha 5000 anni di pratica. Conosce tutti i nostri punti deboli”.

Dice il monaco a Lutero durante un suo momento di fragilità, molto simile a una crisi delirante.

Ed è proprio il suo pellegrinaggio nella città eterna a dare a Lutero la misura di quanto egli sia incapace di accettare menzogne e iniquità, disvalori che fanno nascere in lui ulteriori dubbi sul ruolo che un religioso dovrebbe rivestire. Scopre, non senza amarezza, una mercificazione della fede che lo segna nel profondo e acuisce le difficoltà del suo travagliato percorso intimo; mercificazione che nasce dalla corruzione messa in atto sistematicamente nell’ambito ecclesiastico.

Quest’ultima, affiancata dall’ignobile vendita delle indulgenze, che in cambio di denaro promette ai fedeli di evitar loro la dannazione eterna sarà la spinta propulsiva per ribellarsi all’indegno uso strumentale della fede.

Col denaro ricavato da questa forma di “blasfemia” l’allora detentore del soglio pontificio, Papa Leone X (Uwe Ochsenknecht), intende finanziare la costruzione della basilica di San Pietro, per magnificare maggiormente il potere temporale della Chiesa Romana.

“Tra i decreti papali e la dottrina degli uomini, la coscienza dei fedeli è stata miserevolmente tormentata e oppressa”.

Così si esprime Martin Lutero tornato in Germania.

Luther ‒ Genio, ribelle, liberatore

Raggiunta la città di Wittenberg, inizia a frequentare l’università per diventare professore di teologia.

Nella versione cinematografica, come nella realtà dell’epoca, Lutero si scontra con il domenicano Johann Tetzel (Alfred Molina), incaricato della vendita delle indulgenze da Alberto di Brandeburgo, al fine di essere nominato arcivescovo di Magonza: la somma ricavata sarebbe stata destinata all’edificazione della Basilica di San Pietro e lui avrebbe ottenuto il sostegno del Papa per essere eletto.

 “Quando una moneta nella cassetta risuona ecco che un’anima il purgatorio abbandona…”

Dirà Tetzel levandosi tra la folla di Wittenberg per imbonirla, promettendo il paradiso e offrendo un “salvacondotto” per scongiurare le fiamme dell’inferno.

Sempre più contrario all’uso sistematico della vendita delle indulgenze, dopo aver ascoltato queste parole considerate blasfeme, nel 1517 Martin Lutero pubblica un Manifesto nel quale denuncia tale manipolazione. Si tratta delle cosiddette 95 tesi, che affisse alla porta del castello di Wittenberg, suscitano grande clamore.

Ma è soprattutto grazie all’invenzione della stampa a opera di Gutenberg, strumento fondamentale, che la professione di fede di Lutero ha una rapida diffusione in tutta Europa.

Con il Manifesto delle 95 tesi Lutero dà inizio a una dura battaglia che lo contrappone a Roma, e che nel 1520 si risolve con l’emanazione di una bolla pontificia che esorta Lutero, entro 60 giorni, a ritirare le proprie argomentazioni.

“Se io ritrattassi quei libri, altro non farei che rafforzare la tirannia e aprire non solo le finestre, ma anche le porte alla più grande empietà”.

Sostiene Lutero a sua discolpa per aver affisso il suo Manifesto, chiamato a “giustificarsi” di fronte alla Dieta imperiale di Worms.

“Non posso e non voglio ritrattare nulla perché non è giusto, né salutare andare contro coscienza”.

Nella sua battaglia, per vedere affermato il principio del trionfo del bene sul male, Lutero ha incontrato molti detrattori; uno però ammira il suo coraggio e la determinazione: Federico di Sassonia, detto il Saggio (Peter Ustinov) che continuerà a sostenere i suoi principi. Contagiato dall’entusiasmo manifestato dal monaco, lo appoggia completamente; a differenza del Papa, che ordina al monaco di rientrare tra le fila della Chiesa Romana e di rinnegare i suoi scritti, minacciandolo di eresia e della conseguente scomunica. Scomunica che si compie nel 1521, dando origine allo scisma che porta alla fondazione della Chiesa Luterana.

Il messaggio di Lutero si diffonde anche fra i contadini che, insofferenti dello strapotere ecclesiastico, mettono in atto una ribellione. Anche se la conseguenza della sommossa prende una pericolosa deriva, perché la rivolta dei contadini del 1525 si conclude con una feroce repressione.

“Le mie mani sono sporche di sangue, io semino discordia. A migliaia sono morti per causa mia. A volte sono così rattristato che non riesco a lasciare il letto. Mi hanno trasformato in una stella fissa, ma non lo sono. Io sono un pianeta vagante: non servo a orientare il cammino”.

Luther ‒ Genio, ribelle, liberatore

Allontanato dall’impero, si rifugia per un periodo nel castello di Wattenburg, grazie all’intervento di Federico di Sassonia, periodo durante il quale traduce in tedesco il Nuovo Testamento, con lo scopo di raggiungere un maggior numero di fedeli.

Lacerato per la rivolta dei contadini supera la crisi grazie all’amore di un’ex suora, Caterina von Bora (Claire Cox), che lo porta ad abbandonare l’abito talare e a unirsi a lei in matrimonio, unione da cui nasceranno ben sei figli.

Scena, questa, memorabile, ben sviluppata nella parte finale del film e che pacifica Lutero con la vita.

Nel frattempo Carlo V chiama all’appello i principi, elettori del Sacro Romano Impero, per tentare di costringerli a rifiutare la dottrina luterana; proposta che però viene respinta e dà inizio a una nuova era storica.

“Cuius Regio, Eius Religio” 

Affermeranno i principi, stabilendo così un principio, già messo in atto in Svizzera nel 1531, dopo la sconfitta di Zwingli ed esteso all’Impero Germanico con la Pace di Augusta.

Proclamata nel 1555 da Ferdinando D’Asburgo, in rappresentanza del fratello, l’Imperatore Carlo V, la Pace di Augusta pone fine alle guerre di religione in Germania, sancendo che il credo religioso di un paese deve essere proposto da colui che lo governa. Principio giuridico, in base al quale un suddito deve conformarsi alla religione ufficiale del suo Stato.

Il principio Cuius Regio, Eius Religio, tradotto letteralmente, corrisponde alla seguente frase:

“Di chi è la regione, di lui sia la religione”.

Come già affermato inizialmente, la pellicola ha il merito di far conoscere a un vasto pubblico le vicende di un personaggio che ha lasciato un’impronta fondamentale a proposito delle confessioni di fede.

Il regista ha offerto al pubblico una descrizione storica ben documentata su un periodo che è anche tramite di rottura fra il pensiero medioevale e quello dell’età moderna.

Ha tracciato inoltre un ritratto ben preciso di Martin Lutero: un uomo che, nonostante i suoi molti dubbi appare quasi un profeta. Tanto da dare spazio alla figura di un eroe dall’inconsueta purezza, in un mondo di corrotti, un uomo capace di cambiare il mondo grazie a una nuova visione del Cristianesimo.

Nonostante l’efficace e accurata ricostruzione storica, non tutti i critici sono stati concordi nel dare un giudizio positivo del film.

Assistere alla visione della pellicola è comunque l’occasione per conoscere meglio la statura di un personaggio che ha avuto il coraggio e la forza di dire un “no” alla corruzione imperante della Chiesa Romana del sedicesimo secolo.

Qualcuno ha affermato inoltre che il film è una biografia molto romanzata.

Luther ‒ Genio, ribelle, liberatore

Altri sostengono che la pellicola è abilmente manipolata, e gli eventi storici, in seguito alla pace di Augusta, sono stati trasformati in una vittoria della libertà religiosa; parere contrastante questo, con coloro che ammettono invece, che la Pace di Augusta è un’affermazione della forza della politica e delle armi su quella della fede, quale primo passo compiuto dai principi tedeschi per affrancarsi dal potere dell’imperatore Carlo V.

Inoltre, coloro che hanno dato un giudizio poco favorevole sostengono che nel film viene enfatizzato l’aspetto etico della Rivoluzione Luterana, ma viene trascurata la diatriba religiosa, originata dallo scisma, all’interno del mondo cristiano.

Ottima l’interpretazione di tutti gli attori.

Nel particolare Bruno Ganz, nel ruolo del monaco Johann von Staupitz, e di Peter Ustinov nella sua ultima apparizione cinematografica.

Del protagonista, invece, da più parti si è affermato che non rende a pieno giustizia a Martin Lutero, perché nel suo ruolo appare più profeta che predicatore.

Da aggiungere poi, che nella realtà l’uomo Lutero era verosimilmente un soggetto fisicamente meno gradevole dell’attore e psicologicamente più complesso.

A proposito dei dialoghi occorre precisare che li si possono stigmatizzare, perché appaiono più didattici che filmici.

Infine, a conclusione, è d’obbligo ricordare che in Germania ha avuto un enorme successo, a differenza di altri paesi in cui la rappresentazione è passata pressoché inosservata.

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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