Ischia Summer School of Humanities: l’intervista al filosofo Luigi Vero Tarca e il Nichilismo positivo

Ischia Summer School of Humanities: l’intervista al filosofo Luigi Vero Tarca e il Nichilismo positivo

Nov 9, 2017

“Siamo abituati a pensare che dire la verità sia difficile perché chi la testimonia deve avere il coraggio di dire le cose scomode, cioè negative; ma in realtà ciò che è veramente difficile da dire è il positivo.” – Luigi Vero Tarca

Luigi Vero Tarca

Nella puntata conclusiva di questa breve rubrica sul Nichilismo, proponiamo l’intervista al professor Luigi Vero Tarca, che ha condotto, all’interno della Summer School di Ischia, seminari riguardanti l’aspetto logico-teoretico e i risvolti etico -pratici del suo sistema filosofico.

Luigi Vero Tarca è professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università Ca’ Foscari di VeneziaPrecedentemente ha insegnato Logica, Ermeneutica filosofica e Filosofia della conoscenza sempre all’Università di Venezia; Filosofia teoretica all’Università di Salerno; Logica e Filosofia della scienza presso la Scuola di specializzazione per gli insegnanti della scuola secondaria. Allievo di Emanuele Severino, ha elaborato una originale prospettiva filosofica basata sulla distinzione tra la differenza e la negazione e quindi sulle nozioni di pura differenza e di puro positivo.

Con questa piacevole chiacchierata il prof. Tarca ci illustrerà brevemente i capisaldi del suo pensiero filosofico, che propone di superare il dominio del negativo nel dibattito filosofico e nel dialogo interpersonale.

 

M.C.M.: Inizio col farle una domanda che ci introduce nel vivo del Festival: una definizione di Nichilismo, in particolare all’interno del suo sistema di pensiero.

L.V.T.: Naturalmente sono possibili molte definizioni diverse di Nichilismo, ed una risposta seria dovrebbe passare in rassegna le definizioni che sono state proposte in passato, come in parte abbiamo fatto durante questa Summer School: quelle di Nietzsche, di Heidegger, di Severino. Io raccolgo tutte queste riflessioni, ma definisco il Nichilismo come l’orizzonte che è caratterizzato in quanto tale dalla negazione, cioè da un atteggiamento negante e in questo senso negativo. Negativo anche nel senso etico, perché la negazione è, da un punto di vista antropologico, una forma di necazione, cioè rappresenta, in qualche modo, una forma di uccisione, di attacco alla vita. Allora, da questo punto di vista, il Nichilismo è la prospettiva per la quale l’innegabile è il negativo; l’unico elemento veramente incontrastabile e quindi insuperabile è il negativo. All’interno di una prospettiva negativa, infatti, non c’è nulla che possa sottrarsi alla potenza del negativo; perché anche il non negativo (in quanto negativo del negativo) è negativo. In virtù di questa insuperabilità della negazione, nel Nichilismo tutti i valori possono essere contraddetti, e tutti gli immutabili possono essere distrutti, proprio come ci insegna Emanuele Severino.

 

M.C.M.: Poniamo, quindi, la distinzione nietzschiana tra nichilismo attivo, il grande Sì alla vita, e nichilismo passivo, che invece distrugge l’uomo. Secondo lei, si può sfuggire alla deriva nichilistica, negativamente intesa? E in che modo poi contrapporre quello che dovrebbe essere il grande Sì alla vita e i suoi nuovi valori?

Luigi Vero Tarca

L.V.T.: Proprio in tale questione si trova il nodo più delicato; perché se il grande Sì nietzschiano viene inteso come qualcosa che si contrappone al Nichilismo passivo e al comportamento umano in generale, allora dal mio punto di vista anche qui ci veniamo a trovare in una logica negativa. Una logica negativa appunto perché contrappositiva (alla lettera: si pone-contro). In quanto negativa essa appartiene al Nichilismo; così, proprio il gesto che dovrebbe liberarci dal Nichilismo rischia di farci ricadere più profondamente in esso. Il problema consiste proprio nell’idea stessa che, per liberarsi da una determinata costrizione negativa, il metodo giusto sia quello che consiste nel rifiutarla e contestarla.

 

M.C.M.: Proprio per sciogliere questo nodo delicato, ha concluso la sua tesi con l’asserzione “Tutto è positivo” che, nel suo risvolto etico-pratico, si trasforma in sensibilità e attenzione a cogliere la Bellezza che si cela nel mondo esterno. Dunque, secondo lei, nel momento in cui parliamo di pratica filosofica come luogo in cui dire la Verità, come dovremmo oggi intendere la figura del filosofo? Quale ‘ruolo’ potremmo cucirgli addosso e quali sarebbero le caratteristiche da evidenziare?

L.V.T.: Innanzitutto la formula “Tutto è positivo” esprime l’atteggiamento che coglie la positività di ogni cosa, quindi anche del Nichilismo. Dunque, se, per dirla in maniera ultrasintetica, il filosofo è colui che dice la verità, il suo compito oggi è al contempo estremamente semplice e praticamente quasi impossibile. Appunto perché ciò che tale dovere richiede è la capacità di dire la verità positiva. Siamo abituati a pensare che dire la verità sia difficile perché chi la testimonia deve avere il coraggio di dire le cose scomode, cioè negative; ma in realtà ciò che è veramente difficile da dire è il positivo. Infatti noi viviamo all’interno del presupposto che il positivo sia sempre e comunque la negazione di un negativo, sicché, nel momento in cui cerchiamo di affermare il positivo, lo rovesciamo in qualcosa di negativo (appunto perché lo intendiamo come negazione del negativo). Allora, la vera pratica filosofica consiste nel l’esercitarci a dire il positivo nel suo essere confermato come positivo da tutto ciò che esso incontra nella realtà, compreso il negativo.

 

M.C.M.: Un’affermazione che deve, in ogni caso, partire da quella καταστροφή (katastrophè) di cui ci ha parlato all’inizio dei suoi seminari?

L.V.T.: Sì, nel senso che si tratta di partire dalla catastrofe del positivo che si rovescia nel negativo (katastrophè significa appunto “rovesciamento”). Questo, però, vuol dire che si tratta di partire dalla consapevolezza che il vero punto di partenza è il positivo originario; è esso, infatti, che si rovescia nel negativo, cosa che accade nella misura in cui si rifiuta il cambiamento al quale ogni singolo, determinato positivo va inevitabilmente incontro.

 

M.C.M.: L’ultima domanda che invece afferisce ad una sfera più personale, è perché ha deciso di partecipare a questa Summer School e cosa le ha lasciato questa esperienza?

Luigi Vero Tarca

L.V.T.: (sorride) Dopo essere stato qui due anni fa, posso ora darti una risposta che riprenda i temi filosofici trattati e che sia la più vera possibile: perché qui è bello! È bello il cielo, bello il mare; in questo contesto sono belle anche le persone che ho incontrato, perché permeate della meraviglia del luogo. In base alla mia esperienza, la Summer School è bella anche perché qui riusciamo a parlarci con una certa sincerità, conservando la bellezza dalla quale siamo circondati e dominati.

 

A conclusione di questo breve percorso all’interno dei temi dell’Ischia Summer School of Humanities, raccogliamo le chiavi di lettura che ci sono state fornite dai professori protagonisti. Declinando il Nichilismo in forme quasi ‘inaspettate’, come quelle della fisica e della letteratura, abbiamo scoperto quanto ricco sia il dialogo interdisciplinare della filosofia. Partendo dalla meraviglia per il reale, da cui scaturisce l’indagine scientifica, abbiamo indagato la componente nichilistica in Manzoni e De Roberto, per poi approdare al Nichilismo positivo del prof. Tarca.

All’interno del Nichilismo, ci ammonisce Tarca, tutti gli innegabili vengono negati e tutte le determinazioni assolute cadono. Permane l’attività speculativa, filosofica, che si configura come luogo in cui alberga la Verità. “Splendor est veritas”; perché si deve cogliere, insieme allo splendore della Verità, anche la verità dello splendore: afferrare la bellezza che ci circonda per uscire dalla infinita ripetizione del dolore. Così la meraviglia, in questa prospettiva, rappresenta ciò che è presupposto dallo stesso Nichilismo. Il miracolo sta, dunque, in un eterno ritorno del diverso che supera il negativo, grazie al passaggio attraverso quella “Confusio Confusionis” cui la Filosofia ci chiama per condurci alla pura determinazione del positivo.

 

Written by Maria Cristina Mennuti

Photo by Maria Cristina Mennuti

 

Info

Intervista a Giovanni Covone

Intervista a Raffaello Palumbo Mosca

Reportage Ischia Summer School of Humanities

Sito Summer School of Humanities 

Gallery fotografica dell’evento

 

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