Life After Death: la lettera di Leonard Cohen a Joni Mitchell

Life After Death: la lettera di Leonard Cohen a Joni Mitchell

Nov 7, 2017

“And clenching your fists for the ones like us/ Who are oppressed by the figures of Beauty/ You fixed yourself, you said: ‘Well, never mind./ We are ugly but we have the music.” – Chelsea Hotel #2

Leonard Cohen – Joni Mitchell

Leonard Cohen ci ha lasciati un anno fa; la notizia della sua morte ha raggiunto i media solo qualche giorno dopo il fatto, avvenuto il 7 novembre, data che, per qualche strano gioco del destino, coincide con il compleanno di Joni Mitchell.

Leonard e Joni, entrambi canadesi trapiantati nella Grande Mela nel bel mezzo della rivoluzione hippie, hanno avuto una storia d’amore tra il 1967 e il 1968, dopo essersi incontrati al Newport Folk Festival, introdotti l’uno all’altra da Judy Collins.

Leonard stava pubblicando il suo primo album, Songs Of Leonard Cohen, dopo una quindicina d’anni passati a fare il poeta.

Joni iniziava ad essere conosciuta come una folksinger affermata, nonostante il ricordo della povertà estrema in cui aveva versato fino a pochi anni prima dovesse essere ancora molto vicino.

Quella breve liaison fu l’inizio di una complicata relazione di amicizia e influenze reciproche, che sarebbe perdurata negli anni a venire.

Nonostante il mio grande amore verso la loro musica, che persiste dagli anni dell’adolescenza, il mio scarso interesse verso il gossip ha fatto sì che venissi a conoscenza di questo loro contatto solo recentemente, grazie al libro Both Sides Now – Joni Mitchell in Her Own Words, curato da Malka Marom, amica intima di entrambi.

In diversi passaggi del libro, Joni racconta di come Leonard abbia influenzato la sua stessa poetica, ma anche di come fosse costantemente sfuggente, silenzioso, enigmatico.

Per quanto mi riguarda, se Leonard Cohen non fosse esistito, forse non sarei esistita nemmeno io, almeno in quanto cantautrice. E se Joni Mitchell non fosse esistita, certamente non sarei esistita nemmeno io, o, almeno, non sarei la donna che sono.

In questi primi giorni di novembre, segnati dalla morte di Leonard e dalla nascita di Joni, mi sono immaginata cosa lui potrebbe scriverle, dal luogo in cui si trova oggi.

 

Cara Joni,

Tanti auguri, Winter Lady.

Leonard Cohen

No, nemmeno oggi mi scuserò per il mio silenzio e la mia ritrosia.

Non dico che quella sera a cena, tanti anni dopo la fine della nostra storia, tu non avessi diritto ad un’onesta conversazione. Dico solo che tu ed io siamo fatti così e che non occorrono parole per descrivere la vera Bellezza.

Sappiamo entrambi che hai sempre preferito le idee alla realtà e non posso darti torto.

È proprio questo meraviglioso inferno di idee a tenermi distante. O forse dovrei parlare al passato.

Non mi è permesso dire se, consumata la carne e la voce, ho potuto lasciare il samsara e abbracciare il nirvana. Talvolta non è chiaro nemmeno a me, soprattutto quando sento di avere ancora Fame.

La nostra Fame di conoscenza, come ben sai, era decisamente più grande del nostro amore. La nostra ambizione di Purezza è sempre stata la priorità, come dovrebbe essere per chiunque abbia l’ardore di ritenersi anche solo lontanamente un “Artista”.

Ricordo con tenerezza il giorno in cui mi chiedesti di consigliarti dei libri da leggere. Non potevo credere che tu non avessi mai letto nulla, vista la profondità e la ricercatezza delle tue liriche. Sì, lo ammetto: talvolta ho invidiato la tua naturalezza, il tuo talento così spontaneo. Talvolta ho pensato che solo un simile talento potesse dirsi genuinamente Puro, ma poi ho deciso di proseguire nella mia ricerca.

Ho capito molto presto che questa ricerca esigeva una certa quantità di silenzio ed è per questo che non sono mai riuscito a rispondere alle tue bellissime domande.

Tuttavia sono sicuro che l’hai compreso: ho la certezza che stessi conducendo un tipo di ricerca molto simile alla mia e immagino tu sia fiera di come altri la abbiano intrapresa seguendo i tuoi (i nostri) passi.

Io, come ben sai, ho scelto di lasciare andare sentimenti e idee come la fierezza e l’orgoglio da quando il timore di divenire un fantasma affamato ha iniziato a farsi strada in me, fin dalla giovinezza.

Siamo in pochi a comprendere come la Fame che ci ha guidati fin qui sia di tutt’altro genere e come la Bellezza non costituisca un peccato. Forse non ti fa piacere che ne parli, ma anche Janis l’aveva capito la notte in cui mi ispirò Chelsea Hotel #2.

Leonard Cohen

Avrei voluto non scrivere quella canzone, comunque. Avrei voluto mantenere questa scoperta intima e segreta.

Non rimpiango, invece, di aver preso in prestito il tuo titolo, Winter Lady, e di aver dipinto la ragazza di neve con dolcezza, ma anche estrema chiarezza.

In fondo, sapevamo entrambi di essere semplici stazioni lungo il percorso che avevamo scelto, ben prima di incontrarci.

No, non posso chiederti scusa per il mio silenzio e la mia ritrosia, ma posso provare a spiegarti che, a mio modo, ti ho amato.

 

Sinceramente,

L. Cohen

 

Written by Nicole Stella

 

 

 

 

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Sito Nicole Stella

 

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