Life After Death: la lettera della virtuosa Livia ad Augusto, il primo imperatore di Roma

Life After Death: la lettera della virtuosa Livia ad Augusto, il primo imperatore di Roma

Nov 2, 2017

Livia Drusilla nacque, nel 58 a.C., da Livio Druso Claudiano che morì suicida a Filippi nel 42 a. C, in seguito alla vittoria delle forze del secondo Triumvirato di Roma contro le forze dei repubblicani.

Livia Drusilla Augusta

Sposò in prime nozze Tiberio Claudio Nerone, da cui ebbe due figli: Tiberio e Druso.

Quando incontrò il suo secondo marito, Livia era la figlia di un repubblicano e la moglie di un proscritto.

Nel 38 a.C. sposò Ottaviano che poi venne conosciuto dal mondo come Augusto, primo imperatore di Roma.

Il loro matrimonio fu la spina dorsale dell’impero, un minuzioso lavoro di propaganda e bilanciamento di forti volontà, uguali e contrapposte, che li ha resi la coppia più potente di tutta l’Urbe.

La loro vita fu costellata da enormi soddisfazioni e tremendi dispiaceri.

Livia è passata alla storia come sommo esempio di ogni virtù romana e come la probabile mandante dei delitti che sfoltirono la linea di successione del marito. La certezza sta nel fatto che Livia tentò con ogni mezzo di proteggere suo figlio Tiberio. Quale posto poteva essere più sicuro della testa dell’impero?

Non è mio compito dire quale sia stata la verità ma Livia Drusilla, poi Livia Augusta, fu la donna più potente di tutto l’impero fino al giorno della sua morte nel 29 d.C.

Ma la sua voce ha varcato i secoli tanto da arrivare sino a me, in un sogno Life After Death nel quale la stessa Livia ha dettato le parole della seguente lettera ad Augusto.

 

Mio Caro,

Augusto – Ottaviano

spero che la salute ti accompagni, ovunque tu sia in questo momento.

Non so quanto sia opportuno che io ti scriva, so che è passato del tempo e che abbiamo molte cose da recriminarci. Ogni cosa che abbiamo fatto, non eravamo forse insieme? Non è stato l’orgoglio, di entrambi, ad averci unito?

Ricordo i tuoi occhi la prima volta che ti ho visto, quale mare sconfinato avevo mai incontrato prima di ricambiare il tuo sguardo?

Tu, il figlio del potere venturo mentre io ero la progenie di un mondo che aveva commesso l’errore di perdere lo spirito con cui era nato. A chi potevo dare la colpa del baratro in cui stavo cadendo? Forse a tuo padre? Al mio? Perché non a mio marito, dato che c’ero.

La triste verità è che abbiamo avuto la vita che ci siamo scelti. Eravamo due pazzi, forse, ma non abbiamo mai abbracciato nulla di cui non fossimo in grado di sopportare il peso.

A molte donne e uomini del nostro tempo è andata molto peggio.

Non so cosa abbia fatto tu negli ultimi anni, io ho avuto il piacere di leggere quello che altri hanno scritto di noi. Penso che nessuno di noi due ci faccia una gran bella figura ma, mentre, tu eri il condottiero e il grande statista, amato ed acclamato a cui è stato attribuito qualche piccolo difettuccio, giusto per farti apparire umano, per quanto riguarda me, sono stata prima tua succube, poi un’arpia e infine una pazza omicida.

Se ti ho portato via qualcosa, mi dispiace. Quello che ho tolto a te è paragonabile almeno a quanto tu hai tolto a me.

Ti ho amato? Certo, che domande.

Ti ho odiato? Suvvia, non dirmi che a te non è mai accaduto. Tu, che hai odiato anche l’uomo a cui dovevi tutto quando ti ha fatto comodo.

Ho fatto un viaggio, un’amabile passeggiata tra le mura di quello che abbiamo lasciato dietro di noi, nella nostra città. Non riuscivo a smettere di ridere, altri sono venuti dopo di noi e hanno reso la città grandiosa, cosa pensavamo che avrebbe fatto il mondo senza di noi? Crollare?

L’impero sarebbe potuto morire da un giorno all’altro quando io e te lo sorreggevamo sulle nostre spalle. Ho scoperto che è morto, alla fine, ma nulla è cambiato, Roma puzza ancora.

L’unica cosa che, credo, questo nuovo mondo abbia perduto è la coscienza morale del senso del dovere. Diciamocelo, una volta in cima alla catena di comando, non abbiamo mai pensato di poterci godere il panorama senza dover fare nulla per mantenere le nostre conquiste.

È un duro lavoro, di costanza e abnegazione.

Fidati, l’impero ci ha risparmiato il momento più duro. Anche se, mi sarei davvero voluta godere la faccia di alcuni nostri, meno capaci, successori. Il comando è un’arte.

Nel mondo odierno ti sarebbe stato tutto molto più facile. Con questi telefoni, anche tuo padre avrebbe potuto risparmiarsi il problema alla schiena. Avrebbe avuto ancora dei delatori ma, se fosse rimasto in casa, come gli era stato suggerito, la tua povera madre adottiva non avrebbe dovuto ricomporre il suo corpo sotto lo sguardo di quello sciacallo di Antonio.

Dai, non fare quella faccia accigliata, lo sai anche tu che è stato la nostra porta verso la tua visione.

Sui libri di storia dicono che tu abbia continuato il lavoro del grande Cesare. Tu hai fatto quello che hai voluto usando lui come scusa, non so quanto di quello che hai dato a Roma sarebbe stato di suo gradimento, forse tutto, forse nulla.

Non crucciarti per la regina straniera, non potevi fare nulla se non quello che hai fatto.

Hai recitato bene la tua parte in questo mondo? Me lo hai chiesto, o così dicono, il giorno che ti sei accomiatato dalla tua Roma. Credo tu abbia fatto il tuo massimo, sono certa che lo abbiamo fatto entrambi.

Livia Drusilla

Ho tante cose per cui pregare il tuo perdono ma, per altrettante, vorrei vedere i tuoi occhi, almeno accennare, al pentimento.

Mi dispiace anche per Tiberio, volevo proteggerlo dal male del mondo e lui mi ha risposto con una furia che non credevo possibile. Avevi ragione tu, ne sei felice?

Non è stata colpa tua se ho perso Druso, lo so che gli volevi bene. Non è stata colpa mia se hai perso Giulia, spero che tu lo sappia. Quello che è venuto dopo è stata una corsa di notte nei boschi: ci siamo graffiati, feriti, contusi e, quando è riapparsa la luce, abbiamo scoperto che ci stavamo colpendo a vicenda.

No, ho sbagliato, io sapevo che colpivo te.

Dicono che fossi invidiosa di Ottavia. Certo, come no.

Non andavamo d’accordo, più per il tuo smodato attaccamento a lei che per causa mia.

Mi hai privato della mia famiglia e anche di un rapporto che avrei potuto costruire. Avremmo potuto essere sorelle, lo sai questo. Lo volevi e lo hai temuto, ci hai separate, non ci hai fatto nemmeno tentare. Inginocchiati e chiedimi scusa per avermi privato dell’unica amica che potevo avere nella tua stanza dei giochi.

Ho fatto di tutto per farti capire che potevo essere come lei, non ho forse fatto abbastanza? Non ero conforme a quello che volevi? Hai sposato un falco e volevi trasformarlo in un usignolo.

Ebbene, ho cantato entrambe le musiche, la tua e la mia. Non mi hai mai amata meno per questo, lo so.

Odiata, forse. Un sentimento del tutto ricambiato amore mio.

Hai mai pensato a cosa sarebbe successo se qualcuno fosse riuscito a svelare cosa si trovava dietro alla nostra scena? Se fossimo finiti noi nell’isola in cui hai segregato tua figlia?

Anche se non credo che ci avrebbero concesso una tale cortesia, perché di cortesia si trattò con la tua progenie. Con ogni probabilità, in quel mondo di privazione da quello che ci teneva vivi, saremo riusciti ad amarci come quella coppia di mercanti che vedemmo quel giorno. Forse.

Con il senno di poi, avremmo potuto trovare un altro modo. Sapendo cosa hanno detto e scritto, avremmo reinventato il concetto di facile e quello di difficile.

Con quello che sappiamo oggi avremmo potuto governare il mondo, di nuovo e in maniera più ampia. Ci saremmo adattati perché noi sapevamo come cambiare pelle di fronte alle avversità.

Questo è quanto: l’amore ha vinto su tutto, anche sull’odio che provo per te.

Per sempre tua, Livia.

 

Written by Altea Gardini

 

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