Selfie & Told: il cantautore Francesco Foti racconta “Renzo il torbido”

Selfie & Told: il cantautore Francesco Foti racconta “Renzo il torbido”

Ott 29, 2017

Renzo è stanco di parlare/ non ha più santi in cielo e preti in terra/ da quando ha smesso di servire messa/ ha perso casa, fede e dignità// Renzo è pazzo di Lucia/ la notte piscia finemente per le strade/ tirando il gomito su e giù/ e non si accorge della polvere che si alza/ […]” – “Renzo il torbido

Francesco Foti

Mi chiamo Francesco Foti, sono nato a Giarre (CT) nel 1979. Sono cantautore, paroliere, musicista, poeta e cultore del siciliano.

Ha pubblicato tre singoli dei quali sono autore di testi e musiche: Renzo il torbido” (2017), “Tàn Tàn Tàn” (2016) e “L’uomo nero” (2013).

Nelle vesti di autore ho scritto le canzoni “L’amore è amore” e “Sarai” presenti nel disco “Io” di Alessandro Canino (2013).

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told!

 

F.F.: Francesco, parli di “Renzo il torbido”, il tuo più recente singolo, come una moderna rilettura de “I Promessi Sposi”; ma quando l’hai scritta pensavi davvero al romanzo o hai usufruito solo dei nomi? E, domanda direttamente collegata: ti è mai capitato di scrivere una canzone ispirandoti ad un libro?

Francesco Foti: La canzone è nata quasi di getto, con la figura centrale di Renzo attorno alla quale ho strutturato tutto il resto. Trovandomi a dover fare i conti con un personaggio apparentemente fuori di sé (e quindi fuori controllo) e con un amore ostacolato nel suo compimento, il passo successivo, ovvero recuperare il Manzoni, è avvenuto con naturalezza. Tengo a precisare che la mia è una rilettura in senso largo, e non strettamente legata ai personaggi del Romanzo, ma ovviamente sia i nomi dei protagonisti che le loro vicissitudini li ricollegano a quello. Nella mia canzone non ci sono i Bravi né Don Rodrigo in quanto tali, ma il loro ruolo è “ben svolto” dalla società che ostacola questo amore criticando i comportamenti di Renzo e sconsigliandolo a Lucia. Lui però ha un cuore “limpido” a discapito dell’appellativo di “torbido” che gli è stato incollato addosso e compie gesti eroici, romantici e oserei dire anche nobili, spaccando le vetrine delle mercerie, rubando stoffe e bottoni per cucire bambole da regalare alle prostitute del quartiere che hanno perso la loro infanzia perché costrette al marciapiede. Tutto questo, fortunatamente, Lucia lo sa, e vede l’animo e il grande cuore di Renzo. Per quel che concerne la domanda collegata, la risposta è sì! Ho scritto alcuni inediti ispirandomi a opere letterarie di Vladimir Di Prima e Mario Genco: “Generazione di ansiatici”, “Il sessso senso” (proprio con tre esse), “La teoria della donna fumante”, “Cristiani e pesci a Marettimo”, sono canzoni che ho cantato live in alcune occasioni, ma che ad oggi non si trovano incise.

 

F.F.: Mi racconti la prima sensazione che ti torna alla mente e al cuore quando hai scritto la tua prima canzone?

Renzo il torbido

Francesco Foti: La sensazione, come per ogni canzone che scrivo, è quella di aver dato vita a qualcosa. Può suonare come un’esagerazione, ma in fin dei conti se ci pensi bene, un cantautore “partorisce” una canzone, dopo una gestazione di durata variabile, di minuti, ore, giorni o addirittura settimane. La scrittura della prima canzone credo rappresenti il momento più importante per un cantautore, perché è quello in cui ci si rende conto che questo lavoro è possibile perché si è in grado di scrivere un testo e una musica che vanno a braccetto, che si fondono l’uno all’altra: l’adrenalina è altissima, il cuore batte frenetico per l’emozione e la speranza è che possa batter forte anche quello di chi ascolterà la canzone.

 

F.F.: Una canzone e un libro che avresti voluto scrivere.

Francesco Foti: Difficile ridurre la scelta a due titoli, poiché la cultura italiana può vantarne tantissimi davvero stupendi, quindi mi concederò tre titoli di canzoni e altrettanti di libri! “Destra Sinistra” di Giorgio Gaber, “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, “Una mano sugli occhi” di Niccolò Fabi. Sul versante letteratura, anche se di questa fanno parte per forza di cose anche le tre canzoni che ho citato e non solo quelle, “Tra compiute lune” di Mario Grasso, “Facciamo silenzio” di Vladimir Di Prima e “Zoo” di Isabella Santacroce.

 

F.F.: Riduci ad uno ed uno adesso.

Francesco Foti: Non mi piace perché già tre e tre erano pochissimi, comunque in tal caso rispondo il primo ed il primo.

 

F.F.: Quale situazione sta vivendo, secondo te, la musica cantautorale?

Francesco Foti: Una situazione difficile, il periodo storico più difficile. Se da un lato si avverte la sensazione che la musica cantautorale possa tornare a farsi sentire e dire la sua, dall’altro forse non è così e si tratta solo di una sensazione. I talent trovano linfa per inquinare annualmente la canzone italiana e lì non c’è spazio per i cantautori, né per il talento. Non esiste la possibilità di proporre la propria musica: è tutto imposto, impacchettato perché si tratta di un format televisivo, quindi non può esistere spontaneità, né genuinità. I cantautori rimangono nell’ombra perché le etichette attingono dai talent (le poche che lo fanno) e non investono più sulla musica che induce alla riflessione, alla ribellione, alla denuncia: è questo che fa un cantautore, motivo per cui è scomodo e, inoltre, non registra i grandi numeri della hit stagionale, del viso d’angelo lanciato al pubblico di teenagers, perché come sento spesso dire in giro “la canzone di per sé non è importante, ma importa chi la canta”. Viviamo in un Paese dove Roger Waters, tornato dopo venticinque anni con un Album straordinario, non ha raggiunto la vetta delle classifiche di vendita a discapito di prodotti stagionali: credo non ci sia da aggiungere altro. Il cantautore spesso è costretto a cambiare mestiere o, nella migliore delle ipotesi, a fare altri lavori parallelamente, perché il Sistema musicale ne decreta la morte nel momento in cui non gli concede la possibilità di esprimersi e portare avanti con la sua voce.

 

F.F.: Stai comunque progettando la pubblicazione di un album, anche se non dovesse arrivare alcuna etichetta?

Francesco Foti

Francesco Foti: Sì, da anni, ma è dura perché la produzione di un album ha dei costi notevoli e i non addetti ai lavori non sempre ne sono a conoscenza. Spesso si pensa che il costo di produzione sia solo quello della stampa che invece è proprio il più basso. Ad oggi, sono andato avanti di singolo in singolo, perché, nonostante i risultati eccellenti su YouTube e vari Social, non ho trovato alcun produttore, etichetta, manager che abbia avuto voglia di investire nel mio progetto. Le rare volte che arriva una risposta, suona sempre allo stesso modo: “Complimenti, ma non purtroppo non abbiamo fondi da investire su emergenti, però ti terremo d’occhio”. Sto ultimando una nuova canzone in studio, ma non so ancora se farla uscire come singolo o se tenerla da parte in attesa di poterne realizzare altre e quindi raccoglierle in un album.

 

F.F.: Non avendo alcun produttore, conservi la libertà di scelta su cosa, come e quando pubblicare. Come scegli il tuo “prossimo singolo”? Segui il tuo moto interiore o ti interroghi più su cosa potrebbe piacere al pubblico?

Francesco Foti: Questo non è del tutto vero: si tratta di una libertà relativa perché non posso permettermi di fare uscire più di un singolo all’anno, quindi non posso rendere pubblico ciò che scrivo e nel cassetto, ad oggi, rimangono più di cento canzoni, moltissime delle quali probabilmente non vedranno mai la luce. Allo stesso modo, la scelta di un singolo per me è sempre difficile perché porta con sé la rinuncia ad altre canzoni: ne scegli una, ma sai che forse quelle che lasci fuori non le potrai mai far uscire perché il moto interiore che tu citi cambia, e con questo anche l’esigenza di comunicare una determinata cosa. Ciò che di mio è uscito finora non è mai stato accomodante: una mia canzone può suonare allegra e/o tormentosa, ma questo non è finalizzato alla vendita o alla ricerca di notorietà perché il testo non è mai immeditato, nasconde incognite tra le righe, più chiavi di lettura. Ovviamente è il pubblico a decretarne il successo, ma senza qualcuno che veicoli la canzone oltre al cantautore stesso, è impossibile far sì che raggiunga molti ascoltatori. Le canzoni scritte e cantante per far felice un pubblico poco esigente, preferisco lasciarle ad altri, così come quello stesso tipo di pubblico.

 

Renzo il torbido/ devi fidarti un po’ di me/ Renzo il torbido/ so bene che ce la farai /Renzo il torbido/ qui c’è qualcosa che non va/ Renzo il torbido/ cuore limpido resti libero/ […]” – “Renzo il torbido

 

Written by Francesco Foti

 

 

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