Neon Ghènesis Sandàlion: l’intervista all’archeologo Mauro Perra

Neon Ghènesis Sandàlion: l’intervista all’archeologo Mauro Perra

Ott 28, 2017

“I Nuragici condividono l’assenza di scrittura con numerose altre popolazioni protostoriche del Mediterraneo Occidentale e del continente europeo. Quando si studiano a fondo, senza semplificazioni inopportune, le civiltà che hanno prodotto la scrittura, ci si accorge che quel modo di comunicare per segni grafici nasce all’interno di società palatine […]”Mauro Perra

Mauro Perra

Ottava intervista della rubrica made in Oubliette “Neon Ghènesis Sandàlion, una breve inchiesta su alcuni argomenti che animano gli appassionati di archeologia. Si è scelto di dar voce agli archeologi che, da svariati anni, continuano a ricevere ingiustificabili accuse sul loro eccelso e gravoso operato quale il riportare alla luce un passato non scritto ma da scrivere ed, in taluni casi, da riscrivere.

La nota “fantarcheologia” (“fantamania” od “archeomania“) ha prodotto il disagio di intralciare la divulgazione archeologica “teorizzando” con il sensazionalismo, figlio di quest’epoca di neoliberalismo, veri e propri libri di fantasia senza alcun riscontro con le fonti, con la realtà e con l’investigazione della metodologia scientifica. E se è pur vero che, talune volte, un testo di fantascienza è stato precursore di conoscenze future, in questo caso ci troviamo di fronte a “tesi” che si librano nei territori dell’immaginazione con ambizione di storica realtà; tali e quali a quell’Icaro che, con ali di cera, tentò di avvicinarsi al Sole ed in un primo momento sentì la gloria della sua impresa.

Neon Ghènesis Sandàlion“, da tradursi con “La Sardegna della nuova nascita”, è quell’attimo che viene dopo la caduta di Icaro, è quel padre, il grande architetto Dedalo, che soccorre il figlio dal mare in cui è sprofondato, cura le ferite e perdona ogni suo azzardo.

Perché il peccato è un nostro dovere di figli, ma ancor più il riconoscerlo per un miglioramento personale e sociale. Citando Jean Jacques Rousseau: “Si deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione.

Sabato 7 ottobre abbiamo potuto leggere le riflessioni dell’archeologo Nicola Dessì, ha preceduto l’archeologo Roberto Sirigul’archeologo Alessandro Usai, l’archeologo Carlo Tronchetti, l’archeologa subacquea Anna Ardu, l’archeologo Alfonso Stiglitz, e l’archeologo Rubens D’Oriano.

Ognuno di loro si è espresso mostrando il proprio pensiero, ed ognuno di noi lettori potrà considerare la posizione che essi hanno preso nei confronti delle tematiche esposte perché sono distinte e mostrano lo spirito con cui ci si approccia all’archeologia.

Mauro Perra si è laureato in Lettere all’Università di Cagliari ed ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca all’École des Hautes Études en Sciences Sociales a Toulouse (FR).

Nella sua lunga carriera di archeologo sul campo ha coordinato e diretto gli scavi pluriennali in una ventina di siti archeologici della Sardegna, fra i quali la necropoli megalitica di Pranu Mutteddu di Goni, le tombe di Bingia ‘e Monti di Gonnostramatza e Murisiddi a Isili, il nuraghe e villaggio di Genna Maria di Villanovaforru, il villaggio nuragico del Su Nuraxi di Barumini, il nuraghe Sa Fogaia di Siddi, le tombe di giganti di Seleni a Lanusei etc.. È autore di tre monografie e circa 60 articoli aventi come soggetto la preistoria e la protostoria della Sardegna, pubblicati in riviste e miscellanee italiane, francesi e inglesi.

Attualmente Mauro Perra ricopre la carica di Direttore del Civico Museo Archeologico di Su Mulinu di Villanovafranca e dirige i recenti scavi nel nuraghe Arrubiu di Orroli insieme alla collega Fulvia Lo Schiavo.

 

A.M.: Quanto la leggenda e l’astrazione ha mosso gli esseri umani nel definire e creare la storia?

Mauro Perra: Si può fare Storia anche analizzando miti e leggende. Si badi bene: analizzando!!! Cioè sviscerandone i significati, padroneggiando la materia e non subendola come mi pare accada nel far rivivere miti e leggende che spesso sono solo delle parabole, come ad esempio il mito di Atlantide di Platone. Quest’ultimo è divenuto mito solo in tempi recenti perché eruditi di varia estrazione hanno voluto contrapporre, nelle varie regioni del mondo compresa l’America, un presente di miseria economica e culturale ad un passato addomesticato nel quale spesso si pretende di essere stati l’ombelico del mondo. I miti e le leggende rivelano molto delle differenze di potere e della spasmodica ricerca di legittimazione storica di gruppi di individui che fanno parte di più o meno ampie comunità.

 

A.M.: I nuraghi. Questi nostri sconosciuti. Quali altre culture presenti nel mondo mostrano le stesse caratteristiche delle nostre antiche costruzioni?

Mauro Perra

Mauro Perra: Perché sconosciuti? A partire dalla metà degli anni ’80 del 900 l’archeologia ha perduto la sua innocenza mettendo a confronto l’archeologo con specialisti di varie discipline (archeozoologi, archeobotanici, antropologi fisici, biologi e biochimici, fisici e geologi ecc.) sostanziando così di analisi scientifiche le loro interpretazioni. I misteri lasciamoli a coloro i quali, e non sono pochi, continuano a perpetuare una scienza archeologica sostanzialmente utilizzando metodi da neofiti ottocenteschi o, peggio, da eruditi settecenteschi. Piuttosto bisogna chiedersi… perché alcuni si sono distratti e continuano ad utilizzare strumenti di analisi superati? Simili, ma non identici per complessità struttiva, sono le Torra della Corsica ed il Talayots balearici. Bisogna dire che tali costruzioni sono peraltro di apparenza meno complessa rispetto ai nostri nuraghi classici, cioè i nuraghi semplici e complessi a tholos e anche in confronto ai nostri nuraghi arcaici, i nuraghi a corridoi e a tholos embrionale che presentano soluzioni architettoniche peculiari della nostra età del bronzo, e uniche nella loro arditezza costruttiva.

 

A.M.: Quale potrebbe essere la risposta più accreditata per questi ritrovamenti? Che queste culture siano dipendenti da una cosiddetta madre, che la prima rispetto alla seconda sia stata presa come superiore, oppure una risposta che sia piuttosto di convergenza così che culture diverse e distanti fra loro abbiamo avuto lo stesso bisogno ed abbiamo aderito alla stessa soluzione?

Mauro Perra: Il notevole ritardo nelle ricerche archeologiche sulle età del bronzo e del ferro corse (in fase di repentino recupero in anni recenti) e baleariche (anch’esse in un periodo di pieno sviluppo) non consentono ancora un raffronto fondato e basato sull’analisi dei contesti di scavo con la civiltà dei nuraghi. Peraltro i dati che abbiamo sulle datazioni al C14 non consentono al momento di asserire con certezza la contemporaneità dei fenomeni delle torri fra le isole di Sardegna e la Corsica, ma soprattutto con le Baleari, per le quali le cronologie riportano a fasi storiche di molto più recenti rispetto ai nostri nuraghi. Sono inoltre contrario a modelli di analisi anacronistici come quello del diffusionismo e sono portato a considerare il fenomeno mediterraneo del megalitismo a torri come frutto di elaborazioni autonome delle diverse realtà storiche, senza per questo negare che vi siano, specie con la Corsica, degli evidenti contatti.

 

A.M.: Addentrandoci nell’etimologia, e leggendo molte opinioni, si è concordi che la radice di nuraghe sia “nur” ma non si è concordi con il significato di questa radice. Due sono le ipotesi madre: una che provenga dai fenici e che vede “nur” con il significato di “luce/fuoco” (e precedentemente dai sumeri “ur/uruk), un’altra invece di sostrato mediterraneo vede la definizione “cumulo di pietre/cavità”. Per quale scuola di pensiero patteggi o hai una strada alternativa da mostrarci?

Mauro Perra: Quasi tutti i colleghi riportano la radice Nur al sostrato mediterraneo e quindi precedente l’arrivo dei Phoinikes in Sardegna. Gli stessi nuraghi sono delle strutture che affondano le loro radici in un periodo storico, la media età del bronzo, che anticipa di secoli l’approdo di quelle popolazioni orientali ed il loro contatto con comunità tardo-nuragiche oramai vicinissime al declino delle loro peculiari espressioni culturali. Al momento non esistono strade alternative a quella consolidata della ricerca archeologica fondata su analisi sempre più sofisticate dei contesti culturali.

 

A.M.: Considerando che il problema maggiore che porta alle diverse vie di interpretazione è la mancanza di dati certi ed il cannibalismo di edifici, come possiamo prospettare la ricostruzione della storia se non con il ritrovamento di nuovi dati? Dunque, quanto è importante ricevere finanziamenti per continuare la ricerca?

Scoperta del fuoco

Mauro Perra: Negli ultimi decenni si è rafforzata la teoria neoliberista in economia e la si è applicata anche, oltre che ai settori della formazione scolastica, all’educazione e alla sanità, alla cultura tout court. Si è puntato molto cioè sulla redditività della cultura e vi è qualcuno che ha detto che: “… la cultura non riempie lo stomaco…”. Questa è semplicemente ignoranza crassa. Quando l’Homo herectus, con una scoperta culturale eccezionale, ha domesticato il fuoco, ha provocato notevoli cambiamenti nell’apparato digerente (riadattato a mangiare cibi cotti), nell’apparato masticatorio (mandibole e mascelle meno robuste) che hanno portato al progressivo appiattimento del viso ed all’ampliamento della corteccia cerebrale o neocorteccia, quella zona del nostro cervello deputata al controllo del movimento delle mani e della lingua (quindi del linguaggio). È come dire che se ci siamo evoluti e siamo diventati Homo Sapiens sapiens lo dobbiamo a quella sensazionale scoperta che ci ha consentito di nutrire i nostri stomaci ed il nostro cervello! Il problema più serio è dato dal fatto che i tempi della cultura, dei suoi cambiamenti, sono tempi lunghi, che travalicano l’arco di intere generazioni, mentre i tempi dei politici che si occupano di cultura sono i tempi scanditi dalla fretta, specie quella di essere rieletti. Gli economisti e i politici dovrebbero seguire almeno un po’ di più gli archeologi e gli storici e lavorare per le generazioni che verranno dopo di noi.

 

A.M.: Nella stele di Nora ritroviamo in “fenicio” il nome della nostra isola. È il più antico ritrovamento in cui si parla di Sardegna oppure ci sono altre iscrizioni più antiche? E soprattutto sappiamo se i paleosardi (o sardi nuragici o come preferisci) si identificavano con questa denominazione?

Mauro Perra: Non abbiamo dati certi, visto che i Nuragici non ci hanno lasciato testimonianze scritte, sul nome che le popolazioni dell’età del Bronzo diedero a se stesse e tantomeno che SHRDN fosse il nome dato a tutta l’isola.

 

A.M.: La scrittura nuragica. Che il popolo sardo vivesse il presente e non sentisse la necessità di scrivere la sua storia come invece han fatto altri popoli?

Mauro Perra: I Nuragici condividono l’assenza di scrittura con numerose altre popolazioni protostoriche del Mediterraneo Occidentale e del continente europeo. Quando si studiano a fondo, senza semplificazioni inopportune, le civiltà che hanno prodotto la scrittura, ci si accorge che quel modo di comunicare per segni grafici nasce all’interno di società palatine, cioè organizzate sul sistema del palazzo di un re con i suoi dignitari, i suoi soldati e anche i suoi scribi che registrano le derrate in entrata e in uscita dal palazzo. Niente di ciò è mai stato osservato nel sistema dei nuraghi, le cui popolazioni, pur essendo in contatto con le civiltà palatine, non assunsero pedissequamente il loro modo di organizzare la società. Un nuraghe, per quanto complesso possa essere, non è paragonabile alla reggia di Micene, di Pilo o di Cnosso.

 

A.M.: Chi sono gli Shardana?

Mauro Perra: Sinceramente, al pari di molti studiosi più addentro alla materia di quanto non lo sia io, non lo so! È materia fluida nella quale ci si può perdere e pertanto il mio interesse verso di essa è di conseguenza piuttosto vago. Leggendo gli specialisti della materia, non gli improvvisati, mi sono convinto che non abbiamo la minima prova scientifica che accerti l’improbabile equazione Nuragici =Shrdn. Erano poi un popolo?

 

A.M.: Il problema della divulgazione e la fantarcheologia. Come fermare questo fenomeno e come entrare nelle case dei sardi per sfatare queste “pseudo teorie”?

Mauro Perra

Mauro Perra: Ho una sola risposta per questa domanda: prenderli per i fondelli.

Nel nuraghe Arrubiu di Orroli le prove del Pediluvio Universale.

A seguito dello scalpore provocato dalla pubblicazione di ponderosi e dotti volumi e dell’inaugurazione di mirabili mostre, mi preme osservare che gli scavi recenti nel nuraghe Arrubiu di Orroli confermano senza ombra di dubbio che intorno al tredicesimo secolo a. C. (datazione al C14 ottenuta da un’unghia incarnita del re dell’Arrubiu), quel nuraghe subì un’ingressione marina che lambì i piedi dei suoi abitanti. Il cortile B del nuraghe (così chiamato anche in età Shardana), con il suo sedile, fu il luogo prescelto per celebrare l’evento, di cui è testimonianza la famosa barchetta in bronzo di Pipizu. I maggiorenti convenuti, alla presenza del re Antani (della nobile schiatta shardana dei Comesefosse), della di lui consorte Supercazzola (della nobile famiglia degli Scappellamenti) e della loro figlia Prematurata, del popolino minuto e dei sacerdoti, poterono godere del refrigerio delle loro estremità (alcuni ne approfittarono per un semicupo), grazie all’acqua salsa e fresca che giungeva direttamente dal Golfo di Aristanis, dopo aver travolto le strutture ed infradiciato gli abitanti del nuraghe s’Uraki di S. Vero Milis, gemellato con Orroli. Le più contente dell’avvenimento furono senz’altro la moglie e la figlia di Antani (Comesefosse), che dovendo andare in isposa a Tapioca, figlio del re di Veio, mal sopportavano il vago sentore di gorgonzola che proveniva dalle estremità di Sua Maestà. “Come pretendi di dare origine alla nobile schiatta Rasenna con cotali effluvi?”. Così proclamava la nobil consorte. Narra la leggenda (i nuragici scrivevano i loro testi su tavolette di cioccolato nero fondente di ottima qualità che pertanto vengono immediatamente ingurgitate al momento del rinvenimento dagli ingordi archeologi), che la popolazione dell’Arrubiu e i suoi ospiti celebrassero, in occasione del Pediluvio, con un pantagruelico banchetto a base di sontuosi arrosti e vino prelibato.

 

A.M.: Quali sono le logiche di mercato che portano a ridicolizzare la Sardegna come Atlantide, e perché non si guarda soprattutto a ciò che abbiamo e cioè l’unica isola che presenta un numero così elevato di costruzioni chiamati nuraghi?

Mauro Perra: Le bufale scaldano il cuore degli ingenui, che sono molti perché è più facile semplificare che approfondire temi complessi che richiedono impegno intellettuale. D’altro lato hanno l’appoggio di alcune personalità eminenti che certamente non confidano in esse, almeno così voglio sperare, ma che le utilizzano per questioni di mera visibilità mediatica, perché è tutta pubblicità gratuita. Peccato che sia una pubblicità ingannevole! Il prodotto è adulterato e i meno ingenui comprendono che dietro questo baccano mediatico si nascondono da un lato il potere di pochi e una operazione commerciale molto studiata.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

Mauro Perra: Il mondo è grande, terribile e complicato” – dalle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci

Diffidare pertanto delle ricostruzioni prive di spazio e tempo e pertanto semplificanti cose che per loro natura sono complesse.

 

A.M.: Mauro ti ringrazio per la tua partecipazione alla rubrica, in ogni domanda hai risposto in modo competente e sintetico. Ho gradito l’excursus sul fuoco che mi ha donato alcune riflessioni. Ti saluto con il grande poeta mistico e filosofo Gialal al-Din Rumi: “Là fuori/ al di là delle idee di falso e giusto/ c’è un vasto campo:/ come vorrei incontrarvi là./ Quando colui che cerca raggiunge/ quel campo/ si stende e si rilassa:/ là non esiste credere o non credere.

 

Written by Alessia Mocci

 

 

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Rubrica Neon Ghènesis Sandàlion

 

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