Intervista di Emma Fenu alla scrittrice Roberta Marasco: il femminismo è (anche) rosa

Intervista di Emma Fenu alla scrittrice Roberta Marasco: il femminismo è (anche) rosa

Ott 27, 2017

Roberta Marasco è italiana, di Milano, e vive in Spagna. Ha pubblicato romanzi romantici con lo pseudonimo di Mara Roberti e, nel 2016, stavolta, con il suo vero nome, Le regole del tè e dell’amore, pubblicato in Italia da TRE60. Ha un blog, Rosapercaso, ed è sostenitrice del femminismo “rosa”.

Roberta Marasco

Roberta Marasco profuma di tè, di carta, di detersivo, di casa e di mondo.

È rosa non come un confetto, ma come un frutto maturo, dal sapore intenso.

L’ho letta, l’ho ascoltata, l’ho abbracciata. È una donna unica e, al contempo, come le altre, ossia fuori da stereotipi e modelli che non ci appartengono.

Per Oubliette Magazine le rivolgerò domande brevi ma ponderate che ci porteranno, insieme a voi lettori, alla riflessione e al confronto.

 

E.F.: Come definiresti il colore rosa, al di là dell’immediato riferimento al genere letterario?

Roberta Marasco: Il rosa per me è prima di tutto un rimando alle emozioni, alla fragilità, al bisogno di deporre le armi, ogni tanto. Il rosa è una sorta di ritorno a casa, un po’ irreale, con contorni da favola, in cui ogni cosa finisce per andare al suo posto, in cui i conflitti prima esplodono e poi si appianano, le ferite guariscono, gli opposti si conciliano. Il rosa, letterario e non, nella mia visione delle cose è il regno del lieto fine. Per questo è importante, perché ci insegna a sognare, a continuare a crederci, nonostante tutto, che poi è il primo passo per realizzare i nostri sogni e provare a essere felici.

 

E.F.: Cosa è stato il femminismo di cui siamo eredi?

Roberta Marasco: Posso provare a dirti che cosa è stato per me il femminismo, limitandomi alla mia esperienza e alla mia visione. È stato un momento di lotta e di rivendicazione fondamentale, importantissimo, la base di molte cose che oggi diamo per scontate, sono le nostre fondamenta, le nostre radici, è quello che ci dà forza e coraggio nelle nostre battaglie. Per me personalmente è stato anche un momento di messa in discussione: confesso che alcuni atteggiamenti del femminismo mi hanno fatta sentire inadatta e mi hanno spaventata. Non ero sicura di essere all’altezza delle loro lotte, non ero sicura di essere abbastanza forte e battagliera, abbastanza intellettuale, abbastanza integra, irriducibile. Io aspetto ancora che mi servano il vino a tavola se c’è un uomo accanto a me, odio fare benzina e mando sempre mio marito, guido il meno possibile perché non mi piace, ma non solo, mi sento in colpa se non cucino io a casa (cosa che comunque non mi impedisce di lasciare che lo faccia mio marito…), mi sento in colpa quando viene la signora delle pulizie, perché da qualche parte dentro di me esiste e resiste la convinzione che una vera donna debba fare tutto e di più, altrimenti che donna è? Credo che la mia generazione (sono nata nel 1970) viva schiacciata fra due ideali e due orizzonti di riferimento diversi e inconciliabili: quello delle nonne e le bisnonne che ti dicevano di lasciare le redini di casa al marito, fargli credere che comandava lui e poi fare di testa tua, ma senza che se ne accorgesse, e quello del femminismo che ti invitava a mandare al diavolo il patriarcato, soprattutto il femminismo degli anni settanta e ottanta, che era costretto a usare toni più duri e intransigenti di quelli che si usano oggi, niente di più lontano dalle magliette I’m a feminist vendute adesso, per intenderci. Non è facile, almeno per me non è facile per niente. Qualunque cosa faccia, una vocina dentro di me mi dice che sto sbagliando.

 

E.F.: Arriviamo alla domanda focale: cosa intendi per femminismo rosa?

Le regole del tè e dell’amore

Roberta Marasco: Il femminismo rosa per me è soprattutto un modo per ritrovare noi stesse, con le nostre emozioni, le nostre fragilità, le nostre debolezze. Il femminismo rosa, come lo intendo io, non parte dalla forza delle donne ma dalla loro felicità. È un femminismo più intimo, più personale, che si muove nei meandri dei nostri sensi di colpa e di quella che io chiamo la Sindrome dello Strofinaccio, che ci impone di prenderci sempre cura degli altri e di quello che ci circonda, prima che di noi stesse. Il femminismo rosa non è in contrapposizione con il femminismo, anzi, qualcuno penserà che si sovrappongono o che sono addirittura la stessa cosa. Per come l’ho vissuto io, però, nella mia esperienza personale, il femminismo a volte era troppo esigente e rischiava e rischia di non includere una gran parte della popolazione femminile, ossia le donne che non si sentono abbastanza forti, emancipate o indipendenti per essere considerate femministe. Il femminismo (rosa) traccia un percorso verso la nostra felicità e la realizzazione dei nostri sogni, e lo traccia soprattutto dentro di noi. È fatto anche di pause, di egoismo, di superficialità, di momenti in cui deponiamo le armi e tiriamo il fiato e magari sospiriamo anche, sulla scia di qualche sogno romantico, perché il riposo e l’ozio delle donne, la nostra leggerezza, sono stati troppo a lungo bollati e criticati, spesso proprio dalle donne stesse. Ci sarà un motivo se i gialli sono considerati letteratura d’evasione e i romanzi rosa roba da donnette superficiali! Riprendiamoci la nostra leggerezza, allora, il nostro diritto a cedere, a mollare, a chiedere aiuto, a non essere all’altezza. Quello che conta è non perdere mai di vista noi stesse, i nostri sogni e le nostre aspirazioni. Recuperare il nostro diritto a essere folli, a evadere, a saltare ogni regola, a girare da sole, a sentirci realizzate quando ascoltiamo la nostra voce, non quella altrui, a non misurare il nostro valore sulla soddisfazione e l’appagamento delle persone (e degli uomini) che ci circondano. Sembra facile, sembra un concetto scontato, ma a volte scavando nel profondo di noi stesse scopriamo che non lo è quanto dovrebbe.

 

E.F.: Esiste una letteratura al femminile, non destinata alle sole donne, ma con caratteri peculiari che accomunano le scrittrici?

Roberta Marasco: Secondo me esistono un femminile e un maschile in letteratura, che non sono necessariamente il frutto di una mano femminile o maschile. È una sorta di tensione, che attraversa il testo e lo definisce, imprimendovi una direzione distinta. La scrittura maschile ha in sé una tensione verso ciò in cui si muove il personaggio, il sistema di regole, di valori, di norme che lo circonda, che si tratti della società o della natura o di un microcosmo più piccolo come la famiglia o la scuola. È in questa tensione che i protagonisti cercano il senso del proprio agire e del proprio sentire, che si sforzano di trovare una definizione. Semplificando un po’, potremmo dire che è una tensione verso il paterno, inteso come orizzonte di riferimento anche affettivo non solo normativo, ma altro da sé. Il femminile invece si definisce secondo me per una tensione di segno opposto, verso una dimensione interiore fatta di conflitti irrisolti, di ferite, di emozioni contrastanti, di bisogni insoddisfatti e di affetti in cerca di un nome. L’identità dei protagonisti si rispecchia e cerca una definizione in un orizzonte emotivo costellato di bisogni e urgenze e conflitti interiori. Semplificando anche qui, possiamo parlare di una tensione verso il materno, inteso come dimensione intima e affettiva, ma anche come ricerca di un equilibrio fra il familiare e l’estraneo, fra il bisogno di accettazione e quello di fuga da sé. Ma ripeto, non necessariamente corrispondono a una penna maschile o femminile e soprattutto possono convivere e alternarsi all’interno dello stesso romanzo.

 

E.F.: Secoli di silenzio imposto e modelli stereotipati che gravano ancora sulle donne possono condizionarne l’approccio con la lettura e la scrittura?

Roberta Marasco: Non credo, in realtà, anche se non ne sono del tutto sicura. Certo, esistono condizionamenti sociali che portano le donne a scegliere un determinato genere, fosse anche solo perché a consigliarglielo sono altre donne, a loro volta convinte che si tratti di letture “adatte a loro”. Soprattutto nell’infanzia si tende a dirottare maschi e femmine verso tipologie di letture diverse, con collane e codici cromatici distinti. La lettura però è un piacere troppo intimo e personale per non finire col trovare la propria strada, sempre e comunque. Quanto alla scrittura, il problema non nasce secondo me nell’approccio personale, ma nel rapporto con le logiche editoriali. Una donna giallista avrà probabilmente la vita più dura di un uomo ed è facile che da lei ci si aspetti comunque una trama sentimentale o qualche tematica tipicamente femminile. Ci sono generi, come i gialli, i thriller e i romanzi storici in cui le donne incontrano maggiori difficoltà, mentre quando un uomo si cimenta nel rosa il suo romanzo viene spesso promosso a commedia sentimentale e proposto (attraverso scelte di marketing, la copertina, il titolo, ecc.) come testo dal valore letterario superiore rispetto allo stesso romanzo pubblicato da una donna. Viceversa, una donna che pubblichi un romanzo con tematiche accostabili al “femminile di consumo” vede spesso il suo testo declassato, semplificato, ridotto agli spunti più accattivanti, nel modo in cui viene proposto ai lettori.

 

E.F.: Che colore ha la libertà?

Roberta Marasco

Roberta Marasco: Ciascuno ha il proprio, credo. Il mio è lo sfarfallio inquieto e instabile che mi sembra di vedere quando chiudo gli occhi.

 

E.F.: Quali sono i tuoi progetti futuri?

Roberta Marasco: Scrivere, scrivere, scrivere, compatibilmente con tutto il resto. Mi piacerebbe continuare a scrivere storie d’amore e vicende familiari, romanzi di evasione che ti riconciliano con le emozioni e ti fanno stare meglio con te stessa, ma scavando sempre più a fondo nei personaggi e nelle loro relazioni e magari rinnovandone alcune tematiche. Vorrei che non fosse necessario dover rinunciare alla leggerezza e al lieto fine per essere presi sul serio, e invece se non ci scappa il morto e senza drammi e tragedie in primo piano è difficile non essere liquidati come letteratura da due soldi. Chissà che a poco a poco il femminismo rosa non compia anche questo piccolo miracolo!

 

Written by Emma Fenu

 

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Blog di Roberta Marasco

 

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