Selfie & Told: Vespertina racconta l’album “Glossolalia”

Selfie & Told: Vespertina racconta l’album “Glossolalia”

Ott 22, 2017

“Brucia/ la notte/ Feroce/ Indomabile/ Gorgone/ le tue spire mi amano/ Dolcemente tremo/ Circondami/ Perché/ se una bestia desidero/ il dolore/ mi è più caro ancora/ […]” – “Samael”

Vespertina

Vespertina è lo pseudonimo di Lucrezia Peppicelli, cantautrice perugina sognante e fosca, già attiva nel gruppo grunge/shoegaze Vivienne the Witch, che dal 2013 gioca con la sua lingua natale, creando brani per curare le ferite del cuore.

Un amico cordiale ha descritto le sue composizioni come “melodie funeree”, canti dalle venature pop che raccontano un romanticismo luttuoso.

Tra le svariate date da lei compiute, ha dato supporto al cantautore luciferino King Dude, al gruppo newyorkese Feathers+Eyes e alla chitarrista canadese Kaki King, oltre a festival con diverse band della scena underground italiana.

Nel dicembre 2014 esce il suo primo singolo, Émeraude, compreso nella compilation di band umbre Humus, curata dall’associazione musicale perugina Doremilla.

Il 22 settembre esce per le etichette Dio Drone, Dischi Bervisti e Toten Schwan Records il primo ep “Glossolalia”, registrato presso lo studio LRS Factory di Roma sotto la supervisione di Lorenzo Stecconi (Lento) e anticipato dal singolo “Nuova York”, diretto dal maestro Francesco Ciavaglioli tra chiese in rovina e Wunderkammer spettrali.

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told!

 

V.: Da cosa deriva il nome Vespertina? Ti chiami davvero così?

Vespertina: Qualche tempo fa, alla fine di un mio concerto, una signora mi si avvicina e mi chiede davvero quale fosse il mio vero nome, se Lucrezia o Vespertina. Voi che dite? Vespertina è un aggettivo che deriva da “vespro” e vuol dire, appunto, della sera, crepuscolare, appartenente a quel momento in cui il giorno declina e va tramutandosi nella notte. È da sempre il mio momento preferito della giornata, dalla luce romantica e malinconica. Il Vespro è legato anche alla liturgia cattolica, indicando le preghiere serali, durante le quali si pratica la salmodia, ovvero il canto dei salmi, che ha molto influenzato l’estetica di Vespertina.

 

V.: Cosa c’è dietro al titolo di Glossolalia?

Glossolalia

Vespertina: La Glossolalia è l’espressione verbale di suoni, più o meno linguistici, incomprensibili. Come fenomeno anormale, indica i deliri verbali di alcuni malati di mente, caratterizzati dalla creazione volontaria di parole deformate che producono un linguaggio indecifrabile. Come fenomeno normale, risulta da fonemi articolati in forma musicale e tali quindi da esprimere, proprio per la musicalità che generano, degli stati d’animo. Nel cristianesimo primitivo, carisma consistente nella facoltà di pregare e lodare Dio con linguaggio insolito e sconosciuto, comprensibile soltanto da chi ha il dono dell’interpretazione”. Così recita la mitica Treccani, riassumendo perfettamente la mia idea. Nel mio caso, quel linguaggio indecifrabile è l’italiano, avendolo adottato relativamente da poco, nonostante sia la mia lingua madre. Ho sempre cantato in inglese, quindi l’italiano è stato per me una scoperta e un gioco, con il quale potevo sperimentare una nuova espressione creativa. Spesso, inoltre, le parole dei miei testi non si distinguono nettamente quando canto, dandogli un’accentazione diversa, tanto da riuscire ad avvicinarmi a quel concetto di linguaggio incomprensibile ma allo stesso tempo emozionante, quasi mistico.

 

V.: Nella vita di tutti i giorni sei davvero così lugubre come nella copertina del disco?

Vespertina: Diciamo che la prima cosa che mi piace visitare in una nuova città è sempre il cimitero, però non rinuncio alle serate belle trash, dove l’unico modello di condotta è Rihanna al carnevale di Rio. Il “crepuscolo” è naturalmente una parte fondamentale di me, maturatosi e raffinatosi negli anni. Quella passione per il nero e per la vanità delle cose e dell’uomo che rende le tue giornate belle cariche del nulla eterno. Comunque, in copertina è rappresentata una medium, ripresa anche nella serigrafia del vinile, nel bel mezzo di una seduta spiritica. Il contatto con l’aldilà e con il suo linguaggio è collegato al titolo del disco, un delirio sonoro ed emotivo, ma comunque con una sua logica per chi riesce ad interpretarlo. L’estetica vittoriana è stata resa eccellentemente dalle sapienti mani di Alessio Alberico, che è riuscito a ritrarmi nel modo più spettrale possibile, bubboni compresi.

 

V.: Dove si trovano i misteriosi luoghi del video di Nuova York?

Vespertina

Vespertina: La scelta delle location del video è stata importantissima. Colloquiando con il maestro Francesco Ciavaglioli, regista del video, abbiamo concordato quale fosse il concept dietro al video e quindi quali sarebbero stati i luoghi che ci avrebbero aiutato a raccontarlo. La storia è legata ad un viaggio interiore, un’ascesa verso il soprannaturale e il mistico, attraverso visioni macabre e il rito finale che preannuncia il martirio. È il percorso ad essere messo in risalto, mentre la corona/aureola è il simbolo di un dolore che (forse) avrà una sua ricompensa, prima o poi. La Wunderkammer da noi scelta è la Collezione Spallanzani dei Musei Civici di Reggio Emilia, che raccoglie reperti zoologici, botanici e chi più ne ha più ne metta, ma ha soprattutto una succulenta collezione di scheletri e di esseri deformi che ci ha fatto andare in brodo di giuggiole. La bella chiesa in rovina è invece in provincia di Grosseto, trovata completamente a caso, ma ci ha catturato subito, tanto da essere prescelta come luogo di sacrificio. 1000 km in un giorno, ma tanta soddisfazione.

 

V.: Dio è davvero così Drone? E la carbonara è una condanna o un piacere?

Vespertina: Dio Drone è dronissimo, nero come la pece e sterminato come un deserto, ma è stato il primo a credere nel mio progetto ed è un costante riferimento. Il suo cuore pulsa tra rumori e armonie dissonanti, ma è riuscito ad apprezzare il mio lato pop, seppure funereo. Come disse Nietzsche “Avete mai consentito a una qualche gioia? E allora, amici miei, voi consentiste anche a tutte le pene.”  Così ne è della carbonara, metafora di vita.

 

[…] L’innocenza/ è una cicatrice// Occhi blu del gelo infernale/ Qual è delle tue tre facce a cantare?/ Ritmo oscuro/ furioso/ Un piacere/ indomito/ Stringimi un altro po’/ Come astri nascenti/ si schiuderanno le mie mani/ In un sudario di stelle/ Ti avvolgerò oh mio re” – “Seventh Sorrow

 

Written by Vespertina

 

 

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Sito Alessio Alberico – La Scatola oscura

 

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