“Sul giornalismo” di Joseph Pulitzer: l’etica che tale mestiere dovrebbe contemplare

“Sul giornalismo” di Joseph Pulitzer: l’etica che tale mestiere dovrebbe contemplare

Ott 10, 2017

“Ogni forma di intelligenza necessita di essere coltivata: le più alte ne traggono il maggior vantaggio, le inferiori sarebbero altrimenti perdute. La prima opera di Shakespeare, Amleto, non è stata la prima, bensì la diciannovesima, scritta a crescita e maturazione avvenute, dopo il duro lavoro, l’esperienza, l’esercizio delle proprie capacità e un accumulo di sapere aggiunto dopo la composizione di altre diciotto opere. Se Shakespeare era un genio “nato”, perché allora non ha scritto Amleto molto prima?”  

Sul giornalismo

È il lontano 1904 quando il saggio Sul giornalismo, di Joseph Pulitzer, viene pubblicato per la prima volta.

In un volumetto di 127 pagine, edito nel 2009 da Bollati Boringhieri editore, è racchiuso il pensiero di un uomo, simbolo della tradizione giornalistica mondiale.

Agile e maneggevole, e dall’apparenza scarna, ancora oggi, a oltre un secolo dalla sua pubblicazione, il testo si presenta come una fonte di riflessioni importanti. Sulla professione di giornalista, sull’etica che tale mestiere dovrebbe contemplare e sul progetto, a lungo cullato da Pulitzer, di fondare una scuola di giornalismo.

Il saggio è composto da due sezioni.

Nella prima viene esplicitato il significato del mestiere di giornalista, così come Pulitzer lo intendeva, corroborato soprattutto dall’idea di dare vita a una scuola di formazione per persone atte a svolgere tale professione. Persone idonee, ma anche intellettualmente oneste.

In questa parte iniziale Pulitzer esprime le ragioni che l’hanno spinto a credere in un’istituzione scolastica, di cui avvertiva l’assenza, e perciò la necessità.

Nella seconda sezione, invece, il giornalista espone il suo pensiero a proposito dell’opinione pubblica e dell’influenza che quest’ultima ha sull’informazione. Anche se, più che di opinione pubblica, si potrebbe parlare di coscienza critica degli individui all’interno di una società.

“Abbiamo bisogno che nel giornalismo si sviluppi un senso di comunanza basato non sul denaro ma sui principi morali, sulla preparazione e sul carattere…”

Ma, trascurando momentaneamente il testo, è opportuno menzionare il suo autore. Non si può altrimenti commentare Sul giornalismo senza conoscere brevemente la vita di Joseph Pulitzer.

Ungherese di nascita, ma naturalizzato americano, raggiunge, nel 1864, a soli diciassette anni, gli Stati Uniti, paese che gli permette di realizzare la sua massima aspirazione: diventare giornalista.

Dopo aver preso parte alla guerra di Secessione intraprende il mestiere di cronista, che dopo poco abbandona per dedicarsi alla politica. Dapprima è presente nelle fila del partito repubblicano, in un secondo momento in quelle del partito democratico.

Politico sui generis, lo scopo primario del suo operato è fermare la corruzione, sia pubblica sia privata. Si racconta che per arrivare al suo scopo mettesse in pratica anche metodi poco ortodossi.

Quale per esempio, arrivare a minacciare coloro che non avevano comportamenti propriamente limpidi: il suo unico fine è portare avanti una causa di moralizzazione. Principio questo che lo accompagna costantemente, fino a essere linea guida della sua attività di giornalista ed editore.

Dopo la parentesi politica riprende la sua attività di cronista, cui affianca quella di coraggioso editore. Spesso, infatti, Pulitzer acquista giornali in cattive acque e ne risolleva le sorti.

Un modo onesto per guadagnarsi da vivere.Ha modo di affermare Pulitzer in più occasioni, a proposito del mestiere di cronista.

Uomo pragmatico, si fa propugnatore di un’informazione libera e svincolata da qualsiasi tipo di interesse.

E, per inseguire la verità dei fatti, non rinuncia ad avere un comportamento anomalo e al di fuori dagli schemi consueti.

La sua idea di fondare una scuola di giornalismo, da tempo in fase embrionale, è del 1892. Ed è con tenacia che si batte per vederla concretizzata, nonostante l’ostilità di molti. Lo scetticismo con cui viene accolta la sua proposta è grande, e gli arriva soprattutto dal mondo dell’informazione.

Joseph Pulitzer

Perché, sono numerosi coloro che non credono che il mestiere di giornalista si possa insegnare; e il loro disappunto si fonda sul principio del cosiddetto “fiuto della notizia”, connubio di intuizione, ingegno e scaltrezza. Ed è un principio secondo il quale sono pochi i fortunati a possedere la qualità per esercitare tale professione. Pulitzer, invece, sostiene con forza questo suo progetto, come si evince in maniera dirompente dal suo saggio Sul giornalismo.

È talmente convinto della giustezza della sua idea che la propone al preside della Columbia University, offrendosi perfino di finanziarne i corsi. Dopo aver combattuto la sua battaglia personale, la scuola prende vita nel 1913, pioniera delle scuole di giornalismo nel mondo.

La prima assegnazione del premio Pulitzer avviene nel 1917, ma il giornalista non avrà modo di assistere alla consegna dei premi, perché si è spento nel 1911 a Charleston.

Nel suo testamento, rappresentato da un ingente patrimonio, il fautore del libero pensiero prevede un lascito di svariati milioni di dollari destinato alla Columbia University, al fine di veder assegnati 12 premi ogni anno.

Non solo per il giornalismo, ma anche per altre branche di competenza. Oggi, il comitato che presiede alla consegna di tali riconoscimenti è noto come il Pulitzer Pride Board.

Ma l’eredità che Pulitzer ha lasciato alla collettività non si può monetizzare, perché la sua è un’eredità fatta di convincimenti, intellettuali e morali, di notevole valenza, nonostante il tempo trascorso.

“Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola? Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?”

È questa la domanda che Joseph Pulitzer si pone a inizio Novecento, convinto che la risposta dipenda molto dalla qualità dell’informazione, che si può insegnare attraverso adeguate tecniche giornalistiche.

Anche Pulitzer è convinto che sia indispensabile un’innata predisposizione a tale mestiere, che può essere migliorata tramite la frequentazione di una redazione.

Ma aggiunge anche, che se la tecnica si può insegnare, il coraggio morale invece no, non può essere insegnato. Perché è connaturato al singolo individuo.

“Nel tentativo di identificare le fonti, il potere e i limiti dell’opinione pubblica è innanzitutto necessario determinare cosa sia l’opinione pubblica. Secondo il dizionario Webster l’opinione privata è il “giudizio o il sentimento che la mente si forma riguardo a cose e persone…”

Confezionato con scrittura fluida e puntuale, del tutto comprensibile anche per i non addetti ai lavori, il saggio non è per nulla sovraccaricato di concetti e di una fraseologia specifica.

Nonostante nel testo vengano discussi principi importanti, si presenta al lettore come una lettura non soltanto scorrevole, ma estremamente interessante, la quale introduce al pensiero di un’icona della tradizione giornalistica internazionale. Un uomo, paladino dell’editoria, intesa come un sistema di autenticità e limpidezza, convincimenti, tutti, che nulla hanno a che fare con il pensiero conformista.

Quindi, dal volume Sul giornalismo si evince la figura di un grande innovatore, grazie soprattutto alla sua idea di dare vita a una scuola di giornalismo in tempi in cui, soltanto parlare di tale istituzione, era considerato un’eresia. Ma Pulitzer, nel suo saggio si esprime con levità, come solo i grandi sanno fare.

E lui lo fa con una chiarezza non solo di mente ma anche di cuore, quella che ha partecipato al suo esemplare obiettivo: farsi interprete per divulgare un’informazione che fosse libera espressione, e non inquinata da elementi esterni, quale il potere politico innanzitutto.

Infine, a concludere il volume un’eccellente postfazione di Mimmo Candito, nel quale viene maggiormente esplicitato il credo di Pulitzer; postfazione in cui un altro grande giornalista così si esprime.

“Di fronte alle mutazioni che angosciano oggi il giornalismo, chiamato a un compito nel quale deve avere la capacità di reinventarsi senza tradire la propria storia e la propria identità genetica, le lontane parole di Pulitzer valgono oggi più di allora.”

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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