“Sardegna mon amour” di Daniela Bertulu: la profonda consapevolezza della nostra solitudine

“Sardegna mon amour” di Daniela Bertulu: la profonda consapevolezza della nostra solitudine

Ott 10, 2017

Daniela Bertulu, cinquantunenne romana ma, come denuncia il suo raro cognome, con origini sarde da parte del nonno paterno, di Ozieri (SS), è un’artista a tutto campo, con una formazione prettamente classica.

Sardegna mon amour

Oltre che di scrittura, si occupa di fotografia e pittura, avendo seguito gli insegnamenti di pittori della scuola romana e in contatto con Lawrence Ferlinghetti, e gestendo per alcuni anni la galleria d’arte contemporanea “Il Cielo” a Roma.

Attualmente impegnatissima anche in campo teatrale, è cosmopolita e legata agli ideali della beat generation; ha vissuto in un villaggio hippy australiano e in un kibbutz israeliano, raccogliendo moltissimo materiale utile al suo mondo creativo. Il mondo femminile assume quasi sempre ruolo centrale nella sua scrittura, ove riesce a creare una straordinaria commistione di immaginario e vissuto autobiografico. Ha all’attivo diverse pubblicazioni, esordendo nel 2010 con Caduta libera, Iacobelli editore, che suscitò molta attenzione anche presso i media nazionali, comprese le reti televisive RAI.

Sardegna mon amour è la seconda edizione di un racconto che era contenuto nella silloge narrativa del 2012 Nel buio, Arduino Sacco editore.

Pubblicato a giugno del 2017 dalla casa editrice Kimerik nella collana narrativa Kimera, Sardegna mon amour è un delicato gioiello di scrittura lieve, connotata dalla brevità del fraseggio, dalla forte incisività e da elegante movenza musicale e rappresentativa.

Poche le figure che compaiono nella narrazione, tre quelle principali, un uomo e due donne. Una vicenda che si snoda rapida tra Roma e Milano, da un lato, e il nord della Sardegna, Sassari in particolare, dall’altra.

Difficile inserire in un genere ben definito la narrazione, ricchissima di connotazioni che vanno dall’analisi psicologica, a quella della formazione, al sociale, all’ambientale. Infine, al giallo, con tanto di morte violenta e di indagini e interrogatori presso il Commissariato di Polizia.

Sergio, quarantacinquenne imprenditore nel settore delle costruzioni, uomo di successo ma senza alcuna prospettiva. Uomo solo per eccellenza. Lo sa benissimo, lo accetta, in cambio di un mondo ai suoi piedi e della soddisfazione dell’istinto maschio, sesso, animalità. Deve costruire, costruire ancora, ville a schiera sul mare in una zona della Sardegna ancora vergine, una terra da usare e abusare, per vile denaro, come tante donne nella sua vita.

Donne come Loredana, ballerina nei nights, schiava dei soldi e della droga della carne, ormai calata in un’identità fasulla, ma che di quando in quando sentiva uno spiraglio di possibilità in un punto lontano dell’essere.

Poi Barbara, ammaliatrice, bellissima, uscita all’improvviso dal buio, in una strana notte in cui tre solitudini casualmente s’incrociano. Donna dal passato tempestoso, un po’ prostituta borderline, un po’ selvaggia anima gitana. Ognuno dei tre personaggi compie porzioni di viaggio a ritroso, alla ricerca di un possibile futuro diverso e più autentico, in un presente in autentico. C’è luce in fondo al tunnel?

Daniela Bertulu

Il lettore, di fronte a una scrittura veloce, ma attenta ai particolari, in poche pagine ha già l’impressione di sapere tutto dei protagonisti o, almeno, tutto quello che c’è da sapere. Ogni cosa si svolge alla presenza di un’isola sacra, l’isola sarda, che pare parlare dal profondo della sua antichissima storia a nome di un popolo cui da voce l’interiorità della gitana entrata in simbiosi con la Natura: la profonda consapevolezza della nostra solitudine, noi sardi siamo soli ma non sofferenti, siamo silenziosi animali selvatici, non ci distruggerai, le tue case non riusciranno a togliere potere a noi e alla sacra terra.

Sandro si ritrova, dunque, una volta atterrato col suo jet privato in Sardegna, nel cuore della sua colpa.

Tutto ciò che è importante si svolge qui, tra la città e il mare, un suicidio, un omicidio, un improvviso amore, avvolti da un alone di mistero, quasi d’incantesimo, alla ricerca di tante risposte che, paiono difficili da trovare, al pari di quella vita vera che ognuno, in fondo, avrebbe voluto conquistare.

Un finale spiazzante, tra germi di follia o semplice non sense ma, pare suggerirci l’autrice, che proprio questo sia il senso di queste esistenze.

Ottima prova di una valente autrice che lascia al lettore il desiderio di leggere ancora e ancora e la voglia di conoscere di più di questa avvincente trama.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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