Selfie & Told: il cantautore Michele Scerra racconta l’album “Torneranno i poeti”

Selfie & Told: il cantautore Michele Scerra racconta l’album “Torneranno i poeti”

Ott 8, 2017

“Quello che non possiamo permetterci è concederci un pianto,/ Perché a parte lo sfogo agli occhi del mondo hai perso solo del tempo/ Quello che non possiamo permetterci è pensare al dolore,/ Perché il mutuo, la casa, la sveglia, la spesa, il denaro, l’ascesa.// Quello che non possiamo permetterci è un lunghissimo abbraccio,/ Perché adesso non posso devo andare a lavoro e sono già in ritardo/ Quello che non possiamo permetterci è la rivoluzione,/ Perché il mondo risponde soltanto allo stimolo di azione e reazione.// […]” – “Come glicine”

Michele Scerra

Nascere a sud significa essere destinati a partire.

Non tutte le partenze prevedono un ritorno, ma ogni tanto arriva il momento in cui senti il bisogno di cambiare un destino già scritto e allora decidi di ricominciare.

L’unica gioia al mondo è cominciarescriveva Cesare Pavese.

Trovare il gusto di tornare da dove si è partiti per cominciare un viaggio tutto nuovo è doppiamente bello, perché hai il vantaggio del ritorno.

Andare alla ricerca delle radici sarà un percorso lungo e non ci vorrà un solo disco, ma i dischi serviranno proprio a tracciare la strada, cosicché una volta giunti a destinazione si potrà ricominciare, prendendo un’altra strada ancora.

Eccomi, io sono Michele Scerra e questa è la Selfie & Told nella quale racconto il mio album “Torneranno i poeti”.

 

M.S.: Sai cos’è un’auto-intervista?

Michele Scerra: Penso che si tratti di uno spazio promozionale, dove parlare di sé in maniera accattivante.

 

M.S.: Perfetto, comincia.

Michele Scerra: Ho 35 anni e scrivo canzoni. Amo il blues, il folk del sud del mondo e una serie di musicisti che scrivendo canzoni hanno attraversato e reinventato quei suoni. Sono profondamente idealista, non credo all’evoluzione passando dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e credo ancora alla funzione socio/politico/culturale della musica, che in nome dell’intrattenimento e del profitto immediato si sta perdendo.

 

M.S.: Ti definiresti un cantautore impegnato?

Torneranno i poeti

Michele Scerra: Direi un cantautore interessato, preoccupato, appassionato. Una cosa che non riesco a capire di quest’epoca è il fatto che occuparsi di temi sociali sembri una cosa “vecchia”. Quella che un tempo veniva definita musica impegnata oggi non ha abbastanza “hype” fra i giovani. Libertà è una parola che per molti può essere scontata, ma negli ultimi anni quel senso primigenio sta variando sotto forme di libertà concessa. Comprendo bene la logica di mercato e quanto l’industria discografica, che un tempo aveva la disponibilità economica per rischiare, oggi con la morte della discografia deve calcolare tutto. Deve sbaragliare “i nemici”. Anche per questo ha inglobato l’underground, così da avere il nemico in casa, per domarlo meglio. Ma quello che mi stupisce è il fatto che molti artisti non sentano più la necessità di occuparsi attraverso la loro arte, che resta una forma di comunicazione filtrata dalla propria sensibilità, di ciò che succede nella società. Eppure non mi sembra che stiamo vivendo un’epoca di cui andare fieri dal punto di vista socio/politico/economico, basta aprire i giornali per capirlo. Oggi, salvo poche eccezioni in grado di fare numeri anche parlando di ciò, tutto il resto è intrattenimento; che è una cosa che fa parte della musica (fa parte anche della mia), ma non può essere l’unico ingrediente.

 

M.S.: Per quanto hai intitolato il tuo disco “Torneranno i poeti”?

Michele Scerra: Questo è un pessimo modo di introdurre l’argomento del disco nuovo.

 

M.S.: Lo so, ma è un’auto-intervista e faccio quello che mi pare.

Michele Scerra: Capisco. I poeti, non solo quelli canonici, leggono fra le righe e svelano ciò che non tutti gli uomini sono in grado di comprendere. L’artifizio dell’arte serve proprio a questo. Il disco è una raccolta di nove canzoni di questo tempo. Si parla di speranza che non arriva dall’alto, di sensibilità, di ricerca della bellezza. Torneranno i poeti più che un titolo è un auspicio. L’auspicio di tornare a riconoscere la bellezza, che non è mai legata ad un bene materiale, ma sempre al piacere che l’uomo prova nel fare qualcosa con gli altri e per gli altri. I poeti appartengono a quella categoria in grado di svelare ai nostri occhi questa bellezza.

 

M.S.: Che suono avrà?

Michele Scerra

Michele Scerra: Nel disco hanno suonato tanti musicisti (Fulvio Renzi, Gianfrando De Franco, Davide Calabretta, Giovanni De Sossi, Gianfilipo Boni oltre al sottoscritto) per questo il suono è vario. Parte da una scrittura asciutta folk/blues e si muove fra archi, fiati, synth. Si tratta dell’inizio di una ricerca sonora che da nord (dove ho vissuto fino a tre anni fa) si sposta verso sud (dove vivo adesso). È un suono che si muove e cambierà, soprattutto dal vivo con l’utilizzo di percussioni e chitarre. La terra dove vivo è il luogo che genera il suono, è l’inizio di una ricerca che per fortuna non so dove mi porterà.

 

Questa terra che è polvere, storia e visione,/ È sbranata da branchi famelici che lasciano tracce ed un putrido odore,/ Poi resti umani che si ricompongono, con degna passione// È il profitto che conta e non le persone,/ È la sconfitta più amara dell’uomo al potere,/ Sei mangiato soltanto dalla smania di avere,/ Ti consuma il piacere di accumulare// Qui la morte è soltanto un problema volgare,/ Ruba tempo ai progetti e non fa guadagnare/ Ma fa perdere tempo e non fa lavorare,/ Ci fa perdere tempo, denaro e poltrone.// […]” – “Annegando

 

Written by Michele Scerra

 

 

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