Meditazioni Metafisiche #6: la psicoanalisi e l’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung

Meditazioni Metafisiche #6: la psicoanalisi e l’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung

Set 29, 2017

Sapete cosa hanno fatto quelli della psicoanalisi?

 

Meditazioni Metafisiche #6

Hanno strappato qua e là concetti dalla filosofia schopenhaueriana e li hanno riadattati a modo loro, cambiando il linguaggio e i significati, facendo solo confusione, scrivendo libri a profusione per confondere ancor di più le acque. Concetti come, ad esempio, l’inconscio collettivo di Jung è la volontà una e identica in tutti gli esseri di Schopenhauer, spiegata in maniera magistrale dal filosofo e resa incomprensibile dallo psicoanalista.

La psicoanalisi è, in un certo senso, figlia della visione cartesiana del mondo, di quel famoso razionalismo del dubito cogito ergo sum. Per fortuna però, dopo Cartesio, Kant prima e Schopenhauer poi hanno riportato le cose a posto, nel senso che ci hanno detto che, per quanto la ragione si sforzi di schematizzare e modellare la realtà, questi schemi e questi modelli rimangono solo immagini condizionate dalle categorie dell’intelletto, e in quanto immagini, appunto, per quanto potranno aderire alla realtà, non saranno mai la realtà stessa.

Si può dimostrare in molti modi che la psicoanalisi è un rovesciamento del significato profondo della dottrina della volontà schopenhaueriana. L’insufficienza di Freud sta nel non aver compreso la relazione tra la volontà e l’intelletto, tracciata dal grande maestro, e nello stesso tempo il gap che li separa e tutto ciò che questo comporta in termini psicologici e filosofici.

Freud accetta la verità schopenhaueriana secondo la quale noi siamo vissuti dalla natura che, come cieca pulsione, dirige ciò che facciamo e ciò che ci accade, ma, come un bambino ingenuo, è convinto che la volontà sia sondabile in se stessa, attraverso i paradigmi della ragione, che per lui non sono più rappresentazioni illusorie di immagini (come in Schopenhauer), bensì strutture d’ordine di una realtà, ritornando così al realismo hegeliano e all’ottimismo della stessa ragione che pretende di scoprire le regole del gioco. Qui è chiaro che non aveva capito un bel nulla di quella filosofia, perciò io non esito a dire che la psicoanalisi sia da gettare nel cesso.

Per dimostrare ciò voglio prendere una citazione di Schopenhauer da “Il mondo come volontà e rappresentazione”, dove lui si appresta ad analizzare l’arte dei suoni, cioè la metafisica della musica. Dice Schopenhauer:

Arthur Schopenhauer

Nel mentre io abbandonavo tutto il mio spirito all’impressione della musica, facendo poi in seguito ritorno alla riflessione e al corso dei pensieri esposti nell’opera presente, venni a una conclusione sulla sua intima essenza e sul modo della sua relazione col mondo, la quale per necessaria analogia era da supporre fosse di natura imitativa. Tale conclusione essendo per me stesso sufficiente appieno, e per la mia indagine soddisfacente, sarà forse egualmente luminosa per chi mi abbia seguito finora convenendo col mio concetto del mondo. Ma di quella conclusione fornir la prova, riconosco esser cosa sostanzialmente impossibile; perché essa ammette e stabilisce un rapporto della musica, come rappresentazione, con ciò che per essenza non può mai essere rappresentazione; e la musica vuol considerata come immagine di un modello, che non può direttamente venir rappresentato esso medesimo. Non posso quindi fare altro, che qui, al termine del terzo libro, principalmente consacrato all’esame delle arti, esporre quel giudizio, ond’io m’appago, sulla mirabile arte dei suoni; e il consenso o il dissenso dipenderà dall’effetto prodotto sul lettore per una parte dalla musica, per l’altra da tutto l’unico pensiero, ch’io comunico in quest’opera. Ritengo inoltre necessario, perché si possa accogliere con piena persuasione l’indagine, che ora farò, intorno al senso della musica, ascoltar musica spesso, riflettendovi durevolmente. Ed anche a ciò occorre esser già molto famigliare con tutto il mio pensiero.”

La psicoanalisi è, quindi, da riscrivere. Non è una scienza, lo ha dimostrato Popper. Anche Freud – per la verità – non la valutava come tale; la considerava una teoria ancora da concludere.

La psicoanalisi è una disciplina che parte da premesse sbagliate e giunge a conclusioni non del tutto scorrette. Nonostante Freud dichiarasse che la genesi della psicoanalisi si trovi nella dottrina schopenhaueriana, egli ha trascurato di considerare tutto ciò che di fondamentale vi è in Schopenhauer, perciò, a conti fatti, Schopenhauer non è il precursore di alcuna psicoanalisi.

Questo pensatore ha parlato di un errore, ossia dell’errore della volontà in quanto si manifesta come individualità, un errore di fondo che causa l’aberrazione dell’io.

Jung molto più appropriatamente ha parlato di inconscio collettivo, concetto molto antico preso dalle filosofie orientali, in opposizione all’inconscio personale, il quale è condiviso da tutti gli uomini e deriva dai loro comuni antenati. Esso rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani.

L’inconscio collettivo contiene gli archetipi, cioè le forme o i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture; è comune a tutti e restituisce un senso migliore del sé ideale, più di quanto non faccia l’ego o il sé cosciente.

Esso dirige il sé, attraverso archetipi, sogni e l’intuizione, e guida la persona a commettere errori con uno scopo, vale a dire quello di spingere la sua psiche verso l’individuazione o l’auto-realizzazione. Questa si ha alla fine proprio attraverso lo smantellamento dell’ego per giungere a quella dimensione di totalità di cui parlava Schopenhauer, in linea col buddhismo e col cristianesimo mistico. In questo senso siamo tutti malati che dobbiamo guarire, in quanto confinati nella dimensione egoica.

Carl Gustav Jung

Che la psicoanalisi non sia una scienza è una sua fortuna, altrimenti sarebbe stata già falsificata, secondo Popper. Tuttavia, secondo il mio giudizio, essa rappresenta una disciplina (chiamiamola così) che ha falsificato le premesse filosofiche di Schopenhauer; quindi, checché ne dica Freud, Schopenhauer non è affatto il suo precursore. Anzi, per essere onesti, dobbiamo dire che Freud è stato il grande mistificatore del Maestro, ed ha le stesse colpe di Nietzsche.

La psicoanalisi non dà alcuna cura ai disagi della psiche, dà piuttosto una lettura alquanto contorta e attorcigliata dei moti misteriosi della volontà umana, lettura che sarebbe meglio lasciarla alla filosofia, alla letteratura, alla poesia e ai miti greci, che l’hanno fatta in maniera più calzante e più semplice, oltre che più grandiosa.

La psiche fa parte del fenomeno dell’individuo, e quindi subisce le influenze non solo culturali, della storia e dei rapporti sociali e privati, ma anche dell’età del soggetto, sicché si ha la psiche dell’infanzia, dell’adolescenza, della giovinezza, della maturità e della vecchiaia. Bisogna però distinguerla dal carattere, che non partecipa del tempo, in quanto immutabile. La psiche dell’uomo si potrebbe definire, un po’ forzosamente (ma in linea con l’idea kantiana e schopenhaueriana), come quell’ente che esprime i vari modi in cui si manifesta il carattere dell’uomo, attraverso l’età, l’epoca e l’ambiente in cui vive.

Secondo Schopenhauer, la sofferenza parte dalla volontà, di cui l’organismo è l’oggettivazione, ed è chiaro che il piano psicologico e biologico rappresenta il prius su cui si costruisce il posterius culturale. Se l’uomo è una concrezione di mille bisogni, a partire da quello della fame, la cultura altro non è che una sovrastruttura che riporta il bisogno su un piano superiore.

Ad ogni modo, se si vuole conoscere l’uomo, consiglio la lettura delle massime di Chamfort e La Rochefoucauld; se poi si vuole conoscere l’uomo nella società, allora Machiavelli e Hobbes.

 

Written by Andrea Grieco

 

 

Info

Il quadro ripreso nel manifesto visivo Μεταφυσικοί Διαλογισμοί è un prestito dall’opera Over the town di Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985). In foto Carl Gustav Jung.

Rubrica Meditazioni Metafisiche

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4 comments

  1. Che la psicoanalisi “moderna” sia figlia di Schopenhauer è un dato di fatto, e Jung lo celebra nei suoi scritti. Che anche Schopenhauer abbia avuto dei maestri è un dato di fatto. Ognuna di queste menti ha avuto la possibilità di esplorare l’inconscio e ha potuto spiegare ciò che ha capito con i propri mezzi. Che oggi qualcuno preferisca Schopenhauer a Jung (e viceversa) è un dato di fatto, ma c’è anche chi prende entrambi come sommi maestri.
    Qualcuno direbbe: non capisco Schopenhaeur, è incomprensibile. Perché non è semplicissimo seguire il lungo discorso che il filosofo espone nei suoi scritti, ci vuole tempo, pazienza, dedizione ed una capacità di contemplazione notevole.
    Tu dici: non capisco Jung, è incomprensibile. Ritengo che sia un’affermazioni simile alla precedente.
    Il mio rapporto con questi navigatori della psiche è il medesimo, devozione e contemplazione.
    Fare di tutta la psicoanalisi un fascio mi pare esagerato, perché son in accordo con te per le cantonate che ha preso Freud, Cartesio ed Hegel, sono in accordo con i danni che hanno prodotto, ma erano uomini, non possiamo distruggere tutta la loro opera, ma conoscerla ed andare avanti. E penso che questa sia la grande scommessa della “canoscenza”.
    Per tornare a Carl Gustav Jung: ha ripreso il pensiero di Arthur Schopenhauer perché lo riteneva validissimo, ed è questo che noi uomini vivi facciamo: riprendere il pensiero di chi ci pare valido, e con le nostre parole cerchiamo di portare al presente ciò che loro hanno riportato nel loro presente. Che poi uno abbia scavato maggiormente nella filosofia e concetti e l’altro invece abbia voluto verificare anche con i suoi strumenti analizzando la psiche ed i sogni delle altre persone io non lo vedo uno svantaggio, anzi, è un continuare sulla stessa linea. Ovviamente tempi diversi, parole diverse, vite diverse.
    Ritengo che non ci sia nulla da gettare nel cesso. Neppure questo articolo che denigra la psicoanalisi, perché è fonte di riflessione e conoscenza del tuo pensiero, sempre in movimento, ed audace nel suo percorso.
    Inoltre quando tu scrivi: “La psicoanalisi è, quindi, da riscrivere. Non è una scienza, lo ha dimostrato Popper. Anche Freud – per la verità – non la valutava come tale; la considerava una teoria ancora da concludere.” bisogna ragionare sul fatto che molto è stato fatto successivamente, estrapolato, mal utilizzato… è come se dessimo la colpa ad Einstein per l’utilizzo errato dell’atomica. La psicoanalisi, oggi è fraintesa, ti do ragione. Freud è diventato il dio della psiche, mentre dovremo volgere lo sguardo ai Greci od ancora più indietro all’induismo per captare l’inizio di questa indagine che l’uomo ha voluto raccontare. Filosofi, poeti, psicoanalisti, pittori, musicisti, ognuno di loro ha portato un tassello, quel tassello a cui erano chiamati. Hanno saputo ascoltare.

    Alessia Mocci

    • Hussein /

      Commento perfetto. Se è da buttare nel cesso la psicanalisi, allora è da buttare nel cesso qualsiasi teoria o pratica non scientifica che viene fraintesa, proprio perché non esprimibile matematicamente.
      Non c’è bisogno di distruggere una cosa che perde valore già intrinsecamente

  2. Aramires /

    Freud e Jung possono dire quello che vogliono, ma sono stati i due più grandi disonesti della storia dellla letteratura. In particolare Freud quando vanta la scoperta dell’inconscio e la liberazione degli impulsi (non solo sessuali) deve dire grazie a Nietzsche: copiò interi aforismi da questi, modificandoli solo un po’, senza mai citare le vere fonti d’ispirazione. La disonestà anche intellettuale di Freud è ormai cosa provata (v. Onfray). Chi pensa che la psicoanalisi abbia le radici in Schopenhauer, non ha compreso nulla né della filosofia, né della questione psicianalisi.

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