Sardegna da scoprire: Nora, la città crocevia di storia e culture

Sardegna da scoprire: Nora, la città crocevia di storia e culture

Set 17, 2017

Arrivo a Nora di pessimo umore.

 

Nora

Del resto ho le mie giustificazioni, come si fa a non essere inviperiti, arrivando da Cagliari, quando si passa davanti a quella mostruosità costruita dall’uomo, a Sarroch.   

Il fumo nero delle ciminiere della raffineria sembra avermi contagiato pure l’umore, non solo i polmoni.

Comunque non è che Cagliari mi abbia entusiasmato, egualmente, ma ne parleremo un’altra volta. Via, via verso Nora e Bithia. Giornata eccitante, nonostante il pessimo inizio.

Paghiamo l’ingresso, ovviamente.

Sono completamente fuori dalla mia solita zona di esplorazione, ma se non visiti Nora sembra che ti manchi qualcosa, sempre. Nora è il tarlo che rode ogni studioso e appassionato di archeologia sarda, la Città di Norace, o dei Nurachi molto più plausibilmente, quella più antica della Sardegna.

O forse era solo quella più conosciuta in epoca romana, quando cominciano a girare le storie sulla sua nascita.

Fondata da Norace, figlio di Ermes che arrivava Udite Udite da Tartessos che, ovviamente non è in Sardegna, ma in Spagna.

Comunque Nora è la città dove i romani insediarono il primo governo provinciale, appena iniziata la lunga guerra d’occupazione di quell’Isola. Ma non siamo qui a discutere di opinioni o di castronerie, pur se scritte duemila anni or sono.

Nora è splendida, metà inghiottita dal mare, i moli sommersi, insieme alle costruzioni adiacenti all’antico porto.

Ci possiamo accontentare di quello che è rimasto, ve lo assicuro. Naturalmente la Nora che visitiamo è una città prettamente romana, col suo teatro, i mosaici ai pavimenti delle ville più ricche, la il gusto scenografico costruttivo che, ai romani, non mancava di certo.

Nora – mosaici

Del resto pagavano gli sconfitti, perché badare a spese?

Ma se si indaga un po’ più a fondo, si trovano, nella parte più densamente abitata della città antica, ancora le case costruite con la tecnica “a telaio” tipica tecnica importata dal Libano. Chiamiamola pure fenicio-punica, per non suscitare l’ira funesta di chi porta la verità in tasca.

In effetti è una tecnica inconfondibile, la si distingue subito, elementi portanti alzati a distanza fissa uno dall’altro, poi riempiti, sembra a casaccio ma in realtà accuratamente, di pietre e malta.

Se queste mura han resistito fino ad oggi, comunque, possiamo affermare che era una tecnica costruttiva efficace.

Scaviamo più a fondo, con la nostra ricerca, ed eccoli lì, onnipresenti, i segni di fondazione nuragica. Un pozzo nuragico, vicino alle terme romane a mare, resti di ceramica micenea più o meno del periodo in cui detta civiltà fu distrutta.

Qualche nuraghe, anche, qualche spezzone di muro, non tanta roba ma senza dubbio i primi costruttori di Nora erano nuragici, magari gli stessi che, non sapendo né leggere né scrivere, hanno inciso la famosa stele col nome  BSRDNS che tante polemiche attizza tra chi asserisce che i sardi non scrivessero, non leggessero, non navigassero e chiamassero stranieri per farsi costruire case, templi e statue, e chi, magari meno coltamente ma sicuramente con maggior senso pratico, afferma che tutte le cose negate sopra, in realtà siano possibili se non, scandalo, probabili.

Comunque noi, da buoni visitatori, anche se disincantati, prendiamo per buone le spiegazioni che ci vengono propinate.

Ognuno di noi ha un cervello, lo userà per trarre le proprie, di conclusioni.

Nora è costruita su una penisola, quindi se le rovine, splendide, ve lo assicuro, non vi intrigano, guardate il mare, lo stesso che ha portato per secoli la ricchezza di Nora, con navi che andavano e venivano da Micene e dal Nord Africa, sicuramente, e chissà da e verso quali altri luoghi.

Sognare non è proibito, ancora.

Pensate che possiamo persino pensare che le navi, quelle più antiche, che partivano dalla Nora primogenita fossero sarde.

Tranquilli, anche se qualcuno lo vorrebbe, pensarlo e dirlo non è ancora un reato.

Nora – teatro romano – Sardegna

Ce ne andiamo da Nora sorridenti.

Bithia invece è una delusione.

Praticamente non esiste. Sì, si vede il Cothon, ormai diventato uno stagno, si vedono le basi di un tempio antico, sotto la torre aragonese che domina il paesaggio. Ma la città è sotto la spiaggia e la spiaggia è una meta ambita dai turisti.

Del resto come biasimarli, il mare è magnifico. Lasciamoli in pace i turisti, e lasciamo Bithia riposare sotto le loro chiappe stese al sole. Ci basta la suggestione di un nome che porta alla mente antiche meraviglie.

Le Bithie, donne con le pupille doppie, che leggevano il futuro ed il destino di ogni uomo. Destino che molti vogliono conoscere, anche ora, pure se, nella molta parte dei casi, sarebbe meglio ignorare.

 

Written by Salvatore Barrocu

 

 

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