Meditazioni Metafisiche #3: l’etica, ovvero la legge morale da Kant a Schopenhauer

Meditazioni Metafisiche #3: l’etica, ovvero la legge morale da Kant a Schopenhauer

Set 8, 2017

“Tutta la mia filosofia si lascia riassumere in una frase: il mondo è la volontà che conosce se stessa.” – Arthur Schopenhauer – “I Manoscritti”

 

 

Meditazioni Metafisiche 3

Il filo conduttore del pensiero schopenhaueriano nella costruzione de “Il Mondo come volontà e rappresentazione” è nelle tre critiche di Kant, perché se si osserva bene la quadruplice divisione che egli ha fatto del libro, abbiamo la gnoseologia nella prima parte, la spiegazione della volontà come fenomeno e come cosa in sé nella seconda, l’estetica dell’arte nella terza e l’agire morale nella quarta.

Nelle prime due c’è la “Critica della ragion pura”; nella terza quella del giudizio e nella quarta la “Critica della ragion pratica”. Conseguentemente in Schopenhauer l’influsso kantiano è enorme.

Lui stesso ha detto che la sua filosofia è il completamento di quella kantiana, esemplificata ed epurata dagli errori. Tuttavia il discorso sulla volontà lo pone molto al di sopra di Kant, per tutto ciò che egli riesce a ricavarne e soprattutto per la compattezza della dottrina che deriva dal suo ragionamento.

Quello che si deduce dal pensiero di Schopenhauer non si può dedurre da Kant. È qui che egli assume le dimensioni di un gigante; perché, dopo aver assorbito profondamente il pensiero del Maestro, ha condotto la sua filosofia alle vette più alte della conoscenza.

Qualcosa bisogna rivedere in entrambi, come ad esempio l’idea del sommo bene. Il sommo bene conduce i due filosofi ad avere un barlume di una visione più positiva della cosa in sé, in Kant nell’esperienza etica dell’uomo, ed in Schopenhauer, attraverso la medesima esperienza che lo conduce verso la negazione della volontà, che è il punto che poi tocca la mistica come esperienza positiva quando la filosofia conclude con un linguaggio negativo.

Kant nell’etica si contorce con l’Imperativo categorico della ragion pratica e con l’uomo visto come fine; quando invece Schopenhauer, attraverso il discorso dell’abbandono della volontà, riesce ad agganciare la mistica e, una volta chiusa la filosofia, lascia a lei la parola. [Nessuno dei due ha parlato dell’amore però: e questo è grave!].

Tuttavia Schopenhauer con la metafisica della volontà e con la precipitosa spiegazione della stessa da una parte come cosa in sé e dall’altra come fenomeno, ha bypassato diversi problemi, lasciando in sospeso il concetto di libertà, che egli addirittura pone nel carattere intelligibile dell’uomo, che si fa da sé su un piano trascendente e che poi scende, non si sa bene come, nel mondo della necessità relazionandosi con quello immanente (una spiegazione alquanto rischiosa); poi la gioia dell’arte come espansione e altri ancora, come quello dell’ente di luce che si contrappone all’oscurità della volontà e che non ha nulla a che spartire con il mondo; e che pure sta fuori del fenomeno come la volontà stessa, al di là dello spaziotempo e della materia; ente di luce che, sebbene nessuno conosce, tutti segretamente vi sono attratti e vi aspirano.

Nell’etica kantiana troviamo che quelle che erano le tre idee della Ragione metafisica, fallaci sul piano teorico, che non trovavano spiegazione nella dialettica trascendentale e che dimostravano l’illusorietà e l’inganno della metafisica quando pretendeva di presentarsi come scienza, ora acquistano invece valore sul piano pratico, morale, divengono corollari della legge morale, compaiono come postulati della ragion pratica.

Per questa ragione Kant formula i postulati etici come proposizioni teoretiche non dimostrabili e assolutamente necessarie riferite alla legge morale e alla sua condizione di pensabilità ed esistenza.

Crocifissione – Salita al Calvario – Giotto

I tre postulati sono: l’immortalità dell’anima: poiché solamente la condizione di santità reca l’uomo al sommo bene, e poiché essa è possibile solo nell’aldilà si deve affermare che il soggetto morale ha a sua disposizione un tempo illimitato ed infinito. L’esistenza di Dio: Dio è considerato il garante della corrispondenza che sussiste tra virtù e felicità. La libertà: se c’è la legge morale vi è conseguentemente anche la libertà assoluta del soggetto. La libertà esiste di certo, secondo Kant, a differenza dei due postulati precedenti: l’immortalità dell’anima e Dio costituiscono solamente due situazioni che vengono ipotizzate in modo che la morale possa essere realizzata a pieno, cosa che nel mondo terreno diviene impossibile.

Qui si fonda il primato della ragion pratica sulla ragion pura poiché se l’immortalità dell’anima, l’esistenza di Dio fossero verità certe, come tali renderebbero impossibile ogni autentica azione morale. Se gli uomini praticassero il bene per paura di un castigo o per speranza di un bene e non per un dovere razionale connesso alla nostra stessa natura, la morale diverrebbe eteronoma, perdendo ogni significato.

L’uomo per Kant agisce seguendo il dovere per il dovere con in aggiunta infine, per il perseguimento del bene più completo, di una ragionevole speranza, di voler credere cioè nella sua assoluta libertà, nell’immortalità dell’anima e nell’esistenza di Dio.

Kant qui riconosce l’antropocentrismo, nel quale il mondo fisico regolato dalle leggi della natura e il mondo etico regolato dalle leggi della morale trovano il loro punto focale nell’uomo, in quanto sviluppo compiuto dell’evoluzione della stessa natura.

Il cielo stellato sopra di me acquista esistenza attraverso la rappresentazione che io ne ho; la legge morale dentro di me è la coscienza che io acquisisco di essere al di sopra della natura ed ho un dovere morale nei suoi confronti.

Se un animale mangia un altro animale perché la natura ve lo spinge, l’uomo non lo deve fare perché il dovere morale glielo vieta, ed è il passo che fa intravedere la libertà all’uomo, in quanto cerca di spezzare le ferree leggi della natura e di venirne fuori attraverso la morale, sciogliendo la contraddizione e l’opposizione che la sua legge crea con le leggi fisiche.

Qui s’innesta il discorso della negazione della volontà schopenhaueriana e della redenzione cristiana che Schopenhauer porta a compimento nell’ultima parte della sua opera.

 

Written by Andrea Grieco

 

 

Info

Il quadro ripreso nel manifesto visivo Μεταφυσικοί Διαλογισμοί è un prestito dall’opera Over the town di Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985). In foto Immanuel Kant.

Rubrica Meditazioni Metafisiche

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