Meditazioni Metafisiche #2: la modernità, un’aberrazione storica senza precedenti

Meditazioni Metafisiche #2: la modernità, un’aberrazione storica senza precedenti

Set 1, 2017

Ci dicono che il Ventesimo secolo sia stato un periodo di straordinario progresso: in campo scientifico e tecnologico prima di tutto, ma anche sotto il profilo economico e politico.

 

Meditazioni Metafisiche 2

Ciononostante, esso verrà ricordato come il secolo più violento della storia. Due guerre mondiali, lo sterminio di interi popoli, addirittura organizzato in modo scientifico, e poi ancora l’adozione di nuovi e più mortali mezzi per infliggere distruzione.

I gas e i bombardamenti aerei, hanno infatti segnato buona parte degli scorsi cento anni. Molti studiosi hanno tentato di spiegare questo paradosso tra progresso e imbarbarimento umano, proponendo brillanti analisi. A questa impresa si è aggiunto recentemente Niall Ferguson, giovane professore ad Harvard.

Nel suo “The War of the World”, Ferguson sottolinea come non ci sia stato “un singolo anno, prima, durante o dopo le guerre mondiali che non sia stato protagonista di violenza organizzata su larga scala in una parte o l’altra del mondo”. Questo fatto, secondo la sua analisi, sarebbe spiegabile con l’intrecciarsi di tre forze oscure: conflitti etnici, instabilità economica e declino degli imperi.

La coesistenza di diversi gruppi etnici in determinate aree geografiche (in particolare l’Europa centro-orientale) creò infatti quel clima di tensione che l’instabilità economica degli anni Trenta, alla fine, trasformò in conflitto. Allo stesso tempo, ciò fu comunque possibile per via del simultaneo crollo degli imperi che privò proprio queste zone di quella struttura politica che per secoli aveva tenuto insieme gruppi etnici differenti.

Tuttavia Il XX secolo, con tutti i disastri che ha provocato, non c’è dubbio che ha portato milioni di persone verso una vita “migliore”, se così vogliamo chiamarla: ciò però è avvenuto a scapito di altri che sono stati condotti verso sofferenze indicibili e inenarrabili atrocità, come i popoli del Terzo mondo, con lo sfruttamento selvaggio del lavoro minorile e simili da parte delle multinazionali occidentali.

Ma il pianeta intero ha preso un’unica e identica direzione, con città sempre più simili tra loro, con le medesime aspettative in crescita costante. Mentre un tempo, in virtù della sua grande diversità, il mondo sembrava sconfinato, ora è come se si fosse ridotto a una piccola sfera.

La scienza, con la sua inseparabile compagna, la tecnologia, continua a ridurre le distanze fisiche; le comunicazioni e gli affari attraversano i confini nazionali come mai accaduto prima, e a causa di ciò la politica è stata eclissata dall’economia. In tutto il pianeta la vita è stata trasformata dalle nuove tecnologie e dall’espansione del mercato: questo è il processo chiamato globalizzazione.

Il ritmo di questi cambiamenti è in aumento vertiginoso: nuove forze incalzano. Tutta la cultura, sia privata sia collettiva, incentiva questa direzione ideologica, spinta dall’avvento delle nuove tecnologie, dei computer e dei robot che hanno rivoluzionato la produzione e il mondo economico, con conseguenze sui rapporti sociali.

L’educazione privata, visto il mutamento del contesto esistenziale dovuto ai cambiamenti sociali e culturali, è indirizzata verso l’assicurazione del benessere e la felicità, che vengono ricercati in quei valori egoici come l’affermazione di sé, la libera espressione delle emozioni, la facile gratificazione, etc…

Quell’insegnamento dei doveri, dei valori, di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, che sono stati il fulcro sui cui si è retta per secoli l’educazione delle famiglie, è stato cancellato e per sempre distrutto. La stessa idea di comunità è cambiata, per le nazioni è oramai impossibile mantenere i propri confini. Ignorando i confini nazionali il mercato ricerca manodopera e materie prime più economiche ovunque si trovino, e oramai il mondo intero ha adottato l’apparato del capitalismo.

Le speculazioni dei capitali azionari sono il male della modernità.

Capitalismo

Tutti sono mossi dall’avidità, ognuno lavora esclusivamente per fare soldi; le attività umane si sono trasformate in giochi d’azzardo, si comprano e si vendono azioni nell’idea di moltiplicare la ricchezza. Tutte le grandi metropoli del mondo sono in competizione tra loro, attraverso i prodotti globali, le comunicazioni globali e la cultura globale, tutto sancito dai governi.

Ogni nazione si fa concorrenza: è la guerra moderna, con i popoli animati dagli stessi gusti e dalla medesima cultura. Le comunicazioni satellitari e internet sono i tendini e i vasi sanguigni della globalizzazione, collegando il mondo in tempo reale. Per alcuni tipi di lavoro il computer elimina le distanze, ed in generale la vita è diventata artificiale e più precaria: nel vecchio mondo si garantiva una certa sicurezza nel lavoro, nel nuovo mondo non più.

Nel vecchio mondo il lavoro sembrava essere un diritto acquisito, nel nuovo è solo una fortuna temporanea. Nel vecchio sistema il lavoro veniva portato alle persone, nel nuovo le persone devono essere preparate a seguirlo. Chi nasce oggi eredita un mondo che negli ultimi cento anni si è completamente trasformato, un mondo di grandi incertezze e di enormi disastri da riparare.

Siamo di fronte ad un’aberrazione storica senza precedenti; il materialismo ha preso il sopravvento su tutto e ogni esigenza spirituale dell’uomo sembra un’anomalia, relegata in qualche posto remoto della Terra o negli abissi del passato, dunque ci appare come fuori luogo e fuori tempo. L’egoismo è giunto a tal punto da falsare ogni relazione umana e addirittura la visione dell’uomo di se stesso: l’uomo si sente onnipotente, si equipara a Dio, aspira all’immortalità e alla vita eterna sulla Terra.

Se per raggiungere Dio io devo morire, ebbene che muoia Dio e viva io, perché Dio è Dio e io sono io: questo è il motto odierno, ignorando l’aforisma di SilesiusDove corri? Fermati, il cielo è in te, se non lo trovi lì, non lo troverai.” (Il Viandante Cherubico).

Ma, se proprio vogliamo andare al fondo della questione, così facendo non si attribuisce affatto valore a se stessi, bensì, al contrario, non si fa altro che manifestare e dichiarare la propria nullità. Infatti, ci si dimentica che noi tutti siamo destinati a morire, e che l’ego è un non-sense, il quale, dopo una breve esistenza trascorsa tra dolori e patimenti, finisce per decomporsi.

Quindi quale vita può avere un essere egoico destinato a perire, se si concentra solamente sulla futile ed effimera esistenza materiale?

Piuttosto si deve considerare che c’è una legge morale che spinge ad una forma di sopravvivenza più elevata, quella che dovrebbe condurre l’uomo alla vera dimensione dell’immortalità, alla vera vita eterna.

Ignorando ciò, questa società tende a creare un non-uomo, un individuo privo di personalità umanistica, in modo che sia spinto solamente ad un’efficienza produttiva, come una macchina. Questa società vuole uomini senza morale, che separino la prassi economico-politica dall’etica, e che facciano ciò senza esitare; chiede ai medici il distacco del corpo dall’uomo, di modo che curino il corpo come se fosse tutt’altro dalla sua anima; abbisogna di scienziati che approfondiscano ciecamente il loro ristretto campo di ricerca senza dubitare che possa esistere una prospettiva più ampia etc..

Questa è la cosiddetta modernità, un’aberrazione storica senza precedenti.

 

Written by Andrea Grieco

 

 

Info

Il quadro ripreso nel manifesto visivo Μεταφυσικοί Διαλογισμοί è un prestito dall’opera Over the town di Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985). In foto Niall Ferguson. 

Rubrica Meditazioni Metafisiche

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4 comments

  1. Amanda /

    Ma è possibile uscire da questo circolo vizioso?

    • Amanda, possibile sì. Difficile anche. Personalmente ritengo che se sempre più persone si accorgono del gap in cui siamo caduti si può lavorare per modificare “le società” del mondo. Ci sono diverse vie per accorgersi, alcuni le chiamano di “risveglio” menzionando la mente che ormai malata ci governa. Non è una strada facile, ma ci sono diversi intellettuali che ammiro come Marco Guzzi e Mauro Scardovelli che danno cenni sul come ci si può “svegliare” da quest’incubo, che per la maggioranza delle persone è denominato come “normalità”. Una via significativa che io potrei consigliare è l’alchimia, ma è un viaggio nell’abisso, non sempre porta alla luce, può portare anche a gravi problemi quando non si ha fermezza e cuore puro. L’argomento poi è abbastanza complesso, ma se cerchi, trovi. :)

  2. Aramires /

    Se oggi tutti considerano il capitalismo un disastro, senza capire le reali ragioni, lo dobbiamo alla vittoria del capitalismo sui totalitarismi del secolo scorso. Ma se fosse avvenuto il contrario avremmo rimpianto il capitalismo. Chi non vede che il problema è l’essere umano?

    • Alla radice certamente il problema è l’essere umano. Ma forse la domanda è come risolvere questa dualità bene/male che ci attanaglia tutti?
      Anche perché prima del capitalismo non si stava di certo meglio, le disparità sono sempre esistite e quella antipatica “legge del più forte” è una delle più antiche. Come estirparla? Come migliorarci? Come possiamo accedere realmente al concetto di “umanità”?

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