Intervista di Emma Fenu a Elisabetta Calabrese: l’ostetrica ha affrontato un raro tumore all’utero e si sente Madre

Intervista di Emma Fenu a Elisabetta Calabrese: l’ostetrica ha affrontato un raro tumore all’utero e si sente Madre

Ago 28, 2017

Elisabetta Calabrese, nata e cresciuta nel cuore di Napoli, vive ad Arezzo. È una donna felice, passionale, eclettica, fertile di idee e di progetti, accogliente come una madre verso la vita stessa.

 

Elisabetta Calabrese

Svolge la professione di ostetrica dal 2005; dipinge e disegna; ha lavorato per un noto maestro di pastori del presepio; ha recitato in una compagnia teatrale; è appassionata di studi esoterici.

Eppure, nel suo percorso umano e professionale c’è stata una grande prova: durante gli anni in cui ha prestato assistenza in sala parto, ha scoperto di avere un tumore raro all’utero, causa della sua infertilità.

Da quest’esperienza così dolorosa, Elisabetta ha saputo rinascere, anzi ripartorirsi, creando una rete di relazione con altre donne e scoprendo la propria energia femminile come fonte inesauribile di fecondità.

Ha creato un gruppo facebook, Il Mandorlo di Inanna, e si occupa di articoli sulla simbologia della maternità per il sito Cultura al Femminile.

Oggi ci racconterà la sua storia, in eterno divenire.

 

E.F.: Quando inizia la tua rinascita come donna e come ostetrica?

Elisabetta Calabrese: La mia rinascita inizia dalla mia caduta, come sempre avviene. Facciamo un passo indietro. Ho conosciuto mio marito, anche lui napoletano, qui ad Arezzo, attraverso amicizie comuni. È stato subito amore. Abbiamo provato fin dall’inizio del matrimonio ad avere bambini ma non sono mai arrivati. Così, dopo non poche indecisioni, abbiamo intrapreso il percorso della procreazione medicalmente assistita. La nostra venne definita un’infertilità sine causa, ossia non si trovò un problema all’origine. Insieme all’equipe medica del centro decidemmo per la fecondazione assistita. Già alle prime stimolazioni c’era qualcosa che non andava, perciò mi fecero sospendere la terapia perché non rispondevo al farmaco. Poiché avevo un mioma, decisero di asportarmelo prima che questo potesse aumentare di volume sotto effetto farmacologico. È qui che comincia la mia vera storia… L’intervento, da me organizzato in breve tempo nel reparto dove lavoravo, venne fatto in laparotomia per darmi la possibilità di iniziare presto le successive stimolazioni. All’apertura trovarono più del previsto. Il mio utero aveva cinque miomi ed un grosso lipoma ad una tuba. All’analisi istologica, venne evidenziato che uno di questo era un tumore raro: PEComa, Perivascular epithelioid cell tumor. È un tumore raro e ci sono pochi casi documentati. La diagnosi mi destabilizzò emotivamente. Credetti che per me non ci fossero più speranze di sopravvivenza. L’equipe medica del centro tumori rari dell’IRCCS di Milano fu chiara: mi proposero l’isterectomia, ossia la rimozione dell’utero.

 

E.F.: Cosa avvenne in seguito a una diagnosi dall’aspetto di una condanna senza appello?

Elisabetta Calabrese: Decisi di non operarmi e di tenermi l’utero. Da quel giorno sono passati due anni: ho cambiato radicalmente la mia vita e la mia visione della malattia. Nel settore professionale ho deciso di lasciare la sala parto per dedicarmi alle attività consultoriali, dove posso dedicarmi completamente all’aspetto della maternità che non è solo legato all’espletamento del parto. Questa primavera è nato Il Mandorlo di Inanna, il mio gruppo facebook.

 

E.F.: Come descriveresti il tuo gruppo facebook? Che caratteristiche ha e quale è il clima che in esso si respira?

Elisabetta Calabrese

Elisabetta Calabrese: Il Mandorlo di Inanna è un Ventre virtuale per poter accogliere tutte le Madri come me. Madri senza figli. Madri dall’utero vuoto. Madri dalle braccia aperte che attendono un figlio che forse non arriverà mai. Madri che il dolore dell’assenza ha segnato lo scandire del loro quotidiano. Donne isolate. Donne Emarginate. Donne che per scelta si sono rinchiuse in loro stesse e nelle loro case vuote di sorrisi e lacrime di bambini. Donne anche forti etenaci. Donne che sono riuscite a rimettersi in gioco, partorendosi con dolore. Donne che sono Ri-Nate.

 

E.F.: Il titolo del gruppo è altamente simbolico. Qual è il significato del Mandorlo? Chi è Inanna?

Elisabetta Calabrese: Il Mandorlo, emblema della nascita e della resurrezione, rappresenta i doni che siamo capaci di offrire dopo la rottura del guscio. I nostri frutti sono alimento per le “sorelle” che troviamo lungo la Via. E Inanna, la dea sumera dell’amore, della fecondità e della bellezza, che guarisce e dona nuova vita, ci accompagna e illumina il nostro percorso.

 

E.F.: Con quali parole vuoi salutare i nostri lettori, lasciando loro uno spunto di riflessione?

Elisabetta Calabrese: Riporto un pensiero di Alejandro Jodorowsky: “Dietro ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che desideriamo oppure l’ordine di fare qualcosa che non desideriamo. Ogni cura esige la disobbedienza a questo divieto o a quest’ordine. E per disobbedire è necessario abbandonare la paura infantile di non essere amati; vale a dire di essere abbandonati. […] La salute si trova solo nell’autentico, non c’è bellezza senza autenticità, ma per arrivare a quello che siamo davvero dobbiamo eliminare quello che non siamo. Essere quello che si è: questa è la felicità più grande”.

 

Written by Emma Fenu

 

 

Info

Gruppo Facebook Il Mandorlo di Inanna

 

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