Sardegna da scoprire: il Tempio di Antas, il villaggio nuragico e la grotta della Grande Madre

Sardegna da scoprire: il Tempio di Antas, il villaggio nuragico e la grotta della Grande Madre

Ago 20, 2017

Chi non visita e ne coglie l’atmosfera, del Tempio di Antas, non capirà mai completamente la Civiltà Sarda.

 

Tempio di Antas

Il Tempio è l’ombelico del Mondo, o almeno del mondo Sardo antico e lo è stato per due millenni almeno.

Decido di visitarlo un bel mattino di primavera, venendo da sud, dal Sulcis e l’antica Solki, un lungo viaggio in macchina rallegrato dalle bellezze naturali della zona e dal fatto che non guido io.

Una decina di chilometri prima di Fluminimaggiore, la stradina che porta al Tempio.

Lo visitai anche una trentina di anni or sono, il sito, rimanendo incantato dal luogo.

Certo allora si faceva fatica a trovarlo, il Tempio di Antas, quasi sconosciuto, mal segnalato, poco apprezzato.

Sembra ancora di entrare in un altro mondo ed in un altro tempo, comunque, anche oggi, attraversando il confine della zona sacra.

Ma per me è una sensazione comune, nei luoghi sacri sardi, entrare in una nicchia dove spazio e tempo vengono annullati.

C’era una quiete irreale, al tempo della mia prima visita, nessun essere umano visibile e silenzio assoluto quasi che anche gli animali rispettassero, col loro silenzio, la sacralità del luogo.

Del resto sacro lo è sul serio, quel posto.

Per almeno due millenni, proprio li si è adorato il Sardus Pater, come lo chiamavano i romani, Sid Addir, i Cartaginesi, o Babai, come ancora adesso, nei luoghi più interni della Sardegna, chiamano il Padre, il sacerdote più anziano e venerato.

Mi ricordo mio padre che Babai chiamava il prete di rito orientale che girava, ancora negli anni ’60, per le mie contrade, un uomo grande, barbuto, col suo cappello cilindrico nero in testa, che ispirava timore e rispetto solo a vederlo. E io Babai chiamo i vecchi più rispettati del paese, mio Nonno era Babbai.

Il Tempio, dicevamo.

Tempio di Antas

Migliaia di anni di culto han lasciato il segno.

Prima tempietto nuragico, poi ricostruito con tecnica punica, poi il tempio romano, costruito su quello punico nel primo secolo dopo Cristo e restaurato nel III secolo.

Ogni modifica ha segnato il cambiare dei tempi, i progressi architettonici, i gusti artistici. Sempre più grande, sempre più decorato, ogni nuovo tempio segnava una nuova era di fede antica e moderna prosperità, ma le offerte dei postulanti, quelle restano simili per tutti i periodi, ad indicare una Fede e una spiritualità immutata nei secoli.

La gradinata, le colonne, severe ed eleganti, le epigrafi latine, sono la soglia che porta al cuore del Tempio.

Un grande spazio vuoto, la camera sacra con due aperture, le due vasche per le abluzioni rituali, il Tempio, alla fine, è tutto qui.

Il Culto delle acque è ben presente, nel tempio, come all’esterno.

Nessuno poteva presentarsi davanti agli Dei senza prima essersi purificato, lavando via, insieme allo sporco, i propri difetti.

Viene voglia di riempire le vasche, ancora una volta, e mondarsi, come facevano gli antichi fedeli, per sentirsi degni di stare in quel luogo, al cospetto del Padre dei Sardi, il figlio di Melkart, l’Ercole classico in uno dei suoi mille nomi, mio Padre, nostro Padre.

Tempio di Antas

Attorno al Tempio un villaggio nuragico, un antico sentiero che porta ad una grotta, il seno della Grande Madre, dove ritroviamo l’antico culto femminile delle acque, per tornare alle origini della spiritualità sarda.

Poi rovine puniche e romane, una necropoli nuragica, le scoperte sembrano non finire mai e gli occhi e la mente, corrono verso il remoto passato descritto da quelle rovine.

Ho camminato tra quei resti sfiorando appena il terreno, in silenzio, cercando di non disturbare niente e Nessuno, intimorito dai resti visibili di quell’antico naufragio culturale.

Con l’era cristiana il Tempio fu abbandonato, dimenticato, rimosso dalla coscienza collettiva, ma forse è stato un bene.

Questi mille e passa anni di silenzio hanno conservato intatti il fascino e l’austerità del tempio. Prima, quando migliaia di fedeli venivano a pregare il Grande Dio dei Sardi,  entrarci costava un’offerta, purificazione e devozione, oggi costa 5 euro, ma almeno, se potete, visitatelo in silenzio, il Luogo.

 

Written by Salvatore Barrocu

 

 

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3 comments

  1. Alessandro /

    Di quale tempio si parla, a parte le grandi pietre squadrate della base tutto il resto è costruito in calcestruzzo anni “70. Su quale carta, coccio, pietra è disegnato il tempio ricostruito in calcestruzzo? Quale” babbaj” ha disegnato le colonne in calcestruzzo molto simili alle colonne farloche edificate a Tharros. Ecco se non esiste un brogliaccio di questo “tempio” il suddetto è da abbattere come un insulto a “Babbaj” Abbattiamolo e lasciamo solo il suo perimetro originale.

  2. Salvatore Barrocu /

    I romani costruivano in calcestruzzo, l’hanno inventato loro. Abbattere i rifacimenti e i restauri, che possono piacere o non piacere, sarebbe un errore per la lettura e la comprensione del monumento. Per assurdo se avessero costruito una chiesa, sopra le rovine, nessuno si stupirebbe dei restauri che venissero fatti. Tra l’altro la ricostruzione si basa su quei reperti trovati in loco. Comunque, seguendo questa linea di pensiero, ogni monumento italiano andrebbe abbattuto perché tutti sono stati restaurati, Persino le statue del Monte Prama, restaurate, andrebbero rifatte in mille pezzi. Credo che l’insulto al Babai sia dimenticarlo, non restaurare il suo tempio.
    Cordiali saluti.

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