Le métier de la critique: Vasco Pratolini, l’antifascismo e l’intimismo letterario

Le métier de la critique: Vasco Pratolini, l’antifascismo e l’intimismo letterario

Ago 8, 2017

“La mia fortuna è che non sono stato un autodidatta confusionario, non ho mai letto male…”

 

Vasco Pratolini

Così si pronunciava Vasco Pratolini in un’intervista.

Autore di Cronaca familiare, Metello, Cronache di poveri amanti, Le ragazze di San Frediano e altre opere, nasce nel 1913 a Firenze, in quella via del Corno che sarà scenografia di alcuni dei suoi romanzi.

Dopo un’infanzia difficile trascorsa con i nonni, rimane infatti orfano di madre a soli cinque anni, fin da ragazzo esercita svariati mestieri. Ma non abbandona la passione per lo studio, sebbene il suo percorso scolastico non sia regolare.

Da autodidatta colma le lacune che un tradizionale cammino didattico gli avrebbe potuto offrire. Seppur le sue letture sono compulsive rispondono però alla sua vocazione di diventare scrittore.

I suoi autori preferiti, attraverso cui si dà un’eccellente formazione e che approfondirà nei suoi anni a venire, sono Alessandro Manzoni, Federigo Tozzi, Aldo Palazzeschi e molti altri.

Dopo aver trascorso due anni in sanatorio, per guarire da una perniciosa forma di tubercolosi ossea, nel 1937 torna nella sua città natale.

Vasco Pratolini aveva il desiderio di raccontare, e la sorte gli fa incontrare persone che apprezzano il suo talento. Tramite il pittore Ottone Rosai, inizia a scrivere di politica sulla rivista «Il Bargello», ma è soprattutto Elio Vittorini che lo porta dalla politica alla letteratura. Legati da un’autentica amicizia, Pratolini trova nell’ambiente della rivista Solaria, diretta da Elio Vittorini, un vivace fermento letterario, nel quale si inserisce a pieno titolo come un validissimo rappresentante.

Tramite la frequentazione di altri intellettuali dà spazio alla sua ideologia, che si contrappone con forza a quella del fascismo. L’anno successivo, nel 1938, con il poeta Alfonso Gatto fonda una propria rivista: Campo di Marte, soppressa però soltanto un anno dopo dal regime fascista.

Trasferitosi a Roma, è in un favorevole contesto culturale che pubblica i suoi primi romanzi, le cui tematiche sono di denuncia e opposizione al regime. Infatti, nemico del fascismo Pratolini lo è per davvero, non solo attraverso i suoi scritti, ma anche in concretezza. Entra tra le fila della Resistenza e partecipa attivamente per mettere un freno alla deriva dittatoriale.

Vasco Pratolini

Terminata la guerra si trasferisce a Napoli dove si dedica con passione all’insegnamento, e con maggior passione alla scrittura. Tornato a Roma, nel 1951, prosegue nel suo percorso già tracciato, durante il quale vedono la luce alcuni dei suoi romanzi. A Roma si cimenterà anche in testi teatrali e soggetti cinematografici, in veste di sceneggiatore.

E qui rimane fino al momento della sua morte, avvenuta nel 1991.

“Ma io mi sentivo uno non addetto ai lavori, anche se, negli intervalli che mi concedeva la fabbrica, scrivevo raccontini…”

In tutta l’opera di Pratolini sono evidenti motivi autobiografici, accompagnati da precisi riferimenti a quella via del Corno dove, fin da piccolo, entra in contatto con il mondo operaio di cui ha fatto parte, e che gli offre lo spunto per ambientare parte dei suoi romanzi. Ma è soprattutto nelle sue prime opere che appaiono evidenti gli aspetti più intimistici sviscerati dallo scrittore.

Negli altri lavori le esperienze personali diventano invece substrato per rappresentare realisticamente un universo sociale dove le classi popolari sono protagoniste, perché in esse, secondo l’autore, risiede la veridicità dei valori umani, da contrapporre ai soprusi e alle aberrazioni di gruppi che propugnano la prevaricazione.

La visione del popolo come depositario del bene costituisce il nucleo del cosiddetto vitalismo di Pratolini: i contrasti della vita nazionale sfumano, in virtù anche del clima di rinascita e solidarietà del secondo dopoguerra.

Che dire a proposito della poetica di Pratolini?

Pratolini è maestro nel proporre ritratti vivaci di popolani semplici e sinceri, dei quali rappresenta l’umanità positiva. La sua scelta verista e i rapporti con il neorealismo sono declinati in termini personali dal vitalismo dell’autore. L’opera di Pratolini è segnata dalla memoria di episodi personali, ricchi di un profondo interesse per gli ambienti e i personaggi popolari in mezzo ai quali è cresciuto. Il ricordo, per lui, non è un fatto soltanto intimo, ma è il pretesto per rivivere la quotidianità del suo quartiere, fra la gente un po’ rozza e istintiva di quel mondo di cui disegna sapientemente scene di vita. È questo il verismo di Pratolini, intriso di sentimentalismo, che assume forse un carattere un po’ patetico, e vicino a un facile populismo.

Spinto da un suo bisogno di indagare e scoprire, il clima in cui ambienta i suoi romanzi è quello del neorealismo. Scoprire quell’Italia umile, per far sì che le classi socialmente più misere si emancipino dalla loro povera condizione di vita.

La sua notevole abilità narrativa sta proprio nel costruire scene di vivacità popolana e dar vita a personaggi vigorosi e schietti, con un linguaggio sempre fresco e colorito che ben caratterizza la spontaneità della gente semplice.

Anche se ben presto l’orizzonte narrativo dell’autore si indirizza su una realtà più ampia e complessa, la quale gli permette di cogliere implicazioni ideologiche, politiche e sociali, che costituiscono il tessuto letterario delle sue opere più mature. Raggiungendo così la sintesi di una lingua efficace, in cui la parlata toscana fornisce la base per un italiano che non è povero, né volgare, ma ben si concilia in un’alternanza di espressioni popolari e di forma letteraria.

La sua produzione è notevole e ben articolata.

Vasco Pratolini

Occorre ricordare, che nei suoi romanzi scritti in epoca fascista, l’ambientazione è autobiografica.

Un chiaro esempio ne è il romanzo corale Via de’ magazzini, del 1942, in cui prevalgono i ricordi legati alla strada in cui l’autore trascorse la sua prima infanzia.

Invece, Il quartiere è pubblicato nel 1944. Racconto ambientato nella Firenze del 1935, nel periodo della guerra di Etiopia, l’autore descrive le amicizie e gli amori di un gruppo di ragazzi nati e cresciuti nel suo stesso quartiere. Le tematiche contemplate nella narrazione sono la speranza, l’amicizia, la solidarietà e l’amore.

Del 1947 è Cronaca familiare. Opera che corrisponde al vero nella quale si racconta di due fratelli, Ferruccio e Valerio, cresciuti separatamente. Il primo è stato adottato ed è cresciuto in un ambiente agiato, mentre il secondo vive nel quartiere popolare dove è nato.

Fino al momento in cui casualmente si incontrano, i due crescono come estranei, ma dopo pochi minuti di conversazione, attraverso una singolare empatia che nasce fa loro, si annullano i sedici anni durante i quali sono stati lontani. A quel punto il loro legame si fa più caldo, intimo e fraterno, tanto che Valerio si ritrova ad assistere l’altro, ricoverato in sanatorio.

In quest’opera c’è un ripiegamento intimistico sulla propria vita privata, mentre le problematiche della storia nazionale vengono trascurate. L’opera è sviluppata a mo’ di diario, quasi un colloquio interiore dell’autore, io narrante, col fratello, realmente stroncato dalla malattia a vent’anni.

Pratolini presenta quest’opera come una cronaca, intrisa di sentimentalismo, durante la quale ricostruisce un breve periodo trascorso con il fratello, morto assai giovane. È un ritratto del legame che lo ha unito al fratello, descritto con pagine di grande commozione e colme di un profondo lirismo.

Anche Cronache di poveri amanti è del 1947. Come recita il titolo si tratta di un racconto di fatti quotidiani, di normali vicende umane, di legami sentimentali, una cronaca appunto, in cui i protagonisti sono gli abitanti di via del Corno, la strada fiorentina dove Pratolini è nato e a cui è rimasto sempre legato.

Cronache di poveri amanti – Vasco Pratolini

Il filo conduttore del romanzo è la lotta politica, nella fattispecie la Resistenza fiorentina durante il 1925 e 1926. I giovani del quartiere si scontrano con una realtà che si prospetta loro in tutta la sua crudezza, fomentata da un clima di violenza che vede le prevaricazioni dei fascisti avere la meglio sugli abitanti.

Nonostante gli avvenimenti politici che investono l’Italia con l’avvento del fascismo, la gente vive la quotidianità con un certo buonumore. Maciste è il personaggio principale del romanzo, la guida morale degli antifascisti di via del Corno, gente cresciuta con la coscienza della libertà e la consapevolezza nella fede comunista. Il focus del romanzo è la morte del protagonista che avviene per mano fascista, ed è proprio il fascismo a essere filtro attraverso cui sono descritti gli avvenimenti. Ed è tale contesto narrativo a diventare elemento che scompagina lo spirito di fratellanza e solidarietà presente nella strada.

Emblema della situazione nazionale, in Via del Corno la povera gente è calpestata dal regime, ma, desiderosa di superare gli egoismi trova un nuovo motivo di essere solidale.

Da subito considerato una produzione minore, Le ragazze di San Frediano, romanzo che Vasco Pratolini scrive nel 1948, presenta invece caratteristiche che lo associano alla tradizione delle novelle del Trecento, e ha una connotazione nuova e peculiare all’interno della produzione dell’autore.

La novità più evidente è di certo la scelta del tema, scelta che rispecchia l’interesse per i classici, e per il Boccaccio nel particolare, ispiratore dell’impronta che Pratolini ha dato a tutta la vicenda.

Una storia italiana è una trilogia che comprende: Metello (1955), Lo scialo (1960), Allegoria e derisione (1966).

Un affresco storico che riunisce il mondo operaio (Metello), il mondo borghese (Lo scialo) e quello degli intellettuali (Allegoria e derisione).

Di Metello, romanzo più noto della trilogia, si può affermare che si tratta di una vicenda emblematica in quanto l’opera, concepita come affresco storico dell’Italia durante le prime lotte operaie, è un documento di come faticosamente si è formata la coscienza di classe.

Come altri scrittori neorealisti a lui contemporanei, Pratolini aveva un’inclinazione verso le vicende che toccano da vicino il popolo, quello fiorentino nello specifico. D’altra parte la sua estrazione sociale era in origine popolana. E, lavorando fin da giovanissimo ha avuto modo di osservare i gesti, le parole, le abitudini della gente semplice che avrebbe poi fatto parlare nei suoi romanzi.

Per concludere quindi, Vasco Pratolini è scrittore dallo stile semplice e del tutto aderente alla realtà; non per questo non lo si può considerare un interprete della storia nazionale, o meglio un grande interprete, perché ha portato nei suoi romanzi i dialoghi dei quartieri, manifestando, attraverso le parole, le aspirazioni della gente comune, con i suoi sogni e con il sapore dei suoi sentimenti.

 

Written by Carolina Colombi

 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: