“Il bambino” di Fiona Barton: un thriller psicologico sulle ombre della maternità

“Il bambino” di Fiona Barton: un thriller psicologico sulle ombre della maternità

Ago 1, 2017

Il bambino”, successivo al grande successo de “La Vedova”, è il secondo thriller psicologico, edito da Einaudi nel 2017, di Fiona Barton, scrittrice inglese ora residente in Francia.

Il bambino – Fiona Barton

Corre il 2012, a Londra.

Durante i lavori per la riqualificazione di un quartiere periferico, una costruzione viene demolita portando alla luce, dal segreto della terra, i resti dello scheletro di un neonato i quali, scientificamente, sono molto difficili da datare.

Una giornalista vecchio stampo, Kate Waters, sente “di pancia” il potenziale di una storia senza nomi, date e certezze e, con l’aiuto di alcuni contatti presso la polizia, inizia le proprie indagini.

Le scoperte non mancheranno.

Il bambino si scoprirà essere una bambina, di nome Alice, rapita nel 1970 dalla culla presso il reparto maternità mentre la puerpera, Angela, si era allontanata dalla stanza per alcuni minuti, il tempo di fare una doccia.

Gli esami del DNA confermeranno la veridicità di quella che era solo un’ipotesi per Kate e una speranza per Angela.

Tuttavia, Emma, ghost writer con un passato di problemi psicologici causati da Jude, una madre anaffettiva e ossessionata dalla relazione con Will, compagno dal quale è dipendente, fornisce una diversa, e ancor più mostruosa, versione dei fatti che sembra non collimare con i dati in possesso dagli investigatori.

Si tratta di un thriller psicologico di particolare interesse che indaga sia sulle ombre scure della maternità sia sulla difficoltà di un rapporto sano e affettivamente appagante fra genitori e figli, in particolare fra madri e figlie.

Il legame che nasce da un cordone ombelicale, anche se nessun parto è avvenuto, può diventare un cappio e, stringendo il collo delle due donne che ne sono unite, può portare alla castrazione simbolica e al soffocamento della propria autonoma identità.

Fiona Barton

Il bambino, infatti, pur arrivando a raccontare una storia cruenta e estrema, ci introduce oltre le mura di famiglie della “porta accanto”, all’apparenza normali, ma che, in realtà, celano scheletri veri, fatti di reperti ossei, e scheletri fittizi, fatti di segreti e omissioni.

In questi spazi considerati sicuri, in questi edifici del quotidiano, si allestiscono i teatri dell’orrore dove i bambini e le bambine sono rapiti o derubati dell’innocenza, ossia lasciati respirare e camminare, ma uccisi dentro.

Lo stile di Fiona Barton conquista, serra il fiato, chiude la gola in un nodo di saliva e paura: apprezzabile è, in particolar modo, la polifonia che consente di conoscere la storia dal punto di osservazione dei vari personaggi coinvolti, rendendola, così, prismatica e corale.

 

Written by Emma Fenu

 

 

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