“La fiaba del Serpente verde e della bella Lilia” di Johann Wolfgang von Goethe: in principio era l’atto

“La fiaba del Serpente verde e della bella Lilia” di Johann Wolfgang von Goethe: in principio era l’atto

Lug 28, 2017

A volte immagino mia figlia Miriam dire: “Oggi mi è successo qualcosa. Mio padre ha detto che sono come un seme chiuso ben stretto e pronto a crescere. Dice che sono silenziosa perché anche la mia voce è imprigionata dentro al seme. Dice che lui è un giardiniere, e che sta cercando di trovare il giusto tipo di terreno, il giusto sole, e la giusta acqua per farmi germogliare. Oggi, per la prima volta, ho sentito vibrare il seme.”

Serpente – alchimia

«In principio era l’atto.» L’atto e non il verbo, come aveva puntualizzato Goethe.

La fiaba del Serpente verde e della bella Lilia” di Johann Wolfgang von Goethe pubblicata nel 1795 è una fiaba poco conosciuta nel mondo dei profani, ma famosissima nel mondo esoterico e massonico. Fu posta a conclusione della novella “Conversazioni di emigranti tedeschi”. Il titolo originale è: “Das Märchen” ossia “Il racconto“.

Questa favola è densa di significati e simboli esoterici, di non difficile intuizione data dai numerosi simboli narrati, ma che d’altro canto le fa assumere molteplici significati.

La difficile interpretazione in chiave esoterica della fiaba ha portato a rilevare come lo stesso Goethe avrebbe promesso di svelare il significato della fiaba, se prima ne fossero state raccolte cento interpretazioni, è facile intuire che questo numero non è mai stato raggiunto.

Goethe è stato un noto esoterico tra i più famosi. Si intuisce che “Il serpente verde” è nato dalla lettura di Goethe de “Le Nozze alchemiche” di Christian Rosenkreutz. In tutta la fiaba si rivive un’atmosfera molto simile, a quella che si respira nello “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche.

La storia, ruota attorno alla traversata di un fiume, che rappresenta il divario tra la vita esteriore e le aspirazioni ideali dell’uomo, l’acqua è presente in tutto il racconto.

L’acqua per Goethe ha lo stesso significato biblico: «Chi non rinasce dall’acqua e dallo spirito non può entrare nel regno dei cieli» (Nicodemo). Goethe ha compreso perfettamente la frase rinascere dall’acqua e nella favola in cui un fiume d’acqua divide i protagonisti ne esterna perfettamente il senso. Una affinità misteriosa riunisce sul fondo delle acque gli elementi dei pilastri immaginari che li vivono, destinati a sostenere il largo Ponte che unirà gli uomini in un sol popolo.

In questa favola intervengono più di venti personaggi ognuno misterioso ed enigmatico e denso di significati. Lo stesso Goethe scriveva in una lettera a Schiller: “Più di venti personaggi intervengono nel racconto. Che fanno essi dunque tutti quanti? Il racconto, amico mio!

Il serpente con la sua sapienza induce in tentazione e il suo colore verde simboleggia l’abbondanza di denaro e infatti il serpente inghiotte tre monete d’oro. Dopo aver ingoiato le monete il serpente diviene luminoso impersonando il faro per l’intera umanità.

Johann Wolfgang von Goethe

Il gigante che i protagonisti incontrano durante il loro viaggio ricorda l’orco de “Il Gatto con gli stivali, simbolo della limitazione istintiva e materiale. I Fuochi Fatui rappresentano l’anima che sfugge alla materialità.

Mentre la bella Lilia rappresenta lo spirito divino che si incarna nel mondo fisico e che rimanda al femminile divino. Altri personaggi del racconto sono i quattro re: il re d’oro, il re d’argento, il re di bronzo e il quarto re che appare come un composto disarmonico dei tre metalli. I quattro re simboleggiano la trasmutazione alchemica dell’anima, così come il Carlino di onice che grazie al soffio di Lilia ritorna in vita.

Il vecchio con la lampada che illumina senza gettare

– re d’oro: “Perché vieni se abbiamo già la luce?”

“Non mi è dato illuminare l’oscurità!”

– il re d’oro: “Da dove vieni?”

“Dagli abissi dove c’è l’oro”

“Cos’è più splendente dell’oro?”

“La luce”

“Cos’è più consolante della luce?”

“Il dialogo”

– re d’oro: “Quanti segreti conosci?”

“Tre”

– re d’argento: “Qual è il più importante?”

“Quello palese”

– re bronzo: “Vuoi manifestarlo anche a noi?”

“Appena saprò il quarto”

-quarto re: “Che m’importa!”

– serpente: “Io so il quarto! È giunta l’ora!”

A mezzanotte il vecchio alza gli occhi alle stelle: “Ciascuno esegua il suo compito e svolga il proprio
dovere”.

La descrizione del Tempio di Goethe coincide perfettamente con la simbologia iniziatica della massoneria dove la morte rappresenta la rinascita dello spirito.

Questa descritta è solo una sintesi dei molteplici significati che questa stupenda favola racchiude, ma come ha detto lo stesso Goethe ve ne sono almeno cento. Ad oggi abbiamo due interessanti interpretazioni della fiaba: una a nome di Rudolf Steiner, e la seconda di Oswald Wirth.

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

 

Written by Vito Ditaranto

… a mia figlia Miriam con infinito amore…

 

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