Sardegna da scoprire: il labirinto nuragico di Romanzesu

Sardegna da scoprire: il labirinto nuragico di Romanzesu

Lug 16, 2017

Lasciamo il Nord Sardegna sotto il sole rovente di luglio.

 

Romanzesu

Chi conosce l’Isola sa che, in questo mese, specialmente nelle zone interne, raggiungere e superare i 40° Celsius non è missione impossibile, anzi.

Nella più assoluta, normale, rovente, tipica giornata di luglio che ci attende, vi guiderò, se volete, in una delle più suggestive gite che potrete fare, alla ricerca dell’antico passato dei miei avi e della mia terra.

Sarà un viaggio in quota, vi voglio bene e non voglio vedervi sciolti per il calore.

Saliamo su per i monti di Alà fino agli 800 metri di quota.

Zona impervia zona abitata da gente dura come il granito che cavavano, sempre meno, dalle cave di Buddusò.

Saliamo per la strada che parte da Ozieri e passa per Pattada, cercando un poco di fresco, accaldati ma non distratti.

Poco dopo Buddusò i 40° sono diventati 32° grazie all’altitudine e al vento che ci da soccorso. La prima delle nostre mete è li, a poco tratto dal paese del granito.

Il Nuraghe Loelle è strano, per gli occhi del visitatore, anche quello esperto.

Certo, è antico. Così antico che, all’inizio della sua storia, era un nuraghe a corridoio, primo monumento di quella che poi sarebbe diventata la Civiltà chiamata Nuragica, ma che ancora si chiama di Bonnannaro.

Il nuraghe è molto bello, suggestivo l’ambiente in cui sorge. Il Dolmen che sorge li vicino segnala l’antichità del sito, precedente ai nuragici ed ai Nuraghi.

Romanzesu

Se poi volete addentrarvi nel non conosciuto, seguite le tracce di scanalature, le coppelle, le vasche, scolpite nel granito dai nostri antichi predecessori, per onorare il culto delle acque che, si può immaginare, venisse praticato proprio in quel luogo.

Ma il giorno è breve e la strada lunga.

Risaliamo sul nostro mezzo di trasporto (ricordatevi, se volete visitare siti archeologici, in Sardegna, dovete avere un mezzo di trasporto privato, alla Regione di valorizzare e collegare i suoi siti non importa un bel nulla!) risaliamo, dicevo, e seguiamo la bellissima strada che porta a Bitti. Bellissima in senso estetico, tracciata tra boschi, fonti e stupende, secolari, case cantoniere. Naturalmente in qualsiasi altro posto, in Italia o in Europa, sarebbe classificato come un tratturo ben tenuto.

Occhi aperti, amici! In Sardegna non esiste la cultura dello “Ultimo Cartello”, quello che vi indica l’ultima curva, vi guida nell’incrocio traditore, vi soccorre in mezzo ai quadrivi.

Ma se avete seguito le indicazioni dell’onnipresente, gentilissimo pastore, arriverete presto all’agognata meta.

Gestito da una cooperativa, il sito è visitabile ad orari prestabiliti. Avendo declinato la guida, vi basteranno gli occhi, prometto, prendete il sentiero che porta al villaggio.

In mezzo ai sugheri avrete una delle esperienze più emozionanti che si possano avere, in una gita archeologica.

Romanzesu è un villaggio Sacro, e si capisce subito.

I bellissimi, piccoli, templi a megaron ti spingono subito in un luogo di invocazione, di religiosità antica, fatta di preghiera, certo, ma di sfide, di balentia, di feste e commerci.

Ma le cose da vedere sono tante ed i templi, tre, sono facilmente riconoscibili e visitabili.

Il Labirinto, ad esempio, stimolerà la vostra fantasia.

Una capanna costruita al centro di un labirinto. Chi cercava vaticini o buona sorte affrontava quel labirinto, fino al centro, dove una sacerdotessa leggeva il destino, immagino. Ora si leggono solo le tracce sul terreno, ma l’aria è ancora piena dell’antica magia, respiratela a pieni polmoni.

Poi l’Anfiteatro.

Romanzesu

Questi gradoni che contornano uno spazio quasi ovale, dove possiamo quasi vedere le decine di persone sedute in assemblea o ad assistere ai riti legati al Culto delle Acque o ancora ai processi per i crimini comunitari.

E si, perché Romanzesu era un villaggio comunitario, abitato tutto l’anno solo da sacerdoti e sacerdotesse, che si riempiva quando si dovevano stipulare alleanze, dirimere questioni tra Cantoni confinanti o si festeggiava la fine del raccolto, le feste lunari e quelle del sole o, semplicemente, si voleva propiziare la partenza per una guerra, attirando la buona sorte sui soldati che venivano a conoscere il loro destino dalle prefiche e offrire agli Dei statuette di bronzo per farseli complici.

Immaginatevi un grande Santuario costruito nel cuore di un bosco di querce, dove ci si radunava in grandi capanne, ognuna col focolare al centro e dove si stipulavano alleanze, si celebravano matrimoni, si pregava per la guarigione dei malati e, scopo non secondario, si commerciava.

Si vendeva e compravano Fede, Fortuna, ma anche grano e vino, bestie e armi.

Tutto sotto l’occhio benevolo delle sacerdotesse della Grande Madre, che custodivano il culto delle Acque.

Il Pozzo Sacro, al centro del Villaggio, era l’Ombelico del Mondo, il Cuore stesso della Nazione, il simbolo del Patto stipulato tra la Dea e i suoi figli.

È difficile, vi avverto, lasciare questo luogo, per l’attrazione che esercita sui cuori romantici.

Quando riuscirete a farlo, pensate che a poca distanza da lì nasce il Tirso, il Fiume Padre della Sardegna, chiamato come il bastone di Bacco (o di Bes, mi piace di più).

A Romanzesu nasce ogni magia viva in Sardegna, a noi resta solo il compito di ammirarla e viverla.

 

Written by Salvatore Barrocu

 

 

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