Selfie & Told: il cantautore Sawara racconta il suo ultimo album “L’Eccitante Attesa”

Selfie & Told: il cantautore Sawara racconta il suo ultimo album “L’Eccitante Attesa”

Lug 6, 2017

“Nel mattino senza colazione troppi numeri imperfetti/ il caotico viaggiare  il viaggiare degli altri/ scavalcare un crash elettrico scomporre un crash meccanico/ tagliente frontale un crash umano/ così che poi sei dentro di me quello che è dentro di te/ hai bevuto il mio amore mentre bevevo il tuo amore/ quello che è dentro di me quello che è dentro di te/ […]” – “Ananda

Sawara

Mi chiamo Fabio Agnesina, ovvero Sawara, sono un cantautore brianzolo che scrive canzoni e le canta, a detta di molti, con un timbro di voce grave, sporco, sincero.

Insieme a me un gruppo di musicisti pronti ad imbastire torrenti impetuosi di elettricità chitarristica o infilzare smagrite strutture trip-hop in sospensione. Immancabili per la loro presenza Matteo De Capitani e Matteo Tovaglieri. Il mio ultimo disco si intitola “L’Eccitante Attesa e ha come tema l’attendere e il desiderare.

È il terzo disco in tre anni che pubblico, gli altri due si intitolavano “SawaraNonEsiste” e “Il Tempo Supplementare”. Le canzoni di “L’Eccitante Attesa” sono arrivate quando ancora stavamo promuovendo il lavoro precedente ed è giusto che sia così.

Perché è vero che alla base c’è un’incoscienza artistica (fare tre dischi in tre anni è da folli) ma è anche vero che c’è pure l’urgenza di completare un percorso interiore in questa fase particolare della mia vita. Come dice Riccardo Sinigallia, ‘si diventa soggetti agli attacchi della mezza età‘ e così eccoci qui di nuovo…

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told!

 

S.: Wikipedia dice che “Sawara (佐原市? Sawara-shi) was a city located in Katori District, Chiba Prefecture, Japan”. Origini nipponiche dunque per il tuo nome?

L’eccitante attesa

Sawara: Sawara in giapponese significa anche sgombro… era il nome del gatto in “L’uccello che girava le viti del mondo” di Haruki Murakami che improvvisamente sparisce e poi d’incanto quando nessuno se l’aspetta ritorna e questa cosa mi è piaciuta tantissimo al tempo in cui ho letto quel libro al punto che me ne sono innamorato e l’ho fatto mio…mi ci trovo… dopo il silenzio dal post quasi famoso con i dalsangre l’ho sempre tenuto come mio nomignolo… ci stava… un ritorno improvviso e silenzioso…

 

S.: Sawara è un nome singolo, tuttavia quel che appare, su disco come nei live, è una dimensione fortemente di gruppo. Puoi raccontarci il processo creativo?

Sawara: Diciamo che il connubio con Matteo De Capitani è alla base di tutto il lavoro fatto in questi due dischi ultimi molto importanti per la mia evoluzione cantautorale… quindi tutto assolutamente indispensabile e condiviso, compreso il legame indissolubile con le produzioni artistiche di Matteo Tovaglieri…

 

S.: “L’Eccitante Attesa” è il terzo disco in tre anni, sintomo di un’urgenza espressiva importante. Puoi descrivere l’evoluzione tematica dei tre lavori, magari specificando, senza troppo cadere nel privato, quanto e come la tua vita abbia influenzato i tre dischi?

Sawara: Sicuramente terrei più in considerazione gli ultimi due… “sawaranonesiste” è il primo progetto in cui ho scritto tutte le musiche ma risente dello spirito band creatosi con i musicisti con cui l’ho suonato e lo sento molto meno addosso… ma non certo nella scrittura. La mia vita ha sicuramente influenzato tutte le cose che scrivo e che ho scritto nel bene e nel male… mi piace guardarmi dentro e anche se racconto una storia…che ne so di una prostituta… io sono la prostituta… se parlo di Carlo Giuliani… sono Carlo Giuliani… ecc ecc e nei due dischi ultimi non parlo di niente altro che di quello che vivo o sogno o desidero… indipendentemente da quello che poi succede o non succede… ma vorrei che…

 

S.: Nelle canzoni di questo disco ci sono al contempo una forte dimensione spirituale e un altrettanto lascito fisico, carnale. Quanto ha contatto la dimensione religiosa e quella dell’eros nella scrittura di queste canzoni? “Ananda” è forse un punto di contatto fra queste due dimensioni?

Sawara

Sawara: “Ananda” è quella che effettivamente vuole essere la dimensione perfetta: corpo e mente, desiderio, eros, spiritualità piacere corporale ed estasi… incastrata alle quotidianità che potrebbero essere viste come l’asticella difficile da scavalcare, fatiche e disastri, per poter raggiungere quello status…

 

S.: Hai definito “EA” come “la canzone che cercavo in venticinque anni di musica e che finalmente è arrivata”. Puoi spiegarci i motivi di questa affermazione? Lo consideri un punto di arrivo?

Sawara: Di “EA” ancora mi ricordo ogni istante di quando mi è arrivata… una mattina… addosso come un frontale con un treno in corsa… e l’ho buttata giù registrata al telefono e fatta sentire a Matteo tale e quale a come poi l’abbiamo tirata fuori a canzone…come dire una lisca infrangibile su cui abbiamo creato il pesce… (uno sgombro?)… e quando succede una cosa così… capisci che le l’aspettavi da sempre ma ancora non era arrivata… e l’ho trovata una piccola magia… col coraggio del sentimento della mezza età che non può avere troppi nascondigli ma che deve averne l’intensità narrativa adeguata… poi con i due Mattei abbiamo lavorato tantissimo sugli arrangiamenti per dare ad ogni passaggio del brano la giusta capacità di penetrazione… un punto di arrivo personale un po’ lo è…ma nel senso di… mi piace davvero tanto… non so poi agli altri… giustamente è tutto opinabile, ma a me piace da impazzire…

 

quasi inaspettatamente forse desiderata da sempre/ come la neve il 14 luglio camino acceso nel mio posto di guardia/ perdersi deliberatamente astratto che abbatte il concreto/ di un anelito intriso di passione montagne russe consapevolmente/ poi improvvisamente prepotentemente poi arrivi tu e non posso non chiederti perché/ […]” – “EA

 

Written by Sawara

 

 

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