“Cocineros extremos” di Mario Pischedda: l’occhio che guarda il social come calderone di istanti, fragilità, emozioni

“Cocineros extremos” di Mario Pischedda: l’occhio che guarda il social come calderone di istanti, fragilità, emozioni

Lug 1, 2017

Mario Pischedda è un artista. È scrittore, è fotografo, è regista.

 

Cocineros extremos

Mario Pischedda è un punto interessante della storia della letteratura perché il suo lavoro tende verso l’eliminazione dell’ego dall’arte.

Egli scrive e non scrive. Egli raccoglie ciò che il suo occhio vede nel social, grande mare in cui noi tutti navighiamo.

Le sue pubblicazioni non sono pubblicazioni standard nelle quali l’autore racconta il suo pensiero con versi o prosa; no, Mario Pischedda seleziona frammenti altrui inserendo talvolta alcune sue riflessioni.

Egli utilizza il social network per sorprendersi, amando profondamente le parole e concetti che gli utenti condividono. Sono istanti, sono fragilità, sono emozioni, che egli predilige ad altri status o commenti. È un calderone di citazioni, ritagli dal suo blog personale, foto, dipinti, ricordi da condividere, sono parole ed immagini a lui dedicate che assaporano l’eterno grazie alla trasposizione su carta, sono segni indelebili nella storia della letteratura. Del linguaggio. Del pensiero.

La ricerca dell’immediatezza dell’arte, dell’estetica dell’istante. Mario Pischedda è un esteta alla ricerca dell’estetica dell’istante.

Ogni suo libello, editato da Gallizio Editore in poche copie, un centinaio, è posseduto da persone avare di conoscenza.

Leggere “Cafè Bizarre” “Tap roul” “Cocineros extremos è andare alla ricerca di un possibile ordine di copia/incolla che ha selezionato. La domanda è: qual è il filo?

Ed una possibile risposta è: seppur non ci fosse un filo logico a cui arrivare, comunque un filo invisibile ha dominato nel momento dell’atto creativo di selezione del materiale ed assembramento dello stesso.

Ma i fili ci sono, eccome se ci sono: ogni pubblicazione rappresenta un’opera di grande valore che denota e scandisce il genio da colui che tentenna verso la creazione.

Sono opere che presentano stratificazioni di interpretazioni. L’uso del neretto presenta, per esempio, un’altra particolarità da prendere in considerazione, se il libro viene letto considerando solo le frasi e parole in neretto si ha un messaggio chiaro, il discorso è continuo.

ogni giorno di chiunque è una odissea/ quanto siamo complicati quando siamo complicati/ qualsiasi giorno è un racconto/ non so il tempo/ l’insignificanza di tutto quel che facciamo/ sempre insoddisfatti ripetiamolo/ copiate e cancellatevi” – “cocineros extremos” – pagg. 144, 145, 146

Mario Pischedda

Frasi estrapolate da discorsi altrui che diventano alta poesia sociale, una significativa indagine sulla realtà e sull’essere umano.

Ed ancora da pagina 115 a pagina 140, prendendo sempre e solo in considerazione le parti in neretto:

o notte/ la tosse cadaverica/ e la poesia?/ le discussioni sull’arte/ il sonno leggero/ diario spezzino/ diario spezzino/ l’autore si leggerà da solo/ quanto quello che è…/ scienza/ il fallait/ qu’elle soit lisible en un quart de seconde, soit le temps que l’on met pour décoder un graphique/ il cielo stellato sopra di noi, la legge morale dentro di noi/ per tenervi desti/ gangbang/ 76.5 uomini all’ora/ la noia/ in movimento… il nulla endocranico/ canto notturno/ sono nella città che non finisce mai/ respiro l’aria di tutti gli intellettuali, scrittori, filosofi, rivoluzionari, esuli che sono stati qua e sto bene/ abbiamo l’etnia nel sangue noi/ sto scrivendo, questo/ esercizio che lenisce la solitudine ed il vuoto del cosmo/ ed alla fine eravamo tutti fotografi/ galliziolab/ gian piero mongiu/

E quando anche l’attenzione del meno accorto vien meno, Pischedda cerca di ridestare la concentrazione nella lettura con maestria e leggerezza, il suo “per tenervi desti/ gangbang/ 76.5 uomini all’ora” è diretto a quella fascia di occhi distratti. Pischedda cerca di riportare alla lettura, attraverso la retorica della commedia, una leggerezza per risvegliare l’attenzione, punta al sesso ed all’astrazione numerica. Sancisce la chiusura dell’astrazione quel “la noia”, blandendola noiosa rispetto alla “città che non finisce mai

Mario Pischedda è amato da innumerevoli artisti italiani e mondiali. Spiriti affini che scevri dalle maschere sociali vivono per la ricerca continua ed inesauribile dei labirinti della mente. Seguono flussi al pari di una pietra trasportata sul fondo di un fiume. Ghezzi e Pischedda sopravvivono ad un’amicizia decennale caratterizzata da un perenne scambio di illuminazioni.

Fondamentalmente ritengo che concedersi allo stupore della ricerca (vista come dono del porsi domande) esercitando la santificazione della meraviglia dell’essere vivi sia essere consapevoli della beatitudine di cui tutto è parte.

La noia non è più il mio amore. Le rabbie, gli stravizi, la pazzia, di cui conosco tutti gli slanci e i disastri, – tutto il mio fardello è deposto. Apprezziamo senza vertigine la vastità della mia innocenza. […] Non sono prigioniero della mia ragione. Ho detto: Dio. Io voglio la libertà nella salvezza: come raggiungerla?” – Arthur Rimbaud  –  “Una stagione in inferno

[…] Solvet astrāhention/ Abstrāhĕre/ Trahere/ Contaminatio/ Astrāhention Deductio/ Salus.” J.M.C. – “The Kingdom

 

Written by Alessia Mocci

 

Info

Foto scattate in occasione della mostra fotografica “My Muse” presso Pocko Gallery di Londra (aprile 2017).

 

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