“Pollicino” di Charles Perrault: la fiaba del numero 7

“Pollicino” di Charles Perrault: la fiaba del numero 7

Giu 30, 2017

Il bosco, sempre il bosco, amo girovagare nei boschi. Un giorno persi la strada. Cercai di memorizzare quanto mi circondava in modo da poter trovare da la strada ma tutto era uguale in maniera sgomentante.

Pollicino

Certo, se ci fosse stata la neve e non si fosse sciolta, avrei potuto seguire le impronte delle scarpe, se magari avessi dedicato del tempo a contrassegnare il tragitto con tacche nel legno o strisce di stoffa legate ai rami o qualcosa del genere.

O con molliche di pane, come “Pollicino”.

Adesso era facile capire come lui, Hansel e Gretel ed anche Biancaneve e tutti quei principi si fossero perduti nel bosco: avevano percorso appena poche centinaia di metri, eppure nel guardarmi indietro non ero più certo della direzione in cui si trovava la strada, e questo nonostante le impronte che avevo lasciato prima che la neve si sciogliesse.

In quel posto Pollicino avrebbe potuto vagare per mesi senza mai trovare la strada di casa. Comunque, pensavo e ripensavo a Pollicino.

C’era una volta un taglialegna e una taglialegna (la donna taglialegna è una cosa non comune nelle fiabe), i quali avevano sette figli, tutti maschi, e ciò mi riporta alla mente “Seventh son of a Seventh son” (Iron Maiden).

7 è un numero esoterico, magico per eccellenza, 7 sono le lettere dell’alchemico V.I.T.R.I.O.L.: Visita, Interiora, Terrae, Rectificando, Invenies, Occultam, Lapidem: visita l’interno della terra (il proprio intimo, la Psiche) e rettificando scoprirai la pietra nascosta (e indagando troverai la tua intima essenza).

Il numero 7 è un numero “magico” che ritroviamo spesso nella mitologia, nelle religioni e nelle fiabe, i 7 nani, i 7 re di Roma, il candelabro ebraico a 7 bracci, i i 7 anni di sfortuna se si rompe uno specchio, 7 è anche il numero della creazione, 7 sono i sacramenti, 7 sono i peccati capitali, 7 sono i sigilli dell’apocalisse, 7 sono le virtù, Platone definiva il numero 7 l’anima del mondo.

Charles Perrault

Ritornando a Pollicino, fiaba di Charles Perrault, si nota che era l’ultimo dei sette fratelli e che cresceva minuto e delicato ma era comunque estremamente buono. Quando venne al mondo il suo capo aveva il diametro del pollice del padre e per questo fu chiamato Pollicino.

Una grande carestia portò i genitori a pensare di abbandonare i sette fratelli nel bosco (questa è una similitudine significativa con la fiaba di “Hansel e Gretel”). Pollicino ascolta le loro conversazioni. Comunque i sette fratelli vengono accompagnati nel bosco (il lato oscuro dell’inconscio) e qui abbandonati.

Pollicino tranquillizza i fratelli informandoli che aveva lasciato cadere lungo la strada dei sassolini bianchi (puri). Nella fiaba come spesso accade vengono quindi disseminati riferimenti mitologici, i sassolini ricordano molto il filo di Arianna nel labirinto del Minotauro per salvare Teseo.

Con lo stratagemma dei sassolini i sette fratelli riescono a ritornare a casa ma subito dopo vengono riportati nel bosco. Questa volta Pollicino semina delle molliche di pane che però vengono mangiati dagli uccelli (altra similitudine con la fiaba di “Hansel e Gretel”).

Questa volta i 7 fratelli si perdono nel bosco (perdono la retta via). Durante la notte, mentre vagavano per il bosco, vedono una casetta e bussano alla porta.

Questa è la casa dell’Orco (il male), che mangia i bambini, gli apre la porta la moglie dell’Orco che inizialmente cercherà di nasconderli dal marito ma poi li nutrirà (come la strega di “Hansel e Gretel”), per farne dono al marito.

Pollicino – Gustave Dore – 1862

Pollicino rinuncia a mangiare ed impara ad usare la propria intelligenza. Casualmente l’Orco aveva 7 figlie, che anche se si cibavano di carne cruda, non erano ancora divenute cattive. Pollicino con uno stratagemma, riuscirà a nascondere i fratelli e a scambiarli con le figle dell’Orco (il futuro del male), che verranno sgozzate dal padre. Subito dopo Pollicino riesce ad uccidere l’Orco (Davide che uccide Golia) e a rubargli gli stivali fatati (Hermes il messaggero).

Con gli stivali alati (presenti anche nel “Il Gatto con gli stivali”), riesce a correre lontano molte miglia sino a giungere alla corte di un re che lo ingaggia come messaggero donandogli molto denaro con il quale riuscirà a tornare a casa e a sfamare l’intera famiglia. Il buono che ritorna vittorioso alla casa del Padre. Il finale della favola di Pollicino si realizzerà come vittoria del bene sul male: i bambini e la loro famiglia, non vivranno più di stenti fisici, affettivi e morali.

Ora posso provare a ritrovare l’uscita dal bosco, finalmente in lontananza rivedo la mia auto. Ho ritrovato la via.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

 

Written by Vito Ditaranto

… a mia figlia Miriam con infinito amore…

 

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