“Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino: un romanzo sull’acqua della storia e sull’inchiostro

“Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino: un romanzo sull’acqua della storia e sull’inchiostro

Giu 9, 2017

“Se mi tornassi questa sera accanto/ lungo la via dove scende l’ombra/ azzurra già che sembra primavera,/ per dirti quanto è buio il mondo e come/ ai nostri sogni in libertà s’accenda/ di speranze di poveri di cielo/ io troverei un pianto da bambino/ e gli occhi aperti di sorriso, neri/ neri come le rondini del mare.” – Alfonso Gatto

Se mi tornassi questa sera accanto

Questa è la storia di un padre, di una madre e di una figlia.

Questa è la storia di una famiglia e tutte le famiglie si assomigliano.

Questa è la storia di due fiumi e tutti i fiumi si assomigliano.

Questa è una storia fra tante, unica, ma che racconta la relazione ancestrale fra i padri e i figli, fra il passato e il futuro, fra Crono e Zeus e fra Zeus e Minerva.

Questa è una storia tempestata di date, ma senza le redini del tempo.

Perché tutto scorre.

In “Se mi tornassi questa sera accanto”, scritto da Carmen Pellegrino ed edito da Giunti nel 2017, si narra la vicenda dei Pindaro, ambientata sull’Apennino nel corso dell’ultimo cinquantennio.

Giosuè Pindaro è un uomo nato dalla terra, come un fiume che, nascendo dalla sorgente, attraversa fango, erbe e rocce e trascina nelle proprie acque la memoria degli avi e il sogno dei vivi.

Dopo il terremoto dell’Irpinia, coinvolto come volontario nell’immane tragedia, il ragazzo abbraccia con fervore gli ideali politici del socialismo. Ma un nuovo scossone della terra nella quale punta, ostinatamente, i piedi, lo aspetta: Tangentopoli è la fine di un progetto reale e attuabile. Sarà la creazione dell’Ignoto Ideale, ossia di una comunità dell’Apennino fondata sulla agricoltura, sul sano lavoro, sulla distribuzione di beni e servizi e sulla libertà di pensiero a tenerlo impegnato e appassionato.

Nora è una donna nata in un paese di mare, che ha lasciato per raggiungere Giosuè, il proprio sposo. Afflitta da grave depressione, poi da folle euforia, infine da mutacismo, ossia dall’impossibilità di parlare dovuta a problemi psichici, è il personaggio più enigmatico del romanzo.

Incapace di dimostrare amore e di concretizzarlo nell’accudimento, non riveste il ruolo di madre e moglie, ma di eterna figlia. Conosciamo il fitto buio della sua mente ma anche i momenti di luce, rari, che affida alle “Cronache dei funerali”, testi nascosti in luoghi vari della casa, come si fa per una caccia al tesoro, che possono essere letti o allo specchio, perché scritti al contrario, o al calore di una fiamma, perché vergati con acqua e limone.

Lulù è una giovane dagli occhi verdi figlia dell’infelicità. Fin da bambina gravano su di lei responsabilità e aspettative che vengono ricompensate con il silenzio e l’abbandono. Cresciuta sul fiume e nel fiume, chiamato “fiumeterra”, viene costretta da Giosuè a rinunciare all’amore e a conseguire una laurea in agraria che sia utile al compimento dell’Ignoto Ideale.

Ma l’ideale si rivela utopia quando nella valle vengono installate sia antenne per la recezione dei cellulari sia pale eoliche e viene realizzata una discarica. A Lulù non resta che occuparsi a tempo pieno della madre, del tutto non autosufficiente.

Carmen Pellegrino

Fino a quando Lulù va via.

Perché tutto scorre.

Il distacco della figlia, e la lontananza che ne consegue, sono palesi fin dall’incipit del romanzo della Pellegrino che, frammentandole con numerosi flashback, riporta le lettere che Giosuè scrive a Lulù, affidandole al fiume dopo averle chiuse all’interno di una bottiglia.

Il tema centrale è, dunque, quello dell’abbandono che, oltre a riguardare la dimensione familiare e affettiva, si estende all’assenza di valori e certezze proprie dell’epoca contemporanea.

Questa è la storia di un padre, di una madre e di una figlia.

Questa è la storia di missive che vogliono essere ritrovate, nel corso di un fiume o fra la biancheria riposta nell’armadio.

Questa è la storia di un fiume di parole dette, non dette, scritte e non scritte.

Questa è una storia fra tante, unica, ma che racconta la relazione fra l’autore e il lettore, fra il passato e il futuro, fra l’inchiostro e il sangue, fra la realtà, la verosimiglianza e l’immaginazione.

Questa è una storia piena di consonanti e vocali, ma richiede di essere letta per esistere e fermarsi un attimo, fra le mani di chi la possiede.

Perché tutto scorre.

 

Written by Emma Fenu

 

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