“Giulia Tofana” di Adriana Assini: la storia di una fattucchiera contro la violenza di genere

“Giulia Tofana” di Adriana Assini: la storia di una fattucchiera contro la violenza di genere

Giu 3, 2017

Giulia Tofana. Gli amori, i veleni” è un romanzo storico scritto da Adriana Assini e edito da Scrittura & Scritture nel 2017.

Giulia Tofana

Corre l’anno 1624, nella Palermo barocca sulla quale vegliano quattro sante patrone. Fra il fango e le fognature a cielo aperto del quartiere del Papireto, dove l’odore malsano della povertà si addolcisce nelle cucine in cui sfrigolano lardo e fave, nasce da una meretrice, destinata a ripercorrerne le medesime orme, la bella e forte Giulia Tofana.

Capelli biondi, labbra di cinabro, corpo da dea, intelligenza vivace, lingua tagliente e incedere da regina, pur senza l’eleganza che si apprende nei palazzi nobili: queste sono le doti della giovane che non si accontenta della propria sorte, ma vuole riscattarsi, divenendo ricca, rispettabile e amata.

Stanca di condurre un mestiere svilente, decide di accumulare ricchezza creando un miscuglio fatale di arsenico e antimonio che, se somministrato gradualmente nei cibi, causa la morte del malcapitato senza denunciarne l’uso: gli avvelenati, infatti, dopo sintomi riconducibili a vari mali, spirano mostrando un colorito roseo, non verde come avviene, invece, a causa di altri intrugli.

Ma il viso circondato dai fulvi capelli di Manfredi, barone normanno, cattura il cuore di Giulia che deve fingere di essere altro da sé per continuare a incendiare la passione del gentiluomo.

Tutto potrebbe procedere secondo i piani della spregiudicata donna, desiderosa di vestire l’abito rosso delle nozze, se l’intervento dell’Inquisizione non la costringesse alla fuga dalla sua Palermo, piagata dalla peste e affidata a Santa Rosalia, per raggiungere, al seguito del frate Nicodemo, suo amante, prima Napoli e, infine, l’Urbe.

Fra giostre, forche, chiese e osterie, in una città dove il pontefice Urbano VIII vessa i poveri con tasse e gabelle e non rispetta le leggi che lui stesso emana, divenendo emblema della corruzione del clero, Giulia Tofana cerca il proprio riscatto sociale, guadagnandosi l’appellativo di “dama” grazie all’aiuto del frate di lei invaghito.

Eppure alla propria indole non si sfugge: anche a Roma la donna riprende il commercio del veleno, camuffato come acqua di bellezza, destinandolo, però, solo alle donne, di ogni ceto ed età, costrette a sposare uomini violenti e a subire ogni giorno soprusi.

Adriana Assini

Il romanzo di Adriana Assini racconta, con pennello colorato, l’evolversi della vicenda, ispirandosi ad un personaggio storico realmente esistito, e ci trascina in un’epoca, il XVII secolo, che ci pare familiare per i nomi citati, nomi quali Bernini, Bruno, Galilei, Campanella, Raffaello Sanzio, la Papessa Giovanna e Beatrice Cenci, ma, al contempo, estranea e crudele.

Tempi difficili in cui essere poveri. Tempi difficili in cui essere onesti. Tempi difficili in cui essere liberi pensatori. Tempi difficili, ancora una volta, in cui essere donne.

Vittime dell’antica maledizione gettata su Eva, costrette in casa, in convento o in lupanare, quando non addirittura murate vive per essersi ribellate, le donne sono costrette a sopportare le regole scritte da mano maschile, in una lingua che non possono neppure scrivere e leggere.

Giulia Tofana incarna il desiderio di autonomia e aspirazione alla conoscenza, premesse di una libertà che il genere femminile ha dovuto, e deve, conquistarsi, scontrandosi contro un mondo che ha paura di vedersi sovvertito.

 

Written by Emma Fenu

 

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