Festival del Cinema Spagnolo 2017: “Alamar” di Pedro González-Rubio

Festival del Cinema Spagnolo 2017: “Alamar” di Pedro González-Rubio

Mag 30, 2017

La prima edizione del Festival del Cinema Spagnolo tenuta a Treviso la facciamo cominciare colla seconda proiezione del lunedì, vale a dire l’unico documentario selezionato, prodotto che oggi conta già 8 anni, eppure riuscito solo di recente a trovare un distributore interessato alle potenzialità che aveva da offrire.

Alamar di Pedro González-Rubio

Alamar” è l’opera No. 2 del regista belga (ebbene sì!) Pedro González-Rubio, un’elegia di atavica bellezza ambientata nel candore fuori dal tempo del Banco Chinchorro, una delle più ricche riserve coralline del pianeta, del quale ci si può ben stupire si trovi ancora in lista d’attesa per rientrare fra i patrimoni dell’umanità tutelati dall’UNESCO.

Sul pelo dell’acqua oceanica si muovono Jorge e suo figlio Natan, avuto da una ragazza italiana con cui si è lasciato dopo tre anni di innamoramento, incapace ella di sostenere gli usi e i costumi di una simile “giungla”.

Perché Jorge è, come suo padre Nestór detto Matraca, un pescatore indissolubilmente legato ai flutti messicani, al tempo delle riprese investito pienamente del ruolo e delle responsabilità di genitore intenzionato ad instaurare un legame che riesca a conciliare l’ambiente in cui il bimbo è cresciuto finora (l’Italia urbanizzata) con la piana vastità celeste da cui mai potrebbe egli separarsi, colta nel suo fascino puro esteriore, nell’essenzialità delle attività che vi si possono praticare, nella modestia dello stile di vita che impone.

Natan ha così modo di approcciarsi curioso alle uscite in motoscafo a caccia del pranzo, alle prime immersioni munito di boccaglio, alla cura dei bottini da separare in parti edibili e parti da dare in pasto ai coccodrilli, alle squisite zuppe di barracuda; stringe anche amicizia con un airone africano, Blanquita, letale insetticida che stenta a fidarsi dei giganti umani, mentre arriva a giocare alla lotta con un Jorge affettuoso e incoraggiante sotto ogni aspetto.

In neanche un’ora e un quarto un esaustivo quadro familiare (mancano all’appello forse le sole donne, ma l’impressione complessiva che si ricava dalla visione è in realtà di connaturata pienezza) è fissato sullo schermo, catturato e riorganizzato con limpidezza e capacità di sintesi sorprendenti in un alternarsi suggestivo di agili vedute subacquee e placide distese superficiali, panorami lungi dal chiasso industriale, evocativi di una pace interiore garantita dalla salubrità del susseguirsi sempre regolare delle stagioni e degli anni, e strette su aspetti che riescono istintivamente meno graziosi, come chiaramente la lavorazione dei pesci e le minute “presenze non autorizzate” che abitano le palafitte.

Alamar di Pedro González-Rubio

Va detto che González-Rubio possiede il pregio prezioso di saper resistere alla tentazione di restituire al suo pubblico la natura riprodotta attraverso filtri estetizzanti, dal momento che i punti di ripresa, il discreto, paziente e puntuale occhio osservante dell’autore, non paiono mai sovrastare la materia resa oggetto né la piegano alle esigenze drammaturgiche praticabili, pur non disdegnando un inserimento tutt’altro che invisibile nello spazio scenico, attraverso cui farci quasi arrivare a toccare la pelle scura dei nostri beniamini piuttosto che il chiaro piumaggio della garza silvestre.

Oltre all’interesse per i tesori del luogo, che magari potremmo con leggerezza ridurre a sguardo da turismo esotico, oltre alla pur onesta indagine antropologica su una realtà ai confini della nostra Terra brulicante, Alamar” gode del livello d’approfondimento umano offerto dalla relazione fra autoctono e visitatore, colta in tutta la sua delicatezza e sincerità nonostante sia destinata ad avvicinarsi ad un’interruzione impossibile da evitare, un rientro all’ordine, meglio un’altra qualità di ordine, che presumiamo Natan sia poi stato chiamato ad abbracciare o rifiutare nell’adatto grado di libertà.

 

Voto al film

 

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni 

 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: