Selfie & Told: la band livornese Brücke racconta l’EP d’esordio “Yeti’s Cave”

Selfie & Told: la band livornese Brücke racconta l’EP d’esordio “Yeti’s Cave”

Mag 29, 2017

If there’s a god/ I don’t think is above./ For the cities burn/ The garden’s gates have been closed/ To the words no more.// Or maybe it’s you and me/ Blinded by those scenes/ Wanderers in need/ Able to perceive/ Yet no so divided.” – “Ovomoltino

Brücke

Ciao! Siamo i Brücke, un quartetto che definiamo anche forma aperta. La monogamia è un fattore culturale; in musica è per lo più nociva o logorante.

Ci piace lasciarci suggestionare da ambiti differenti.

Il nostro è un progetto nato nel 2016 dall’incontro di quattro ragazzi di Livorno, che per varie ragioni si sono trovati a suonare nella stessa stanza e col tempo hanno iniziato a influenzarsi, un giorno frequentando qualche concerto insieme, un altro ascoltando un disco.

Siamo Giulio Della Croce (chitarra e campioni), Nicola De Luca (chitarra, synths e campioni), Michele Giannoni (batteria e campioni) e Lorenzo Saini (basso, piano, contrabbasso e voce)

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told.

 

B.: Raccontiamoci qualcosa riguardo il nostro primo ep!

Brücke: Il nostro ep d’esordio si chiama Yeti’s Cave e prende il suo nome dal nostro studio/sala prove. Yeti’s Cave è anche un luogo mentale, un posto dove poter dar sfogo alle nostre esigenze musicali. Il disco è un trip che spazia dal krautrock alla musica concreta, passando attraverso una giungla di strumenti acustici. Post-rock potrebbe essere una buona definizione per ciò che suoniamo se inteso come l’utilizzo di strumenti rock con una nuova connotazione. I brani infatti sono per lo più venuti fuori da jam, rimescolate e scarnificate in un lungo processo al computer, per poi essere messe di nuovo insieme nella attuale.

 

B.: Come definiremmo il sound di questo disco?

Yeti’s Cave

Brücke: Ruvido, fumoso, aspro, cupo ma anche morbido. Avevamo varie tracce pronte, la necessità era di concludere questo primo ep con un’intenzione che rappresentasse ciò che stavamo vivendo in sala prove. Dopo aver messo a punto le idee siamo usciti dalla caverna per andare ad ultimare all’Orfanotrofio studio degli Appaloosa quelle che erano diventate canzoni a tutti gli effetti. Abbiamo registrato 5 tracce in presa diretta proprio per rimanere il più possibile fedeli a quegli ambienti, a quelle stanze che ci hanno aiutato a far prendere forma al progetto.

 

B.: Che vuol dire Brücke?

Brücke: Ed ecco urlare la disperazione: l’uomo chiede urlando la sua anima, un solo grido d’angoscia sale dal nostro tempo. Anche l’arte urla nelle tenebre, chiama al soccorso, invoca lo spirito: è l’Espressionismo.” Così Hermann Bahr descrive il movimento espressionista tedesco all’inizio del Novecento; Brücke nasce da un gioco di rimandi, ma a grandi linee ed in poche parole testimonia la volontà di connettere personalità creative. Vuol dire “ponti” o “legami” in tedesco. La location in cui avviene questo incontro è la nostra sala prove, per altro circondata da ponti, cosa di cui ci siamo resi conto a posteriori.

 

B.: Come è stato creato il videoclip di Ovomoltino?

Brücke: È nato un po’ per caso, da suggestioni e confronti con gli autori del video minime. Ci siamo lasciati guidare da pochi elementi e abbiamo avuto fortuna. In generale c’era una buona sinergia e la fiducia è stata ripagata perché il risultato è lo-fi e coerente. D’altra parte anche il nostro disco è volutamente lo-fi, quasi fosse un vecchio paio di jeans a cui sei affezionato: un po’ strappati ma pur sempre comodi.

 

B.: Come mai questi titoli alla cazzo di cane?

Brücke: Sono stati assegnati quasi per gioco, per ridere, ma hanno assunto un senso nel tempo. Non relativamente al nome specifico di ognuno, ma in quanto testimoniano una volontà di reimparare a giocare con idee stantie. Come un tornare bambini… è un approccio un po’ naif e dadaista a un problema: quello del dare un nome a quello che fai, la qual cosa è sempre un’operazione scomoda.

 

B.: Quali sono i prossimi progetti e le vostre influenze ad oggi?

Brücke

Brücke: Ad oggi rimangono fuori altre tracce che pensiamo di registrare a fine estate. Si tratta di canzoni molto differenti perché appartenenti a qualche anno fa e pensate per altre band che abbiamo avuto in precedenza. Stiamo rodando i brani dal vivo, suonando per lo più in Toscana. Cercando suoni per situazioni disparate come possono essere spettacoli teatrali o sonorizzazioni ancora in cantiere, le suggestioni sono continue. Questo anche grazie al nostro membro fantasma, il nostro fonico Andrea, che ha un approccio differente dal nostro. Le band che più ci influenzano e ci piacciono al momento sono: Radiohead, Nicolas Jaar, Gorillaz, Beak, The Oh Sees, King Gizzard and The Lizard Wizard, Kendrick Lamar, MFDomm MadLib e l’hip hop in generale.

 

B.: Qualche commento sul disco?

Brücke: Una delle peculiarità principali è quella di essere un calderone, il che è un bene ed anche un male. Altra peculiarità, è che suona vintage ma l’intenzione nel farlo non era assolutamente quella di fare un disco retrò. Essendo registrato in presa diretta e dopo poco che suonavamo insieme poteva essere suonato o scritto meglio, ma è semplicemente un punto della situazione sincero e col tempo inizi a farti bastare questo e a cercare di ottimizzare al meglio il live che è ciò che al momento ci interessa maggiormente.

Grazie di essere arrivato a leggere fin qui, ci vediamo!

 

Written by Brücke

 

 

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