Sardegna da scoprire: la Reggia Nuragica di Santu Antine ed il Nuraghe Oes

Sardegna da scoprire: la Reggia Nuragica di Santu Antine ed il Nuraghe Oes

Mag 28, 2017

La prima volta che lo vidi puzzavo ancora di uniforme.

Avevo iniziato a studiare da comandante di esseri umani, senza alcuna voglia di farlo ma nella convinzione che in un mondo dove o si comanda o si ubbidisce fosse meglio comandare.

Nuraghe Santu Antine – Sardegna

Ma questo mio non troppo entusiasmante impegno non mi levava la voglia di continuare a studiare e, sopratutto, a cercare, esplorare, visitare gli oggetti dei miei studi.

In quanti cunicoli mi sono infilato? Non lo so, quante città antiche, in Italia, in Europa ed in Africa ho visitato? Tante e di ognuna conservo un ricordo, un odore, lo scorcio di qualche rovina, o la nenia di qualche guida a ricordarmele.

Ma quella prima volta fu memorabile.

Avevo la mia prisca automobile, comprata coi primi, sudati guadagni e, al fianco, la mia fidanzata, quella che poi sarebbe diventata mia moglie. Eravamo in vacanza in Sardegna, come sempre, appena potevo e, quell’anno, decidemmo di esplorare i posti che ci incuriosivano di più.

Cosa mai può incuriosire un giovane se non il nome evocativo di “Valle dei Nuraghi”?

Prendo macchina, fidanzata, imprescindibile pila e bottiglia d’acqua e via, si parte. Determinato e deciso, cambio strada almeno tre volte, vuoi perderti Ittireddu, il suo vulcano, i resti del ponte romano e i mille affioramenti archeologici che caratterizzano il territorio di quel piccolo paese? Non sia mai.

Meno male partimmo presto. Del resto solo con la luce dell’alba puoi distinguere certe sfumature, colori diversi sul terreno, indici di rovine sepolte sotto la verde erbetta che le pecore brucano.

Comunque sia, tra una sosta e l’altra, arrivammo alla Reggia Nuragica di Santu AntinePreciso, non era come oggi, con la cooperativa a guidare i turisti, con gli ingressi sbarrati da cancelli e catene.

Nuraghe Santu Antine – Sardegna

Si entrava, come dovrebbe sempre essere, se chi visita fosse civile, come facevano le pecore del pastore che aveva il terreno li vicino, passando dallo stretto varco, quasi nascosto e invitante, aperto tra le spesse mura del cortile.

Il nuraghe è splendido, con i suoi corridoi che si assomigliano tanto all’Antro della Sibilla di Cuma, solo meno famosi.

Mi immagino quei corridoi intonacati, con le feritoie quasi rasenti al suolo ed i suoi antichi utilizzatori, addormentati, durante un rito di incubazione, dalle droghe offerte loro dalle sacerdotesse della Dea Madre.

Forse, mi immagino, erano giovani che stavano partendo per una delle tante guerre combattute dai miei antenati per tutto il mondo conosciuto di allora.

Poi la sala centrale e la scaletta che porta su, al primo piano, da dove si vede l’intero mondo per cui era stato costruito quel monumento.

Si dice che, dalla cima di Santu Antine, si possano vedere cento nuraghi, un’immensa città, se pensiamo ai nuraghi e alle capanne che li circondavano, distanti poche decine di metri o qualche centinaio al massimo, l’uno dall’altro.

Niente di paragonabile al Sinis ed ai sui più di duecento nuraghi ammucchiati in pochi ettari, ma, vi assicuro, non meno scenografici. Se poi aggiungete il fatto che Hafa, la città romana di presidio a quel territorio è ancora da riportare alla luce, il mistero si fa intrigante.

Ma quello che attira l’occhio, dalla cima della Domo de su Rej, è il Nuraghe Oes, distante forse solo ottocento metri dalla Reggia. Distanza brevissima, vista la grandezza dello stesso.

Nuraghe Santu Antine – Sardegna

Non pongo tempo in mezzo e parto, incosciente come sono sempre stato. C’è una linea ferroviaria da attraversare, ma è solo una linea ferroviaria sarda, cioè con pochi treni, lenti e vecchi, a percorrerla, quindi salto i binari e via, per la campagna, seguito dalla mia fidanzata, sempre più preoccupata.

Si vedono solo greggi e cani da pastore, in giro. Ma tranquilli, in Sardegna, anche se non vedete nessuno, almeno quattro paia di occhi spiano voi, sempre.

Il nuraghe Oes è bello e misterioso. Sarà per l’aria di abbandono che non riesce a scalfirne l’orgogliosa mole, o la dignità della sua architettura. Ovviamente non è stato scavato. Non lo era allora e, temo, non lo è oggi, ancora.

Perciò, crollato l’ingresso, tocca scalare le mura ciclopiche ed entrare nel nuraghe dal corridoio, al primo piano. La mia fidanzata, getta la spugna, intimidita. Convincerla ad infilarsi nel buio corridoio, in discesa, che sembra porti al centro della terra si rivela impossibile. Per lei, ma non per me.

Armato della mia fedele pila scendo, testardo. La polvere dei millenni, finissima, balla davanti alla luce della pila, pigra e quasi scocciata.

Mi sembra di scendere per un tratto lunghissimo, invece saranno al massimo dieci metri di pendenza, prima di arrivare alla sala centrale del nuraghe. La falsa volta è integra e bellissima.

Mi fermo un attimo, mi pare, ad osservare, in un silenzio innaturale, la grande sala centrale e la polvere che ho sollevato. Scorgo, quasi completamente coperti dalla terra, le anse di vasi, di chissà quale epoca.

Nuraghe Oes – Sardegna

Respiro quell’aria ferma ma fresca poi risalgo.

La mia fidanzata è quasi disperata, i pochi minuti che pensavo di aver trascorso nel cuore del nuraghe Oes, scopro, erano quasi tre quarti d’ora, nel tempo reale.

Il mondo, sotto il cielo nuvoloso che mi accoglie, sembra diverso, più antico e amico.

Malvolentieri ripercorriamo la strada verso la Reggia.

Beviamo un poco d’acqua, un ultimo sguardo e risaliamo in macchina.

Ritorniamo a casa.

Non abbiamo visto nessuno, in tutta la giornata passata a Santu Antine.

 

Written by Salvatore Barrocu

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: