Selfie & Told: la band The Wer racconta il disco d’esordio “Werever”

Selfie & Told: la band The Wer racconta il disco d’esordio “Werever”

Mag 17, 2017

“Bright skin, black nails and Fedora hat/ Are driving me mad on a one way street,/ Brightskin, black eyes and perfect lips,/ Those are my sins,/ And you don’t see/ That you mess with my dreams/ […]” – “Fedora

The Wer

I The Wer nascono a Roma nel giugno del 2013 con Alessandro Piccenna (voce e chitarra) e Gianluca Fazio (basso e cori). Ai due si aggiungono successivamente Leonardo Sentinelli (batteria) e Flavio Veronici (chitarra e cori).

 Nell’ottobre del 2013 autoproducono il loro primo EP dal titolo “Morning Comes Electric”, sulla scia delle sonorità indie-rock firmate Two Door Cinema Club e Foals. Dopo l’uscita dell’EP intraprendono l’attività live cercando di ritagliarsi uno spazio tra le band emergenti di Roma e dintorni.

Nel giugno del 2014, con la vittoria del “Contestiamo”, contest organizzato dal Contestaccio, i “The Wer” si classificano primi tra 66 band in gara, guadagnandosi definitivamente l’attenzione della scena indipendente romana. Nello stesso anno ad agosto partecipano a vari festival in Italia, tra cui il Messapp Coast Festival e il Pollino Music Festival, al fianco di artisti come Motel Connection e Brunori SAS.

Dopo l’intenso periodo estivo decidono di recarsi in studio, determinati ad acquisire un sound allo stesso tempo più maturo e fresco rispetto alle prime produzioni.

L’EP “Pirouette” combina così le sonorità old school tipiche di Arctic Monkeys e Strokes a beat elettronici, synth e tastiere, influenzati dal sound di gruppi come Last Dinosaurs e The 1975.

Forti del crescente apprezzamento di critica e pubblico, nel 2015 si dedicano alla promozione dell’EP e si esibiscono in tutti i principali locali della capitale, sia da headliner che come opening act per band del calibro di The Wombats (UK), M+A ed EX-HEX (USA).

Nella prima metà del 2016 decidono di sospendere l’attività live per dedicarsi allo studio e alla ricerca musicale, con l’obiettivo di trasformare nuovamente il sound in vista del loro primo album.

Werever

Mantenendo la strada delle melodie orecchiabili e delle sonorità elettroniche, decidono di conferire alle nuove produzioni una facciata decisamente più pop, mixando influenze che vanno dall’R&B, al funky, alla musica anni ‘80.

Nella seconda metà del 2016 cominciano a sperimentare in versione live le nuove tracce, frutto di sei mesi di lavoro intenso. Curiosi di esporre i brani ad un tipo di pubblico diverso volano a Brighton (UK) e si esibiscono come headliner ricevendo reazioni positive.

Il disco d’esordio Werever è uscito nella primavera del 2017.

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told.

 

T.W.: Quale è stato il processo di scrittura di “Werever”?

The Wer: Il processo di scrittura di “Werever” è stato piuttosto insolito e lungo. Le sessioni in studio si sono prolungate infatti per un totale di circa 6 mesi con non poche interruzioni. Dopo ogni seduta avevamo la possibilità di ascoltare per giorni ciò che avevamo fatto in studio. Questo ci ha permesso di assimilare in un tempo più lungo l’evoluzione dei brani, di ragionare in modo più approfondito su alcune sfumature e di elaborare con più calma l’andamento delle registrazioni. Allo stesso tempo, tuttavia, la possibilità di ascoltare per molto tempo e ciascuno separatamente i brani in fase “embrionale” ha fatto nascere in ognuno di noi idee diverse per gli sviluppi di ogni traccia, dando vita a non poche discussioni interne durante questo lungo periodo.

 

T.W.: Come avete scelto il sound per “Werever”?

The Wer: Una delle poche cose sulla quale siamo stati sempre tutti d’accordo è stata l’intenzione di dare a “Werever” un sound fresco, che potesse rappresentare allo stesso tempo una novità rispetto alle uscite italiane attuali ed una connessione con il panorama musicale internazionale più moderno. Questa scelta è stata dettata dalla convinzione che tutti gli album più importanti hanno sempre portato qualcosa di nuovo a livello di sound rispetto alla scena musicale in cui sono nati, ma soprattutto dal fatto che il “genere” che facciamo rimane il frutto di ciò che ascoltiamo di più e nasce dunque in maniera assolutamente spontanea.

 

T.W.: Come mai avete scelto di cantare in inglese?

The Wer

The Wer: Anche la scelta di scrivere in inglese è venuta piuttosto naturalmente, ascoltando poco o niente di italiano ed essendo appassionati ed abbastanza a nostro agio con la lingua. Inoltre, l’idea di indirizzare la nostra musica ad un pubblico esclusivamente italiano ci è sembrata da sempre in un certo senso limitante, avendo la possibilità di arrivare praticamente ovunque con le nuove piattaforme musicali ed essendo il nostro genere sicuramente apprezzato più all’estero che in Italia.

 

T.W.: Al di fuori della Band chi sono i The Wer?

The Wer: Abbiamo la fortuna di essere tutti amici da tanto tempo e di aver sviluppato un legame che va oltre il progetto musicale. Per questo motivo passiamo molto tempo insieme al di fuori degli impegni della band e tendiamo a condividere più o meno tutto quello che ci succede. Quando non usciamo per Roma ci capita di ritrovarci nella nostra sala prove, anche solo per fare una partita alla play o scrivere musica al computer per intrattenerci. È così che sono nati molti dei brani di “Werever” e tantissima altra musica che ancora non abbiamo fatto uscire. 

 

Written by The Wer

 

 

Info

Costello’s Records

 

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