Vincitori e Finalisti del Contest di poesia e prosa “Il Trono del Padre”

Vincitori e Finalisti del Contest di poesia e prosa “Il Trono del Padre”

Mag 11, 2017

Si è conclusa il 29 aprile 2017 a mezzanotte la possibilità di partecipare al Contest Letterario di poesia e prosa Il Trono del Padre promosso da noi di Oubliette Magazine e dallo scrittore Massimo Pinto.

Contest Il trono del padre

Una competizione a suon di parole e versi che ha visto più di 80 partecipanti per le sezioni A (short story) e B (poesia). La giuria del contest (Alessia Mocci, Massimo Pinto, Emma Fenu, Elisa Longo, Katia Debora Melis, Carina Spurio e Marzia Carocci) ha decretato i 14 finalisti.

Oggi, vi presentiamo i sei vincitori del contest che riceveranno a casa una copia del romanzo Il Trono del Padre” di Massimo Pinto, edito dalla casa editrice Bastogi Libri.

Tutte le opere partecipanti possono essere lette cliccando QUI.

 

FINALISTI

SEZIONE A

Anna Paola Lacatena con “Apelle figlio… di Apollo”

Laura Vargiu con “Come le rondini”

Enrico James Scano con “Profumo”

Vito Ditaranto con “Nero”

Antonio Bianchi con “Cielo”

Maria Teresa Dotti con “Che viola tenue”

Paola Pittalis con “Conflitti”

SEZIONE B

Corrado Cioci con “Purgatorio”

Fabrizio Bregoli con “Sapere di te”

Gianfranco Isetta con “Come Foglia”

Sebastiano Impalà con “La follia di Omero”

Luca Garbatella con “Fiori”

Grazio Pellegrino con “Credo in un solo Dio”

Nicola Matteucci con “Innovazioni”

VINCITORI

SEZIONE A

Anna Paola Lacatena con “Apelle figlio… di Apollo”

Aveva cinque anni Enea il giorno che a suo padre diedero quarantasei giorni da scontare in carcere.

La guerra fredda aveva inculcato nel padre la convinzione che ciò che apparteneva allo Stato era ricchezza da dividere tra il popolo.

Era stato sorpreso a rubare poco meno di due chili di pesche da un’area sotto il controllo della Marina Militare.

«Mamma! Dov’è papà?»

Non doveva sapere Enea quale disgraziato fosse suo padre.

È fuori per lavoro… Quale lavoro, però?! Giovanni faticava solo per riuscire a non fare nulla tutto il giorno.

Tutto ciò che riuscì a dire fu: «Se fai il buono, stasera, ti porto dalla zia Maria a guardare la televisione.»

Mentre assistevano con altre dieci persone a quello spettacolo storico, la donna ebbe un’idea.

«Eccolo tuo padre!»

Trasalì Enea.

Si avvicinò allo schermo con scientifica curiosità, cercando di cogliere dettagli familiari in quell’uomo che si muoveva lento, infagottato in una tuta bianca.

Rimosso a furor di popolo dalla zia Maria e riconsegnato nelle braccia della madre, il piccolo gridò cercando l’approvazione dei presenti: «È papà mio! È andato sulla luna! È nello spazio!»

Sorrisero i presenti, sorrise per giorni Enea.

Era il 20 luglio del 1969.

 

Laura Vargiu con “Come le rondini”

Nella mia terra l’infanzia ha l’amaro sapore della guerra.

Non ricordo giorno, dacché sono nato, senza spari, esplosioni, sangue per le strade.

Qui anche i bambini si abituano presto alla morte che, come un’ombra infida, passa loro accanto a ogni istante. La musica dei fucili culla le loro notti insonni; i crateri delle bombe ospitano i loro giochi.

“Sei figlio della guerra, piccolo mio” mi diceva mia madre, stringendomi forte a sé come per scusarsi d’avermi messo al mondo tra le rovine di un’esistenza dove la parola pace è soltanto una preghiera inascoltata. Quando lei e i miei fratelli rimasero sepolti sotto le macerie era primavera, ma sembrava fosse iniziato un nuovo, lunghissimo, interminabile inverno.

Persino le rondini hanno paura di questo cielo che vomita morte e da troppo tempo non le si vede più in volo; chissà, la guerra infinita avrà fatto perdere loro le ali oppure la strada che le conduceva ai profumi delle rose siriane. Ho desiderato tanto rivedere le rondini, pure adesso che giaccio nella polvere accanto ad altri bambini; agonizzanti, fissiamo le nuvole lassù, soffici sogni che vorremmo ancora inseguire. Ma siamo ormai come le rondini che non voleranno più a primavera.

 

Maria Teresa Dotti con “Che viola tenue”

Che viola tenue hanno sbocciato le ortensie, quel violetto arricciolato che ricorda i capelli di nonna, sotto a un fazzoletto con quattro nodi, uno per ogni angolo, a mo’ di cappello.

Mi pareva così ridicola, china su un’erbaccia a litigare con la lunga radice, il lurido grembiule e i gambali di gomma verde.

Ero giovane e me ne vergognavo, non era la nonna elegante che sognavo.

Era la nonna con un fazzoletto in testa, un fazzoletto chiazzato di muco, sudore ed erba.

Al mio arrivo si sollevava piano, tenendo le mani sulle reni, sorrideva sdentata tra una ragnatela fitta di rughe e mi baciava scostando la frangia.

Com’era lieve quella mano ruvida, ancor più lieve del bacio.

-Diventerai strabica-diceva.

E la sua voce sfuggiva via veloce come un fruscio d’ali di farfalla.

 

SEZIONE B

Corrado Cioci con “Purgatorio”

All’anime purganti che furon in parte fallaci e arroganti che dell’umano han ancor intatto il Pensier io in versi a voi mi verto.

Fuggite dalla fucina ardente che miete come il grano dal campo si senton salve han già Abbracciato la salda riva e mai vorrebbero tornar nel gorgo di incerta

Fatica.

Solinghe a viso basso rammentan i focosi giorni d’una vita non sempre retta

E stretta dal desiderio avversa all’ insegnamento

Come un affamato che agogna il pane ma vuol pur vesti calde e lusso voi foste combattute Da due verbi

Sontuosa veste o carità a chi la chiese?

Quando vedeste in terra il derelitto pietà vi colse o un beffardo sorriso certe d’ aver un Allegro focolare?

Quanto dolore avete dato padri figli mogli

Or tutto uno nel branco nel silenzio, un lungo letargo!

Sonno della coscienza che fiacca e rende lassi che ottunde il ben dell’intelletto

E ci meni nel deserto dei morti sensi

Lontani dalla fonte del bello e del vero

Vedete or voi anime in bilico tra i due mondi

Il vostro peccato l’occasion della vita sprecato per giungere ai santi cancelli

Dovete lesinar chieder un amen e attender ceri, sollievo dei viventi

Che il vostro nome risuoni sugli altari

In nomine domini!

Ah cattivi anni vissuti nel disagio

A digrignar chi vi porse mano

Calpestar patti santi ma in ver

Vi fu dolce andar contro comando

Sul viso un velo che copriva la luce

Del bel sentiero

Preferisti digiunar che pranzare con chi ti

Aprì il cor

Or benedici quel pane vorresti

Un certo posto da commensale

Ma son i giochi ormai finiti e tu pellegrino

Vai per il tuo cammino a passo lento e riflettendo

Sul giorno che fu’ indi non si torna indietro

Un tramonto che non vede l’alba

Un dolor che vi pungola a cercar rimedio

Del malfatto questa la vostra pena

Finché non sia pura

I bei vermigli fior i ruscelletti

Timidi e allegri l’aroma dei germogli vedrete ancor ma prima pigerete il calcagno tra fango E roccia!

Vi dà la somma somma speranza

La certa grazia che vi attende

Dopo aver pagato lo scotto del vostro

Debito

Non pianti e lamenti come nel fatal asilo

Ma in coro mormoran gloria al padre e santa fede

Orsù cingi la vita di docile giunco

Sii come lei piegati ai voler

Pia e monda salirai

La scala per l’eterna gioia

 

Gianfranco Isetta con “Come foglia”

Seguendo a volte il mutare del vento

rivedo d’esser stato come foglia.

Ora che tocco a terra lento, e spenta

ogni ragione per puntare al cielo,

m’accovaccio al caldo delle mie sere

disteso sulle membra rugginose.

Se sembra irraggiungibile l’interno

di un tempo che si pensa sogno eterno

é buona solitudine da accogliere

quella che mi accompagna ad una soglia

dove c’è sempre un ramo che mi invita

ad un ritorno che metta germogli.

 

Grazio Pellegrino con “Credo in un solo Dio”

… facili abbandoni

in quei ricordi

di innocenti mattutine

in chiese ormai spoglie

noi mani innocenti

invasi dall’odore

di incenso

ci raccontavamo

solo storie di purezza

a volte lontane

dalla nostra vita

di un paradiso

un inferno e un purgatorio

lì ad attenderci

in ogni momento

vissute paure

rinunce solo rinunce

di un Dio solo

per innocenti martiri

ogni giorno una battaglia

tra il bene ed il male

sempre a domandarmi

quale la via

io solo testimone di

di un credo…

credo in un solo Dio… Padre onnipotente…

 

I vincitori saranno contattati via email per l’invio del premio.

Complimenti ai vincitori, finalisti e partecipanti!

I nuovi Contest sono online nella Categoria Attualità/Concorsi del Magazine.

Per gli autori, esordienti e non, se si è interessati a conoscere le modalità per accedere alla creazione di un contest su Oubliette Magazine contattateci su email: oubliettemagazine@hotmail.it scrivendo sull’oggetto: Info Contest Letterario.

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