Future Film Festival 2017: “Hitler’s Folly” e “Revengeance” di Bill Plympton

Future Film Festival 2017: “Hitler’s Folly” e “Revengeance” di Bill Plympton

Mag 9, 2017

Quale verità si cela dietro la figura del Führer che i libri di storia non hanno mai osato rivelare e per la quale il buon vecchio Michael S. “è stato suicidato” in pieno giorno?

Hitlers Folly – Revengeance

È ciò che intende scoprire Josh, narratore principale di Hitler’s Folly”, uno dei due lungometraggi firmati da Bill Plympton ad occupare il cartellone del recentemente concluso 19esimo Future Film Festival bolognese, festival internazionale di cinema d’animazione e nuove tecnologie.

L’improbabile individuo, entrato di soppiatto nell’appartamento dell’amico defunto, mentre due nazi bussano meccanicamente alla porta analizza il contenuto di una misteriosa scatola nera, nuovo “vaso di Pandora” che, come in presenza dei disastri aerei, anche in questa circostanza costituisce l’unica fonte accreditata attraverso cui ricostruire l’ordine delle dinamiche.

Strutturata come un mockumentary breve e improvvisato, l’opera del navigato cineasta due volte candidato all’Oscar avanza una versione (non) ufficiale secondo cui all’origine dei disastri della Seconda Guerra Mondiale starebbero principalmente due fattori: il primo è l’affezione che Adolf nutriva fin da piccolo per un cucciolo di anatra, trasfigurato dopo la cottura dello stesso negli originali fumetti di “Piumino Paperino”.

Il secondo coincide col megalomane piano mediatico coincidente con la realizzazione del più grande film a disegni animati mai progettato, per il quale si sarebbero brevettate pellicole da 100 mm e proiettori di diverse tonnellate di massa, nonché impegnati per anni migliaia di artisti ed altrettanti operai nella costruzione della più imponente sala cinematografica di sempre.

Soggetto dell’epopea, il “Ring” wagneriano con protagonista per l’appunto l’amato Piumino Paperino, incarnazione inarrivabile dello status conquistato dall’entertainment cartoonistico in qualità di simulacro grazie al quale l’oppresso popolo tedesco riuscirebbe finalmente a risvegliare in sé l’assopito spirito teutonico originario.

Hitler’s Folly

Plympton rovescia e distorce l’effettualità storica a suo totale piacimento, caricaturando i nomi di Goebbels e Göring piuttosto che d’Himmler, Hindenburg, von Paulus e Speer, ma senza mancare di coinvolgere registi e produttori del calibro di Disney, Ėjzenštein, Fleischer, della Reiniger o la Riefenstahl.

Si reinterpretano campagne politiche, elezioni ed espulsioni dai piani alti, partecipazioni fondamentali alla modifica degli equilibri e degli assetti politico-militari (si segnala un’Eva Braun signora della guerra); non vengono risparmiati neppure la funzionalità dei campi di concentramento né le ragioni della sconfitta.

L’esito complessivo è tutto sommato mediocre, riesce a strappare qualche risata a motivo di alcune intuizioni fantasiose, fra cui si distinguono i siparietti dove varie personalità riprese come attraverso supporti anacronistici intendono attribuire spessore alla loro bizzarra testimonianza, cui si affiancano molte altre proposte grottescamente tiepide.

È insomma lo stesso impianto tendenzialmente ingessato a non giovare, agendo a sfavore innanzitutto di un’elaborata ricerca e del successivo riutilizzo di una gran messe di materiali video-fotografici d’archivio. Un esperimento curioso che però, meno graffiante del solito se messo a paragone con gli standard dell’autore, non lascia il segno.

La collaborazione con Jim Lujan regala un prodotto senza dubbio più godibile, come il precedente partorito nel 2016 ma diversamente da esso inserito fuori concorso: Revengeance” (letteralmente “ri-vendetta”) ruota attorno ad un occhialuto uomo di mezza età, più simile ad un ragioniere che a un cacciatore di taglie, il quale accetta al pari di altri tre candidati una missione affidatagli da un senatore palestrato in piena campagna elettorale chiamato Deathface: catturare e condurgli una ragazzina, Lana, colpevole di aver sottratto del materiale sensibile.

Revengeance

Di mezzo ci sono il deserto e la città ingannevoli, il cosiddetto club degli Imperatori dell’Entroterra, una banda di centauri sporcaccioni, un’ex strip-teaser divenuta il braccio destro del politicante, diversi emissari sempre pronti a fare a botte, una nonnina più vispa di quanto dia a vedere, un santone alla ricerca di una vittima da immolare, testimoni impasticcati, bettole ad ogni angolo ricolme della peggior feccia sdentata disposta a tutto pur di avere una birra, una donna e magari una motocicletta.

Questo il mondo in cui la coppia di directors si muove agevolmente, un dedalo coloratissimo dove predominano il cattivo gusto, il sesso sdoganato e un alto tasso di scurrilità.

L’intreccio mistery-action architettato dopotutto funziona, nonostante o proprio in virtù delle assurdità e degli eccessi costantemente rinvenibili nella trama come nei volutamente sgradevoli disegni a mano e che danno adito ad alcune dinamiche sequenze realmente esilaranti.

 

Voto a “Hitler’s Folly”

 

 

Voto a “Revengeance”

 

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

 

 

Info

Sito Future Film Festival 2017

 

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