Sardegna da scoprire: Si-Shar, il mercenario Shardana ucciso a tradimento mentre dormiva

Sardegna da scoprire: Si-Shar, il mercenario Shardana ucciso a tradimento mentre dormiva

Mag 7, 2017

Mi piacciono le belle storie.

Forse è per questo che mi piace la Storia. Non quella paludata, infarcita di date e inutili nozioni che insegnano normalmente nelle scuole, ma quella molto umana di donne e uomini che hanno plasmato il mondo, nei millenni.

El-Ahwat

Uomini visti con i loro pregi e difetti, eroismi e vigliaccherie, tradimenti e lealtà.

Oggi voglio raccontarvi una di queste storie, sospesa tra mito e realtà. Una storia che è scritta, a designare in eterno eroi e traditori, nel Libro dei Libri, la Bibbia.

Questa storia tocca da vicino anche l’isola di cui sono figlio e che è l’oggetto delle mie ricerche da sempre.

Seguitemi, con gli occhi della fantasia, in questo viaggio che pareva una fiaba ma che l’archeologia ha scoperto reale.

Ho conosciuto Sisara, o meglio Si-Shar, non in un libro di Storia, ma come spesso succede, durante la lezione di una materia che ha a che fare più con la superstizione che con la scienza, Storia delle Religioni. Ascoltavo un entusiasta professore, prete naturalmente, ci descriveva di come agiva il Signore per favorire il popolo di Israele, nell’Antico Testamento.

Rimasi colpito, ma non, come sperava il professore, in senso positivo. Sentendo la storia capirete il perché.

Si-Shar era uno di quei mercenari Shardana che, per volere di Ramsete III, pagati dal Faraone, occuparono Canaan, dopo che, respinti dall’esercito egizio, raggiunsero un accordo col Sovrano.

Era sicuramente uno dei giovani guerrieri che arrivarono, nel XII secolo A.C., su agili navi a due prore, in Oriente, con migliaia di suoi fratelli e decine di migliaia di alleati, in quelle terre.

Micene ed il suo impero vennero distrutti, il Peloponneso spopolato e bruciato, l’Impero Ittita sbriciolato e annientato, Canaan sconvolta.

Solo l’Egitto resse all’urto di questi Popoli del Mare.

Si-Shar era uno di questi guerrieri pirati, dunque.

Trovò in Canaan la strada per il successo e la ricchezza, affittando la sua spada e la sua abilità al Faraone prima e dopo al Re di Hazor, Jabin, che si era fatto re quando aveva capito che il potere Egizio era solo di facciata.

Ai mercenari sotto il comando di Si-Shar, non importava chi pagasse, purché lo facesse con dovizia e Hazor era ricca, centro vitale di scambi tra il nord ed il sud del Medio Oriente.

E ricco era Jabin, se poteva permettersi 900 carri ferrati, i cavalli necessari a muoverli e almeno 1800 mercenari che li montassero.

El-Ahwat

Si-Shar era il Generale che li comandava. Per venti anni questo esercito tenne libere le rotte commerciali tra Canaan e Gaza, che passavano lungo la linea costiera e all’interno, in piena Galilea. Parliamoci chiaro, Israele non esisteva, e neppure Giuda.

Esistevano re Cananei che amministravano regni più o meno grandi ed esisteva un Giudice che dirimeva, molto più a sud di Hazor, le questioni tra gli epiru che si erano trasferiti su quegli aspri altopiani, ad esercitare la pastorizia o una agricoltura di sopravvivenza.

In quegli anni era Giudice Debora, che amministrava il potere e la giustizia, sotto una palma, racconta la Bibbia, tra Rama e Bet-El. Gerusalemme era ancora un villaggio con le stradine infangate piene di escrementi delle pecore che la attraversavano.

A nord, in Galilea, c’era un condottiere israelita, Barak.

Anche nella descrizione biblica pare più un brigante di strada che un generale. Del resto, all’intimazione di Debora di attaccare Jabin, risponde con un seccoPerché non vieni tu, quassù, a combattere al mio fianco. Se non vuoi farlo tu che sei il Giudice, dovrei forse farlo io?” sottolineando il fatto che era facile, per il Giudice, dare ordini da sotto la sua palma.

Ma Debora era, nella descrizione biblica, una donna di carattere, fanatica quel tanto che bastava per piantare marito, orticello, palma e fedeli e partire verso nord.

L’esercito Epiru si accampò, dunque, sul monte Tabor.

Jabin, saputolo, ordinò a Si-Shar di eliminare una volta per tutte quelli che lui considerava solo dei briganti di strada e il Generale si mosse, da Haruset-Goim, con tutti i suoi carri.

Non ci sarebbe stata storia se non ci si fosse messo il destino in mezzo. Mentre si congiungeva alle truppe di rincalzo in arrivo da Megiddo, ingrossato da forti piogge, il torrente Rison fa impantanare i suoi carri e l’esercito di BaraK, dalle colline, ha buon gioco a scompigliare le fila nemiche.

Ecco, la storia in realtà inizia qui.

Si-Shar si ritira, fugge, dice la Bibbia, a piedi, verso Haruset-Goim mentre l’esercito sbandato si ritira nell’imprendibile Megiddo, molto più prossima.

Giaele Sisara – by Domenico Guidobono

Il dramma si svolge nell’accampamento di una tribù nomade, alleata col re Jabin, che aveva piantato le tende a qualche miglio di distanza dal luogo della battaglia.

Inseguito dai briganti di Barak guidati da lui stesso e dall’onnipresente Debora a sorvegliare la purezza ideologica delle uccisioni, Si-Shar chiede ospitalità, esausto e infangato a Eber il Kenita e a sua moglie Giaele.

Gli venne offerto latte caldo e un luogo per dormire ma, mentre era in un sonno profondo Giaele, con un piolo per tenda ed un martello, gli trafisse la tempia uccidendolo.

Al sopraggiungere di Debora e Barak, Giaele e non Eber, consegnò il corpo del Generale ai propri nemici.

Ecco, la storia biblica è più o meno tutta qui.

La mia nausea per quel tradimento, uccidere un uomo nel sonno, un uomo a cui ti eri dichiarato amico, è talmente al di fuori del mio modo di pensare che, in quella lezione, il prete ottenne l’effetto contrario, alienando le mie simpatie da Debora, Barak e, sopratutto, da Giaele.

Era solo una storia, come tante ne racconta la Bibbia, alcune veramente inverosimili.

Poi, anni dopo, gli scavi archeologici di Adam Zertal, a El-Ahwat, l’antica Haruset-Goim. Una fortezza definita nuragica da lui stesso, insieme ad altre quattro, nella stessa zona.

Fortezza costruita da mani Shardana e abbandonata, senza mai essere conquistata, sessant’anni dopo. Ecco, la Storia e le storie che si incontrano, la Storia di un sardo lontano dalla Sardegna, come mille altri.

Che quel sardo sia ancora ricordato come “Il terrore di Israele” dopo tremila anni, ci fa pensare a quanto, i nostri progenitori, abbiano inciso sulla storia del Medio Oriente, tra il XII e il IX secolo prima di Cristo.

 

Written by Salvatore Barrocu 

 

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