FEFF 2017: Sezione Competition – “I Am Not Madame Bovary” di Feng Xiaogang

FEFF 2017: Sezione Competition – “I Am Not Madame Bovary” di Feng Xiaogang

Apr 27, 2017

Udine. Siamo giunti a metà FEFF19, martedì è il giorno in cui si consegna il Gelso d’oro alla leggenda omaggiata quest’anno: trattasi di Feng Xiaogang, incensato da scroscianti applausi, in concorso col capitolo più recente della sua nutrita filmografia che Oubliette Magazine web media partner dell’evento di certo non poteva trascurare.

I Am Not Madame Bovary di Feng Xiaogang

Al pari delle grandi opere della letteratura mondiale, I Am Not Madame Bovary” si rivela un capolavoro metaforico che per parlare dei peccati della contemporaneità prende le sembianze di una vicenda esemplare, strutturata in maniera da marciare alla perfezione anche ponendosi al di sopra di ogni contestualizzazione (e, si badi, è possibile contestualizzare l’intera faccenda con la medesima agilità, specie evidenziandone le motivazioni socioculturali più intestine).

Partorito dalla mente prodigiosa dello scrittore e sceneggiatore Liu Zhenyun, penna satirica dall’ineffabile eleganza, non a caso infatti bersagliato della censura ma uscitone trionfante, il film propone una “quotidianizzazione” dell’istanza poetica, un trattamento ossia di altissimo profilo rivolto ad una storia sorprendentemente vicina alle piccolezze dell’esistenza.

Da un minuscolo caso di divorzio, presentato dalla petulante campagnola Li Xueilian (affidata ad una Fan Bingbing in stato di grazia), decisa a intentare una querela contro il marito Qin dopo aver scoperto di essere stata tradita e per di più apostrofata “Pan Jinlian”, cioè “donna di facili costumi”, ne esce infatti un’azione legale dal decennale decorso.

Alimentata dalle via via sempre più note e invadenti insistenze della nostra antieroina, questa lotta sconfortante riesce a raggiunge i piani alti mettendo a rischio la reputazione di giudici, sindaci, presidenti vari e persino, divenuta oggetto di dibattito all’Assemblea Nazionale del Popolo, l’immagine pubblica di un intero Paese, la Cina, impegnato in una lenta riforma dei rapporti tra il potere legalmente incaricato di rappresentare le esigenze del popolo e il popolo stesso lasciato inascoltato.

Ciò che all’apparenza suona come un accanimento insensato, di chi non ha “niente di meglio da fare” e dà credito più alla mutezza di una vacca che ai consigli dei parenti e degli esperti, trova la sua spiegazione più semplice, chiara e scioccante solo poche battute prima della conclusione, cui qui non si accennerà in alcun modo per non svilire la preziosità della scoperta attuabile da parte di ogni appassionato.

Quel che non si può tacere è piuttosto l’eccezionale valore acquisito dall’opera nella sua integrità, commedia resa dramma dalla scrupolosità con cui la si imbastisce, quasi da narrazione epica parodiata, dramma reso commedia dalla leggerezza con cui la si farcisce, incarnata dalle assurde agitazioni del gran numero di funzionari e annessi delegati deputati alla sorveglianza di Li.

I Am Not Madame Bovary di Feng Xiaogang

Quella che Xiaogang ci offre è poi un’indimenticabile lezione sullo studio della forma audiovisiva, qui più che altrove armonizzata frame by frame, stricto sensu geometrizzata (sin dal principio e per tutta la durata del lungo siamo invitati a fissare lo sguardo su una finestra circolare, che diviene un quadrato durante le trasferte a Pechino e wide-screen solamente in coda), magistralmente fotografata, corredata di musiche impossibili da trascurare nella loro ecletticità e pure mai disturbanti, sempre funzionali invero ad un arricchimento della materia proposta.

Ad ora l’ultima prova dello Steven Spielberg asiatico, così definito per la sua capacità di raggiungere risultati eccelsi soddisfacendo sia le stratificazioni del pubblico che le falangi della critica, scalati gli esigenti Asian Film Awards (tre le statuette conquistate, fra cui quella per il miglior film), riceve ancora diffusamente valutazioni mitiganti che a dirla tutta suonano affatto inammissibili.

I Am Not Madame Bovary” non può essere semplicemente un “buon film”, dal momento che possiede in piena liceità l’autorevolezza di elevarsi con grazia e benevolenza oltre le nostre congelate facoltà di giudizio, ammaestrandoci alla qualità illuminante e incantatrice che realizzazioni come quella presente sanno ancora manifestare.

 

Voto al film

 

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

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