FEFF 2017: Sezione Competition – “Dearest Sister” di Mattie Do

FEFF 2017: Sezione Competition – “Dearest Sister” di Mattie Do

Apr 26, 2017

Alle 24.40, come ultima proiezione dei lunedì 24 aprile, veniva presentato il primo film in concorso a Udine prodotto nel Laos, nazione dalle radissime forze creative in campo cinematografico (una cinquantina circa, dal 1956 ad oggi, le realizzazioni registrate nell’IMDb).

Dearest Sister di Mattie Do

Presenziava Mattie Do, unica e maggiore regista laotiana della storia, tipetto energico, di quelli che piacciono all’Oubliette Magazine web media partner, realmente stupita nell’ammirare gremito il Teatro Nuovo, nonostante l’orario proibitivo.

Come “Chantaly” (2012), sua opera prima, Dearest Sister” (letteralmente “Sorella Carissima”) è generalmente classificato come horror, ma a ben vedere si tratta di una soluzione sbrigativa ed insoddisfacente.

Difficile applicare un’etichetta simile ad una vicenda che si concentra più che altro sul morboso rapporto instaurato fra due sorelle adolescenti, la povera Nok proveniente da un cencioso villaggio, sostenuta dalla speranza di guadagnare qualcosa per sé e per la propria famiglia, e l’agiata Ana residente in una grande villa di città, sposata ad un adulto bianco vessato dal fallimento imminente dell’impresa che co-gestisce.

Recando la prima i servigi richiesti dalla seconda, fortemente debilitata dalla condizione di ipovedente, non tarda ad accorgersi che quando “la padrona si fa male”, come cicala l’arcigna donna di servizio in costante comunella col giardiniere, in realtà tenta di difendersi dai fantasmi che la visitano nottetempo, riducendola in uno stato di trance durante il quale ella pronuncia tre numeri in serie.

Quando Nok comincia a vincere ingenti somme alla lotteria nazionale usando proprio le cifre che sente da Ana, lo spirito servizievole con cui era entrata nell’angusta dimora comincia a svanire. Un dramma perciò, con qualche oscura velatura.

Volendo per una volta trascendere le consuetudini tassonomiche, si riesce ad apprezzare l’autentica peculiarità di “Dearest Sister”, circolato finora in 11 diversi Paesi compresa l’Estonia, coproduttrice al fianco della Francia.

Dearest Sister di Mattie Do

Un prodotto disorientante di minuto in minuto grazie al pressoché ubiquo ricorso ai dialoghi, sempre modulati per minime variazioni, alla marcata insistenza sulle riprese in primo piano, alla regolazione mai statica del fuoco all’interno dell’inquadratura, artifizi retorici che dettano un angolo di visibilità assai ristretto, in tal modo suscettibile delle minacciose irruzioni del fuori campo.

L’obiettivo non è evidentemente fomentare il terrore, data anche la discreta presenza di apparizioni ectoplasmatiche, quanto piuttosto contribuire all’assetto di un’atmosfera straniante tutta procacciata ricavandone l’essenza da ambienti ostili, siano essi il tetro arredamento domestico o il profilo magro e sospetto di Nok, il malfermo rapporto fra Ana e il marito o lo sguardo malato della fantesca.

Mattie Do trionfa nello stimolare una percezione di insalubrità, seducendo l’occhio attraverso le attenzioni riservate all’evocativa fotografia, inducendo una naturale curiosità nei confronti di un concept solo all’apparenza lineare ed esplorato in lungo e in largo.

 

Voto al film

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

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