FEFF 2017: Sezione Creative Visions – “A Simple Life” di Ann Hui

FEFF 2017: Sezione Creative Visions – “A Simple Life” di Ann Hui

Apr 25, 2017

Dopo l’incetta di premi sperimentata a Venezia nel 2011 e culminata nella Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, torna in Italia il lavoro più conosciuto e apprezzato della regista cinese dalla quasi quarantennale carriera nel mondo della settima arte, hongkonghese d’adozione e come tale inserita nella retrospettiva “Creative Visions”, di cui Oubliette Magazine, web media partner del 19esimo Far East Film Festival udinese, ha già saggiato “After This Our Exile”.

A Simple Life di Ann Hui

A Simple Life” di Ann Hui è prettamente un’opera sulla senilità ispirata ad una storia vera (da notare, precedente di un solo anno all’acclamatissimo “Amour” di Michael Haneke). Deannie Yip, coetanea dell’autrice, interpreta l’anziana donna attorno cui ruota l’intera vicenda, sorta di episodio conclusivo di un’ipotetica saga familiare.

Ci è concessa una simile affermazione alla luce dei 60 anni, corrispondenti a ben 4 generazioni, trascorsi da Ah Tao come domestica presso l’altolocata famiglia Leung.

Prima di poter apprendere della prosecuzione della stirpe, ella viene colpita da un infarto che la costringe al pensionamento, da spendere per suo esplicito desiderio in una casa di riposo, così da consolarsi della lontananza dei propri cari emigrati in America accompagnandosi almeno ad altri individui nella sua stessa condizione.

Quello che non si aspetta è l’inversione di ruoli che implica l’ultimo figlio della padrona, Roger (Andy Lau), un tempo da lei allevato ed ora uomo maturo coinvolto con successo nell’industria cinematografica; nel cuore di lui cresce il desiderio di rivolgere uno sguardo agli affetti che gli sono sino a quel momento stati concessi, di tornare sui suoi passi, a contatto con le proiezioni della propria infanzia ormai lontana incarnate da Ah Tao.

L’adulto abbiente e oberato di lavoro sacrifica tempo e denaro prendendosi amorevolmente cura della propria massaia e vecchia tutrice giunta al capolinea della propria esistenza, dedica anima e corpo alla restituzione, nel modo migliore che possa escogitare, di tutto ciò che di prezioso e gratuito ha ricevuto nel corso degli anni.

In pochi mesi balia e figlioccio tirano le somme di una lunghissima “vita semplice” spesa al servizio del prossimo, lui prendendo in eredità i sentimenti di operosità, pervicacia ed umiltà che la donna ha osservato fino a qualche tempo prima, lei insistendo nel mostrare come impiegare il dono dell’essere vivi nel modo più intelligente possibile, dalle inimitabili tattiche sviluppate in cucina (naturale si permetta di restare pignola al riguardo, senza per questo sfiorire in gentilezza e neppure di lì per eccesso di bontà scadere nell’ingenuità) ai consigli sinceri indirizzati ai compagni di soggiorno.

A Simple Life di Ann Hui

Narrato con candore straordinario, costruito con pazienza e saggezza rare, musicato ossequiando intuizioni di prodigiosa delicatezza, il film è un commovente ritratto autentico, fotografia ritoccata vera quanto il reale, portale che consente il dispiegamento di ricchissime reminiscenze concretizzate sullo schermo non mediante l’escamotage del flashback, bensì attraverso il solo utilizzo della parola, il progredire del racconto nostalgico, eppure mai lacrimevole, della vita che fu.

A partire da un soggetto di tale portata, la Hui navigata cineasta centra in pieno una resa complessiva d’eccezionale fattura, prendendosi i suoi ritmi dilatati nel rispettare fedelmente la forma e la forza drammatica che s’è prestabilita, nello studiare inquadratura per inquadratura le angolazioni migliori, nel favorire la toccante eloquenza dei primattori come delle ottime figure di contorno (da scorgere fra gli altri i registi dentro e fuori dal set Hark Tsui e Sammo Hung, quest’ultimo Gelso d’oro allo scorso FEFF), cui mette in bocca parole assolutamente comuni, espressioni genuinamente quotidiane che trasmettono uno sconvolgente senso di naturalezza.

 

Voto al film

 

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

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