“Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” di Sumia Sukkar: ma la guerra che colore ha?

“Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” di Sumia Sukkar: ma la guerra che colore ha?

Apr 10, 2017

L’editore Il Sirente, tra le altre collane, ha ottimamente in attivo anche una collana storica, Altriarabi, e Altriarabi Migrante avviata col contributo della Commissione europea e dedicata al mondo arabo contemporaneo, in cui sono presenti opere di autori europei di origini arabe, nati tra 1971 e 1992.

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Terzo libro della collana Altriarabi Migrante, uscito nel 2016 con traduzione dall’inglese di Barbara Benini, è il bellissimo dolceamaro e erudissimo, ma comunque splendido testo d’esordio di Sumia Sukkar, autrice inglese di origini siro-algerine, nata a Londra nel 1992.

Frequentato il corso di laurea in Scrittura creativa presso la Kingston University londinese, viene incoraggiata da Todd Swift, scrittore ed editore, a pubblicare con la sua casa editrice, la Eyewear, il primo romanzo, The boy from Aleppo who paint the war, nel 2013.

Aleppo. Siria. Una famiglia formata da baba, il padre, che lavora tutto il giorno duramente per sostentare i suoi cinque figli. Mama, mamma, la moglie, è morta anni prima.

Il figlio più piccolo e voce narrante di quasi tutta la storia, è Adam, quattordicenne che vive a cavallo tra realtà e immaginazione, in un mondo speciale e abbastanza protetto dal nucleo familiare, a causa della sua sindrome di Asperger.

Tre fratelli gemelli studiano all’università, mentre Yasmina, l’unica donna di casa, infermiera in un centro estetico, è il motore e il vero sostegno di tutta la famiglia, in primis di Adam, di cui conosce perfettamente le speciali esigenze, le manie, abitudini, paure, fobie e le periodiche crisi dovute alla sua patologia.

In fondo, una famiglia normale, che ha trovato un suo equilibrio e ha creato la “normalità” attorno a Adam. Lui ha sempre amato dipingere e i colori sono il filtro per la sua percezione e comprensione del mondo, di cose, persone, situazioni e stati d’animo. I colori sono le categorie attraverso cui può tentare di capire e di non perdere di vista un orizzonte sicuro e tranquillizzante. Improvvisamente, però, le cose stanno cambiando. Entrano nella sua vita parole incomprensibili nel loro perché: manifestazioni, rivolte, guerra. Guerra civile, impossibile: come si può combattere se stessi?

È presente nei suoi quadri la guerra, filtrata attraverso i libri, la scuola, la televisione, nei film, prima, e nei notiziari d’ora in avanti. Cresce la sua confusione, crescono le sue domande, cresce il suo disagio. Tra mancanza d’acqua, di energia elettrica, di cibo, e orrori sempre crescenti e che via via toccheranno sempre più da vicino la famiglia di Adam, cambiano i colori intorno, prima nelle persone, che non sono più le stesse, poi anche Aleppo, tutta, che non sarà mai più come prima.

Per la prima volta dopo la scomparsa della madre, la morte entra prepotentemente nella vita, negli occhi di Adam, gli strappa via il fratello Isa, e ancora macerie e polvere, bombe e sangue, violenze ovunque, in un’escalation senza fine.

Sumia Sukkar

Gli occhi di Adam ci raccontano per quasi tutto il tempo le vicende, salvo i pochi, dolorosissimi capitoli in cui a raccontare in prima persona gli orrori, le sevizie e turpitudini del conflitto, subite in prima persona, sarà Yasmine.

I tanti perché di Adam non sempre troveranno risposta, non la trovano nemmeno per noi che siamo spesso lontani e increduli spettatori di conflitti, come quello siriano, che non paiono trovare soluzione.

Il ragazzo di Aleppo è un romanzo tra storia, cronaca e denuncia, che sa mettere in luce i risvolti sentimentali, affettivi, culturali, religiosi e umani di un popolo che da troppo tempo soffre ogni genere d’atrocità.

Tra fantasia e ingenuità, amori profondi, citazioni letterarie e immagini poetiche, con profonda passione per la cultura, tra immagini cruente, di inaudita brutalità, sino a quadri macabri e ossessivi, come dentro un grande incubo, non si riesce a staccare lo sguardo dalla pagina sino all’ultima riga, profondamente e intensamente coinvolti dalle vicende dei protagonisti.

Il lettore, così, li accompagna nel loro lungo e doloroso viaggio di fuga verso Damasco, verso la salvezza, verso una nuova vita. Non tutti arriveranno alla meta. Ma là in fondo, chissà dove, c’è ancora qualcosa e qualcuno, ci sono ancora colori che aspettano di essere usati per dipingere un quadro diverso.

 

Written by Katia Debora Melis

 

 

Nessun commento

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trackbacks/Pingbacks

  1. Katia Debora Melis, "Oubliette Magazine", 10 aprile 2017 | EDITRICE IL SIRENTE - […] di Katia Debora Melis, “Oubliette Magazine”, 10 aprile 2017 […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: