Sardegna da scoprire: Mont’e Prama e l’ombra dei Giganti

Sardegna da scoprire: Mont’e Prama e l’ombra dei Giganti

Apr 2, 2017

La Storia della Sardegna non è un mistero, per chi ha occhi per vedere.

 

 

Mont’e Prama

Certo, per chi si ostina a credere che i sardi non scrivessero, non navigassero, non costruissero nulla al di fuori delle torri nuragiche,  l’isola irrompe nella Storia solo con la sconfitta di Malko, il Cartaginese che tentò di occupare la Sardegna nel IV secolo AC.

Ma, come abbiamo appurato, i sardi scrivevano, eccome, navigavano e pure bene, costruivano monumenti raffinati.

 Se la cattiva volontà, o la malafede, di chi prende ha il potere di scrivere la Storia, ha deciso che la versione ufficiale sia diversa, forse occorrerebbe domandarsi se non è il caso di cambiare questa gente.

Un mio amico asseriva che è più facile far scoppiare una guerra che cambiare una riga nei libri di Storia, in Italia, ed è tristemente vero.

C’è un corto circuito tra investigatori (archeologi) e coloro che debbono trarre le conclusioni, gli storici. Così si arriva alle teorie più assurde.

Si, sto parlando dei Giganti di Mont’e Prama (il Monte delle Palme per chi non parlasse la nobile lingua sarda). Riassumendo in breve la storia di questa scoperta archeologica: nel 1974 due contadini, Sisinnio Poddi e Battista Meli, preparando un campo per la semina, portarono alla luce la testa di una statua.

Invece di infischiarsene o impadronirsene, come purtroppo succede sempre più spesso, i due avvisano un archeologo Oristanese e lui la Soprindendenza di Cagliari. Iniziano così gli scavi dal 1975 al 1979, poi nulla, fino al 2014.

Mont’e Prama

Gli scavi, sotto la spinta dell’interesse suscitato dalla fine del restauro delle statua trovate decenni prima, riprendono, con mezzi tecnici più avanzati, georadar in testa.

Da questo punto in poi si susseguono scoperte su scoperte e ci si comincia a fare domande imbarazzanti.

Io ho visitato il Centro Restauri di Li Punti, giusto gli ultimi giorni di restauro delle prime statue e, curioso come sempre, ho fatto domande a raffica alla gentile accompagnatrice a cui sono stato affidato.

La prima domanda, “Chi le ha scolpite? La prima risposta: “Uno scultore che veniva da fuori l’isola, da chissà dove!” la domanda conseguente è stata, ovviamente, quella di chiedere il perché questa conclusione. La risposta “Perché non sono state trovate altre statue in Sardegna, eguali a quelle.

Visto che la prima regola per trovare qualcosa è cercarla, sogghigno e ricordo che una testa di statua è stata trovata, casualmente, anche a Narbolia. Nessuno ha mai cercato nulla, tanto meno statue, da decenni, in Sardegna. Semplicemente ci si imbatte in qualcosa, spesso di eccezionale e allora si fatica a cercare soldi per scavare o, ancora più spesso, si sotterra tutto, aspettando tempi migliori e sperando non arrivino i tombaroli.

Perplesso passo alla datazione che, ovviamente, viene tenuta bassa, VIII secolo AC, mi si dice. Va bene, esco e non ci penso più. Poi iniziano i nuovi scavi, ancora una volta vado a visitarli, e vedo anche il Museo di Oristano, orrore architettonico ma gioiello museale, per quello che contiene.

Così vedo le nuove statue ritrovate, i nuovi reperti e tutto quello di interessante ritrovato negli scavi dei dintorni, compresi i semi trovati nel pozzo del sito nuragico Sa Osa. Ovviamente manca l’ultimo passetto, quello in cui uno storico, basandosi sulle evidenze archeologiche, mette un punto fermo sui fatti. Bene, lo faremo noi, allora.

Primo: di statue come quelle del Mont’e Prama non ne sono state trovate da nessuna altra parte della Sardegna. Vero, ma si sono forse cercate? No, mai. Però occorre dire che nemmeno da nessuna altra parte del mondo si sono trovate statue eguali. Quindi perché dire che lo scultore o il laboratorio che le ha scolpite non è sardo? Per scolpire le sculture ritrovate finora ci saranno voluti anni, se non decenni, un po’ troppo per uno scultore avventizio, credo.

Mont’e Prama

È come la storia degli scarabei di Tharros, trovati in grande quantità nella città sarda ed in poche decine di esemplari a Tiro, ma giudicati fabbricati a Tiro. Assurdo.

Poi la datazione. Perché VIII secolo? L’unico reperto trovato in una tomba, sopravvissuto allo scempio fatto del santuario probabilmente dai Cartaginesi, (anche se io penso siano stati i romani, vista la loro abitudine di provare ad annientare chiunque si opponesse alle loro mire egemoniche e i sardi si opposero eccome.) scarabeo dato al  periodo del Nuovo Regno Egizio (1552  1069 A.C.).

I bronzetti nuragici, fotocopie in bronzo delle statue, cominciano ad apparire nel XIII secolo A.C., perché non pensare che la statuaria sia, confrontando le date e le prove, l’XI secolo A.C.?

Forse per non levare il primato ai greci della scultura a tutto tondo in occidente? Comunque sia, negli stessi anni in cui si ritrovavano i Giganti, venivano scoperte delle tavolette d’argilla, scritte, vero e proprio archivio, in un nuraghe vicino.

Comunque sia, la gita in Sinis vale il viaggio. Duecento e passa Nuraghi, pozzi Sacri, Statue, ipogei e Tombe dei giganti e chissà cos’altro, sotto la terra, oltre alla bella città di Tharros, con i suoi misteri.

Chi sa se unendo finalmente le forze archeologi, linguisti epigrafisti e storici non riescano, una volta per tutte, a dare qualche risposta sensata alle mille domande che ci poniamo tutti.

 

Written by Salvatore Barrocu

 

 

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