Sardegna da scoprire: l’antica religione, la magia, i riti di guarigione, l’Accabadora e la Majalza

Sardegna da scoprire: l’antica religione, la magia, i riti di guarigione, l’Accabadora e la Majalza

mar 19, 2017

 Parlare di religione, di magia, di riti di guarigione, quando si guarda ad un passato estremamente remoto, viene sempre molto difficile.

 

Majalza - strega sarda

Però non disperiamo! Abbiamo aiuto da molte parti, se veramente vogliamo capire e conoscere come la pensavano i nostri antichi.

Le civiltà evolute come quella Sarda dell’età del Bronzo, poi, hanno lasciato talmente tante tracce archeologiche da far risultare difficile non farsi un’idea, piuttosto che averne. Poi, in Sardegna, abbiamo un ulteriore vantaggio: siamo un popolo conservativo.

Ancora quando ero adolescente, nemmeno mezzo secolo fa, insomma, nel paesello dove sono nato c’era la Majalza, la guaritrice, rispettata e consultata più del medico o del prete, c’erano racconti su antiche credenze, come quella della morte vista come “il mondo al contrario” tipicamente nuragiche.

Anche io ho beneficiato delle cure della Majalza, lo confesso, a base di erbe e ne ho tratto beneficio e ho ascoltato i racconti dei miei nonni, che parlavano di tempi lontani, di Giganti e di Fate, di maghe di demoni e di eroi.

Ma tornando al passato, in cosa credevano i nostri antenati? Come pregavano? Come si curavano? In che modo si proteggevano dal malocchio o dalla sfortuna? Bene, a molte di queste domande abbiamo una risposta, mentre per altre ci dobbiamo accontentare di supposizioni.

La religione praticata era quella della Dea Madre, col relativo culto delle Acque.

Chi non ha visto un Pozzo Sacro, in Sardegna?

Era un rito vivifico, che sacralizzava i raccolti, le nascite, le guarigioni e propiziava la rinascita dopo la morte, il capovolgimento del mondo al contrario, insomma, rappresentato nelle Domus.

Pozzo di Santa Cristina - Sardegna

Le sacerdotesse di questa religione erano donne, che fungevano da guaritrici, prefiche e anche Accabadoras, cioè portatrici della “buona morte”.

Nei templi accanto ai Pozzi Sacri, rappresentazione del Femmineo della Natura, c’erano capanne a ferro di cavallo, dedicate alla cura degli infermi o al cosiddetto rito di “incubazione”. Chi lo voleva e lo chiedeva, veniva drogato e lasciato a sognare il proprio destino, sorvegliato dalle sacerdotesse, dentro queste capanne.

Si veniva curati con erbe e minerali, come in ogni società antica, ma anche con raffinate tecniche chirurgiche. Già prima che sorgessero i Nuraghi era conosciuta e praticata la trapanazione del cranio, per alleggerire la pressione di ematomi. Tecnica che riusciva molto spesso a salvare la vita al paziente.

Per le malattie nervose si ricorreva alla magia, agli infusi calmanti, alle preghiere e alla suggestione. Per tutti i mali, comunque, un’offerta alla Dea era indispensabile, per avere speranza di guarigione. L’altra faccia della religione era quella maschile, rappresentata da Antas, Sin, Sandan, che ha dato il nome alla Sardegna.

Antas era il Padre dei Sardi e veniva dal Medio Oriente, insieme al culto della Grande Madre. Era il figlio, amante, sposo della Dea, che moriva ogni anno in inverno per risorgere a primavera, rappresentando il ciclo della vita.

Sin era il Dio mesopotamico della Luna, Dio maschile ancora ricordato in vari cognomi sardi e, soprattutto, nel nome dell’Asinara l’antica Ara di Sin.

Sandan, o Shardan, era l’Ercole mediorientale, il padre di tutti gli Ercoli, quello greco e quello romano, che si sono succeduti nei millenni. Come tutti i culti maschili era rivolto alla forza virile, la riproduzione, la guerra. Il suo simbolo era il Toro. Ecco, questo è quello che si conosce, e non è poco.

Nuraghe Sardegna

Da parte mia voglio solo ricordare come i greci descrivono la nascita dei Sardi. I figli di Ercole, che era arrivato dall’Asia e sottoposto alle celebri dodici fatiche, si ribellarono al tiranno Euristeo. Per farla breve, dopo che il semi divino padre ascese in cielo, i 50 figli di Eracle, avuti dall’Eroe con le figlie del Re di Tespi ingravidate tutte in una notte, guidati dal nipote- amico Iolao, sconfiggono il tiranno, a Corinto, poi fanno vela verso la Sardegna.

Ancora in epoca romana si hanno notizie di due popoli, in Barbagia, che ci richiamano a questa tradizione, gli Iolaensi e gli Iliensi, (Ilo era il figlio primogenito di Eracle e primus inter pares tra i fratelli).

Se a Monti Prama venissero trovate cinquanta statue, allora avremmo la conferma che il Mito non è solo una fiaba, ma una realtà storica. Ma questo è un altro racconto.

 

Written by Salvatore Barrocu

 

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this: