“Ascolta la canzone del vento” da “Vento & Flipper” di Haruki Murakami: le kitchen stories

“Ascolta la canzone del vento” da “Vento & Flipper” di Haruki Murakami: le kitchen stories

mar 5, 2017

“Se non c’è l’amore, il mondo è come il vento che soffia fuori dalla finestra. Non lo si può sentire sulle mani, non se ne percepisce l’odore.” – Haruki Murakami

 

Vento & Flipper

Un giovane studente torna al suo paese per le vacanze estive. In queste giornate si immerge molto nelle letture, in lunghe passeggiate al porto e nelle serate al “Jay’s Bar” a bere birra e whisky, ascoltare musica jazz e a chiacchierare con il suo amico, un tipo conosciuto come “Sorcio”.

Tra varie vicissitudini e vari momenti di solitudini il nostro amico prova a riflettere sulle questioni della vita, a capire dove si sta andando, ascoltando il canto di un vento, le voci della solitudine che intercorre la sua vita, nelle parole delle canzoni che ascolta e negli incontri con il suo amico e con la ragazza con quattro dita alla mano sinistra.

Ricordi che infrangono l’altalena dei pensieri, in cerca di un sé che tarda a farsi sentire, a trovare o che vuole solo nascondersi in un labirinto di emozioni, di nonsochè.

Passi che si ripetono nel tempo e nello spazio.

L’amicizia tra lui e il Sorcio si fa sempre più viva: entrambi parlano dei loro sogni, dei loro desideri, di cosa non trovano giusto, della loro vita che scorre e sembra immobile, priva di emozioni, di punti cruciali.

Quali sogni, quali speranze accompagnano i desideri di questi ragazzi? Dove andranno a finire una volta che quest’estate di libertà terminerà? Si ritroveranno in quel bar?

Ecco, questo è ciò che sentiamo mentre siamo immersi nella lettura di “Vento”, ossia “Ascolta la canzone del vento”, il primo romanzo di Haruki Murakami, pubblicato nel 1979 in Giappone, dalla casa editrice Gunzo, con il titolo “Kaze no uta o kike, ma tradotto solo 37 anni dopo in lingua italiana – e non solo – da Antonietta Pastore per la casa editrice Einaudi (“Vento & Flipper“), che ha voluto pubblicarlo assieme al secondo racconto breve “Flipper 1973”, di cui parlerò in un articolo a parte.

Perché 37 anni dopo ci è consentito leggere questi due racconti? Per una scelta del nostro autore, ma poi decise di dare il nulla osta, forse perché in questo modo avremo potuto capire bene come si erano svolti i fatti prima de “Nel segno della pecora” e di “Dance Dance Dance”, ossia gli altri romanzi dove si parla del Sorcio, essendo il continuo della storia. Infatti, è risaputo che questi sono i romanzi appartenenti alla “Trilogia del Ratto”.

Ascolta la canzone del Vento” e “Flipper del 1973 sono quindi i precursori di questa trilogia. Il punto di partenza da dove tutto ebbe inizio.

Ma, come detto, qui vi parlo solo di “Vento”. Perché? Perché mi viene più spontaneo descrivere i racconti uno separato dall’altro e perché in questo modo posso descrivere alcuni aspetti fondamentali della narrativa murakamiana.

Ascolta la canzone del vento” è un racconto malinconico, ma anche nostalgico, che ripercorre i ricordi del protagonista, un “Io” narrante che si trova a vivere alcune esperienze a dir poco normali per i ragazzi della sua età e del periodo in cui il racconto è ambientato, gli ultimi anni del 1960 e gli inizi del 1970, anni delle lotte studentesche, ma anche di evoluzione sociale, di scoperte musicali. E così via.

Il nostro protagonista – potrebbe essere anche Murakami stesso – ci accompagna nei suoi viaggi della vita da studente ricordando anche le donne che ha amato, donne con il quale ha avuto le prime storie d’amore nel corso degli anni della sua vite. Tre ragazze tutte diverse, con cui vive queste esperienze, queste prime volte.

Haruki Murakami

È questo “Ascolta la canzone del vento”: un racconto che vive di ricordi, di parole e di immagini. Ma anche di musica. Già, la musica. Come “California Girls” dei Beach Boys, la canzone che una ragazza lascia alla radio al nostro protagonista per ricordargli del disco che gli prestò quando erano compagni di scuola alle superiori. E poi cosa accadde? Glielo restituì? E si ricordò di quella ragazza?

E quante altre canzoni ci capiterà di (ri)scoprire leggendo le pagine di questo racconto, come in ogni racconto di Murakami? Canzoni che hanno fatto epoca, che rivivono anche con il tempo.

Un tributo, insomma, a quelli anni che molti di noi, nati dagli anni 70 in poi, non abbiamo vissuto in prima persona, ma che avremo scoperto con il tempo grazie ai nostri genitori o ai nostri zii o ai parenti di qualche amico che ha vissuto quelli anni.

E come in ogni romanzo del Maestro ci troviamo davanti a un racconto dove non possono mancare i personaggi medium, cioè personaggi che emanano qualcosa di magico. In questo caso, in “Ascolta la canzone del vento”, questo ruolo viene ricoperto dalla ragazza senza mignolo. Perché? Quali sono le caratteristiche che portano ad identificarla come l’unico personaggio medium del nostro racconto? Chi è in realtà lei? Da dove viene? Domande a cui non è sempre facile trovare risposte e forse dovremo usare il nostro intuito per comprendere chi è, come si comporta con il protagonista, da dove viene, e cose così.

Non ci è dato sapere se vi sia anche un luogo magico noto come “l’altra parte”, presenti in molti racconti murakamiani, ma secondo me questo luogo potrebbe essere il Jay’s Bar, o anche il porto dove il nostro protagonista passa la maggior parte delle sue serate o da solo o in compagnia del Sorcio, al Jay’s Bar, o con la ragazza senza mignolo, al porto. Perché penso ciò? Perché a mio parere entrambi i luoghi hanno un che di magico, anche se non si tratta di luoghi sovrannaturali, ma reali. Luoghi che accompagnano il cammino del protagonista verso la sua nuova vita, verso la scoperta del suo “io”, la scelta dei suoi sogni, delle pagine di vita che deve scrivere.

È la vita, la scoperta del sé, la voglia di andare avanti, di guardare oltre, ma anche di sapere guardare indietro senza cadere in eccessi di malinconia che caratterizzano questo breve racconto di Murakami.

Un racconto che vale la pena scoprire, perché così capiremo come sono nati i racconti dedicati al Sorcio, ma anche cosa ha ispirato il nostro autore e come sono stati scritti. Un po’ disordinati, sì, ma “divertenti” da leggere e provare a giocare con la fantasia.

“Ascolta la canzone del vento e lasciati andare, come un’onda del mare che avvolge il nostro cuore. Spirito inquieto di parole, di voci che trasudano emozioni. Ascolta la canzone del vento seguendo il tuo cuore che ti sussurra di non arrenderti mai. Ascolta quel vento impavido di vita e di amore, lungo la strada per la vita.”

“Ascolta la canzone del vento, il richiamo del tuo cuore che batte per quell’amore che non vuoi perdere. Ascolta la canzone del vento e continua a credere nei tuoi sogni.”

 

Written by Daniela Schirru

 

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