Cinema 2017: da Ermanno Olmi a Kenneth Branagh, ecco tutte le novità sui film in uscita nelle sale italiane #3

Cinema 2017: da Ermanno Olmi a Kenneth Branagh, ecco tutte le novità sui film in uscita nelle sale italiane #3

Mar 1, 2017

Giunge marzo, giunge il terzo puntuale appuntamento, cari amici e amanti del cinema, con la consueta panoramica sulle grandi e piccole produzioni che popoleranno le nostre sale nei prossimi 10 mesi: preparatevi a riservare una buona dose di serate in nome di quest’intelligentissima attività culturale.

Cinema 2017 #3

Proponiamo la rosa completa (dichiarata al 27 febbraio 2017, e come tale senza improbabilità suscettibile di rettifica) delle programmazioni che abiteranno le prime settimane a venire; segue quindi mensilmente un trio di titoli di spicco, selezionato fra i 178 resi noti ad oggi, giusto per stuzzicare la vostra cinefila curiosità.

Nel consigliarvi di tenere d’occhio gli aggiornamenti su questa e altre piattaforme, viste le numerose uscite pianificate senza largo preavviso fra un post e l’altro, vi introduciamo alla scoperta di ciò che potremo gustare a…

Marzo

1 marzo: “Caro Lucio ti scrivo”, di Riccardo Marchesini. Una docufiction che intende raccontare il celebre cantautore attraverso i personaggi delle sue canzoni, collocati nel capoluogo emiliano così spesso fonte d’ispirazione.

1 marzo: “Logan – The Wolverine”, di James Mangold. Il regista di “Wolverine – L’immortale” (2013) porta alle estreme conseguenze la saga degli X-Men costruita dal punto di vista del mutante dai lunghi artigli (Hugh Jackman), facendole prendere un’aria crepuscolare, collocando i supereroi in un mondo futuro dove le imprese sovrumane sembrano ormai distanti. Da vedere.

2 marzo: “Falchi”, di Toni D’Angelo. Il regista de “L’innocenza di Clara” (2012) torna al cinema, dopo alcuni posticipi, con un nuovo noir che vede protagonisti due agenti della Squadra Mobile di Napoli a cavallo delle loro moto (Fortunato Cerlino e Michele Riondino), impegnati in una lotta quotidiana e non convenzionale contro il crimine (in particolare un’organizzazione criminale cinese). Nel cast troviamo anche Stefania Sandrelli, Pippo Delbono e l’indimenticato Aniello Arena di “Reality”. Da vedere.

2 marzo: “God’s Not Dead 2”, di Harold Cronk. Si tratta del sequel del dibattuto “God’s Not Dead” (2014), che, sempre affidato alle cure del regista americano, dalle aule universitarie sposta la location direttamente in tribunale. Le dissertazioni sulla dimostrazione dell’esistenza o meno di Dio, filtrate attraverso i minacciati diritti alla libertà di pensiero e parola, risulteranno più convincenti che in precedenza?

A Good American di Friedrich Moser

2 marzo: “A Good American”, di Friedrich Moser. Al suo secondo documentario per il cinema, il regista austriaco mette a fuoco la figura di William “Bill” Binney, ex direttore tecnico della National Security Agency coinvolto in prima persona nel celebre caso Snowden.

2 marzo: “La legge della notte”, di Ben Affleck. Alla quarta regia (dopo “Gone Baby Gone”, 2007, “The Town”, 2010, e “Argo”, 2012), Affleck veste i panni di figlio del capo della polizia di Boston, che durante l’era del proibizionismo da noto veterano di guerra sguazza nello champagne finendo nelle trame della criminalità organizzata; quando si innamora della pupa di un boss inimicato (Sienna Miller), il suo atteggiamento insicuro verrà messo a dura prova. Nel cast anche Elle Fanning, Brendan Gleeson, Chris Messina e Zoe Saldana; da vedere, nonostante le non rosee critiche.

2 marzo: “Omicidio all’italiana”, di Marcello Macchia. Maccio Capatonda torna davanti e dietro la macchina da presa dopo il successo di “Italiano medio” (2015), confermando il proprio talento comico nel parodiare l’affettazione morbosa che milioni di persone nutrono nei confronti del giornalismo dell’orrore, qui giunto per fare di una morte del tutto accidentale un caso nazionale, dietro la guida improbabile del sindaco del paesino-epicentro e di suo fratello.

2 marzo: “Ozzy – Cucciolo coraggioso”, di Alberto Rodríguez. Nonostante il canovaccio non sia dei più originali (un cane viene affidato, nel periodo in cui i suoi padroni sono all’estero per affari, ad una prestigiosa residenza che nasconde un poco raccomandabile retro della medaglia), terreno già esplorato fin da “Tom & Jerry – Il film” (1992) se non da prima, il film ispano-canadese parrebbe reggere il confronto con le grandi produzioni americane, perlomeno sul fronte del pubblico più giovane.

2 marzo: “Passeri”, di Rúnar Rúnarsson. Con sensibile ritardo (a più di un anno di distanza dall’approdo del gradevolissimo “Rams”, l’altra produzione più importante dell’isola nordica nel 2015), arriva anche in Italia il secondo lungo di finzione del regista islandese, un racconto di formazione al cui centro sta un sedicenne costretto a tornare dalla capitale al paesino in cui ha trascorso l’infanzia, dove però, accanto ad una nonna affettuosa e una ragazza avvenente, l’aspettano un padre detestabile e un gruppo amicale che non è più lo stesso d’un tempo. Da vedere, anche solo per entrare in contatto con un cinema periferico che a più riprese ha saputo riservare piacevolissime sorprese.

Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek

2 marzo: “Rosso Istanbul”, di Ferzan Ozpetek. Col suo 11esimo film, il regista de “Le fate ignoranti” (2001), “Saturno contro” (2007) e “Allacciate le cinture” (2014) adatta l’omonimo romanzo da lui firmato tornando alla lingua turca nella nativa Turchia, in cui si immagina che a uno scrittore venga affidato un incarico che prevede l’indagine e la rivisitazione in chiave artistica della vita di un regista con cui è chiamato a collaborare.

2 marzo: “Vi presento Toni Erdmann”, di Maren Ade. Vincitore dei 5 EFA più importanti, con sorpresa sconfitto agli Oscar in veste di film in lingua straniera, la lunga commedia tedesca ha come protagonista un insegnante di musica in pensione costantemente dedito agli scherzi, che una volta incrociata, dopo lunghi anni, la figlia ormai quarantenne, decide di tentare un nuovo approccio travestito, per l’appunto, da Toni Erdmann. Da non perdere.

8 marzo: “Autopsy”, di André Øvredal. Da un regista norvegese dalla rada filmografia (3 film diretti nel giro di 17 anni), un riuscito horror claustrofobico ambientato in una sala per autopsie e nei pochi locali adiacenti, dove padre e figlio devono scoprire le cause della morte di una donna senza nome, l’analisi sul corpo della quale rivela minuto dopo minuto dettagli sempre più inquietanti. Da vedere.

8 marzo: “Il diritto di contare”, di Theodore Melfi. Il regista di “St. Vincent” (2014) narra la storia vera di tre paladine dei diritti umani (Octavia Spencer, nominata all’Oscar, Taraji P. Henson e Janelle Monáe, recentemente apprezzata in “Moonlight”) all’interno della NASA segregazionista degli anni ’60. Nominato come miglior film e per la sceneggiatura non originale (dello stesso Melfi), il lungometraggio vede la partecipazione anche di Kevin Costner, Kirsten Dunst, del Jim Parson di “The Big Bang Theory” e Mahershala Ali (meraviglioso, nuovamente, in “Moonlight”). Da non perdere.

8 marzo: “La luce sugli oceani”, di Derek Cianfrance. Il regista di “Blue Valentine” (2010) e “Come un tuono” (2012) sembra inciampare al quarto lungo, in cui un ex soldato che dedica i suoi giorni alla guardia di un faro (Michael Fassbender) conosce, ama e sposa una giovane donna (Alicia Vikander) da cui però, per volontà del destino, proverrà una travolgente mareggiata di sofferenza. Nel cast anche Rachel Weisz.

8 marzo: “Strane straniere”, di Elisa Amoruso. Al secondo documentario, la regista romana segue da vicino cinque donne che, una volta approdate in Italia per motivi differenti, condividono la condizione di immigrate decise a costruirsi una propria identità.

Bleed – Più forte del destino di Ben Younger

9 marzo: “Bleed – Più forte del destino”, di Ben Younger. Biopic diretto dal regista di “Prime” (2006) e incentrato sul pugile campione del mondo Vinny Pazienza (Miles Teller, prodigioso in “Whiplash”, 2015), che subìto un grave incidente stradale non ha gettato la spugna tornando in breve sul ring grazie all’aiuto dell’allenatore Kevin Rooney (Aaron Eckhart). Da vedere.

9 marzo: “Gomorroide”, di Francesco De Fraia, Raffaele Ferrante e Domenico Manfredi. Al loro esordio dietro la macchina da presa, I Ditelo Voi vestono i panni di tre attori di un telefilm (da cui il titolo) che ritrae grottescamente il mondo della malavita, riscuotendo un successo tale da indurre il popolo italiano a non temerne più i soprusi. La reazione da parte degli sbeffeggiati non si farà attendere.

9 marzo: “Kong: Skull Island”, di Jordan Vogt-Roberts. Al secondo lungo di finzione, il regista americano si misura con gli illustri precedenti americani (1933, 1976 e 2005) radunando attorno allo scimmione gigante star del calibro di Brie Larson (che dall’indimenticabile claustrofobia contemporanea di “Room”, 2015, passa all’epicità anni ’70 della nota isola sconosciuta), Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson (entrambi usi ad action di rilievo), John Goodman e John C. Reilly. Da vedere.

9 marzo: “Mister Universo”, di Tizza Covi e Rainer Frimmel. Documentario sull’Ercole Nero, Arthur Robin, nominato nel 1957 Mr. Universo agli Universe Championships (che fra l’altro hanno visto trionfare per quattro anni consecutivi Arnold Schwarzenegger culturista, fra il 1967 e il 1970), oggi cittadino italiano residente in provincia di Novara.

9 marzo: “Il padre d’Italia”, di Fabio Mollo. Al secondo film, il regista italiano offre al talentuosissimo Luca Marinelli (iconico in “Non essere cattivo” e “Lo chiamavano Jeeg Robot”, 2015) un nuovo ruolo entusiasmante, che lo vede on the road in compagnia di Isabella Ragonese, giovane donna incinta sulla strada di casa capace di cambiare radicalmente le prospettive sul futuro di entrambi. Da vedere.

9 marzo: “Phantom Boy”, di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol. Il secondo film dei registi nominati all’Oscar per “Un gatto a Parigi” (2010), presentato in Italia nel 2015 al Torino Film Festival e nel 2016 al Future Film Festival, giunge finalmente nelle sale di tutto il territorio raccontando la storia di un ragazzino leucemico che scopre in ospedale di avere il potere di staccarsi dal proprio corpo per librarsi in giro per New York, capace di aiutare un poliziotto in sedia a rotelle a caccia di un gangster vestito da pagliaccio. Da vedere.

Questione di Karma di Edoardo Falcone

9 marzo: “Questione di Karma”, di Edoardo Falcone. Ceduti Marco Giallini ed Alessandro Gassman (diretti nel precedente “Se Dio Vuole”, 2015) a Massimiliano Bruno per “Beata ignoranza”, il regista acquista Fabio De Luigi ed Elio Germano (da notare, l’uno più datato dell’altro), rispettivamente figlio di buona famiglia all’inseguimento delle proprie passioni e stravaganze, e presunta reincarnazione del padre defunto, a detta di un esoterista di fiducia. Reggerà questa commedia dal bizzarro plot? Staremo a vedere…

10 marzo: “Yu-Gi-Oh! Il lato oscuro delle dimensioni”, di Satoshi Kuwubara. Terzo lungometraggio ispirato al mondo dei notissimi scontri a suon di carte magiche, in cui ritroveremo i personaggi più amati delle serie alle prese con l’avversario Diva. Solo per gli appassionati del genere; solo dal 10 al 12 marzo.

14 marzo: “Revolution – La nuova arte per un nuovo mondo”, di Margy Kinmonth. Dopo l’apprezzato “Hermitage Revealed” (2014), la regista (perlopiù documentarista) torna in Russia alla scoperta degli artisti che hanno istituito le correnti d’avanguardie nella novella URSS, da Kandinskij a Malevič. Solo il 14 e il 15 marzo.

16 marzo: “Effetto Domino”, di Fabio Massa. Attore e regista interpreta e dirige se stesso nel ruolo di un giovane insegnante pronto a salpare alla volta dell’Africa, sostenuto da un’associazione no profit. La sua salute però gli riserva una brutta sorpresa, la quale appunto innescherà un effetto domino che registrerà pesanti ricadute sulla sua vita.

16 marzo: “La bella e la bestia”, di Bill Condon. A soli tre anni dalla produzione francese con protagonisti Vincent Cassel e Léa Seydoux, la Disney procede nel suo piano di risurrezione dei più o meno vecchi classici del canone (e non solo) offrendo le parti principali a Dan Stevens ed Emma Watson, posti sotto la direzione del regista di “Dreamgirls” (2006). Il risultato saprà reggere al cospetto del capolavoro d’animazione del 1991? Staremo a vedere…

16 marzo: “Chi salverà le rose?”, di Cesare Furesi. All’esordio nel lungo, il regista sardo ambienta nella sua terra un dramma familiare in cui un avvocato in pensione (Carlo Delle Piane) porta la propria condotta sulla via del risparmio per far piacere all’anziano amante (Lando Buzzanca). Per completare il quadro, assai costoso in termini di sacrifici, serve però l’aiuto della figlia del primo (Caterina Murino), che da anni non vive un sano rapporto col padre.

16 marzo: “John Wick 2”, di David Leitch e Chad Stahelski. I registi del primo episodio tornano in campo armati di Keanu Reeves per un secondo capitolo a quanto pare ancora più entusiasmante, parzialmente ambientato a Roma (ecco comparire Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini), ancora una volta fittissimo di bande da sgominare. State pronti ad attivare il “kill counter”; da vedere.

Loving di Jeff Nichols

16 marzo: “Loving”, di Jeff Nichols. Il regista di “Shotgun Stories” (2007), “Take Shelter” (2011), “Mud” (2012) e “Midnight Special” (2016) porta all’attenzione del grande pubblico la storia vera di Richard Loving (Joel Edgerton, nomen omen) e di sua moglie Mildred (Ruth Negga, nominata all’Oscar), lui bianco lei nera, che per essersi sposati finirono in prigione, quindi esiliati oltre i confini della Virginia, Stato in cui vigeva ancora sul finire degli anni ’50 e per buona parte dei ’60 il Racial Integrity Act. I due, decisi a vincere battaglia dopo battaglia la guerra contro le discriminazioni razziali, hanno portato nel 1967 all’abolizione su tutto il territorio delle restrizioni legali che aveva loro imposto l’incarcerazione. Nel cast, cinque volte su cinque per quanto riguarda i film di Nichols, compare anche Michael Shannon; da vedere.

16 marzo: “The Ring 3”, di F. Javier Gutierrez. Otto anni dopo il suo primo film da regista, il cineasta spagnolo prende in mano la proficua saga horror con protagonista la demoniaca Samara regalandole il suo tredicesimo episodio in totale (considerando sia le saghe giapponesi che quelle americane, assieme all’episodio coreano): il racconto di come tutto ebbe inizio…

16 marzo: “Un tirchio quasi perfetto”, di Fred Cavayé. Primo film interamente del regista francese ad arrivare nelle nostre sale, si tratta di una commedia esilarante al cui centro è posto un uomo di mezza età più che benestante e nonostante ciò avarissimo e tignoso, la cui esistenza è sconvolta nel giro di pochi giorni da un inaspettato innamoramento e dalla conoscenza di una figlia insospettata. Da vedere.

20 marzo: “Pino Daniele – Il tempo resterà”, di Giorgio Verdelli. Nexo Digital porta sul grande schermo la vita e le opere del compianto cantautore napoletano, attingendo a materiali d’archivio mai mostrati in precedenza. Solo dal 20 al 22 marzo.

22 marzo: “I Am Not Your Negro”, di Raoul Peck. Il quarto documentario del regista di Haiti, ex ministro della cultura, porta alla luce un manoscritto inedito di James Baldwin (1924-1987), romanziere, saggista nonché attivista nero nell’America delle discriminazioni razziali, in un folgorante montaggio di materiali d’archivio e riprese sulla contemporaneità commentato nella versione originale dalla voce inconfondibile di Samuel L. Jackson. Nomination all’Oscar come miglior documentario; da non perdere.

23 marzo: “Capire il passato per vivere felici”, di Helena Norberg-Hodge e John Page. Riflessione in forma di documentario sulle nozioni occidentali di “sviluppo” e “progresso” di fronte alle potenzialità cresciute in seno a una silente comunità dell’Himalaya che ha fatto del proprio ambiente vitale una ricchissima fonte di soluzioni ecologiche.

La cura dal benessere di Gore Verbinski

23 marzo: “La cura dal benessere”, di Gore Verbinski. Il decimo lungo del regista Premio Oscar per lo splendido “Rango” (2011), noto ai più per i primi tre episodi della saga dei “Pirati dei Caraibi”, torna alle tinte horror trascinando Dane DeHaan (James Dean in “Life”, 2015) in una clinica svizzera dove si praticano metodi di sanamento a dir poco alternativi.

23 marzo: “Elle”, di Paul Verhoeven. L’indimenticato regista di “RoboCop” (1987), “Atto di forza” (1990) e “Basic Instinct” (1992) torna alla ribalta con un film che ha sconvolto e diviso, vincitore di due Golden Globe (uno al film in lingua straniero e uno alla protagonista Isabelle Huppert), nominato a 11 César (gli Oscar della Francia) eppure escluso già dalla shortlist presso l’Academy, la quale ha preferito elevare esclusivamente la star. Al centro della vicenda, una manager di successo stuprata in casa propria che decide di tacere sull’accaduto, senonché torna nelle grinfie del proprio violentatore, instaurandoci un rapporto pericolosamente amorale. Da non perdere e da osservare con spirito critico.

23 marzo: “In viaggio con Jacqueline”, di Mohamed Hamidi. Alla sua seconda fatica, il regista franco-algerino mette in scena il viaggio di un allevatore fiero della sua vacca Jacqueline al punto da volerla portare ad un concorso parigino. Ottenuto finalmente l’invito, dall’Africa attraversa il Mediterraneo per poi incamminarsi alla volta della capitale.

23 marzo: “Life – Non oltrepassare il limite”, di Daniel Espinosa. Il regista svedese (ebbene sì!) si ripropone col suo sesto lungo di misurarsi in un certo qual modo con “Mission to Mars” (2000) e la saga di “Alien” (1979-), gettando l’equipaggio terrestre capitanato da Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson e Ryan Reynolds in una guerra orrorifica contro forme di vita aliene più intelligenti del previsto.

23 marzo: “Moda mia”, di Marco Pollini. Fulcro della vicenda è Giovannino, 16enne sardo figlio di un padre burbero e insensibile e di una madre che, costantemente tradita, lascia la famiglia, fratello di una bimba di 8 anni cui badare con costanza, responsabile di un gregge che gli sottrae tempo alla sua passione più grande, la moda. Dimostrando ai suoi cari e alla comunità di avere stoffa da vendere, si ritaglierà uno spazio in questo mondo colorato.

23 marzo: “Non è un paese per giovani”, di Giovanni Veronesi. Dal regista degli alti e (molto) bassi de “Il mio west” (1998), la trilogia del “Manuale d’amore” (2005-2011) e “L’ultima ruota del carro” (2012), giunge stavolta un dramma sull’emigrazione a Cuba di due giovani italiani in fuga dalle patrie prospettive negate. Nel cast si distinguono Nino Frassica e Sergio Rubini.

23 marzo: “Slam – Tutto per una ragazza”, di Andrea Molaioli. Si tratta di un Nick Hornby tradotto per gli sche(r)mi e il gusto italiani dal regista de “La ragazza del lago” (2006) e “Il gioiellino” (2011): Luca Marinelli, padre furfante, e Jasmine Trinca, madre giovanissima, hanno a che fare con un figlio 16enne il quale ha ben pensato di farli diventare nonni un po’ prima del tempo.

Vedete, sono uno di voi di Ermanno Olmi

23 marzo: “Vedete, sono uno di voi”, di Ermanno Olmi. Il “regista vecchio” torna all’amato genere documentaristico, quello stesso che ha avviato la sua carriera nel lontano 1953, nell’intento di ricostruire pazientemente la figura di Carlo Maria Martini (1927-2012), cardinale “del dialogo” e arcivescovo di importanza capitale per lo sviluppo della mentalità cattolica e non in Italia. Da vedere.

27 marzo: “La tartaruga rossa”, di Michael Dudok de Wit. Uno degli illustri in cinquina quest’anno agli Academy Awards era costituito dall’esordio nel lungo di un regista olandese già Premio Oscar nel 2001 per un corto, opera prodotta da 7 studi cinematografici fra cui il quiescente Studio Ghibli: è la storia di un naufrago che combatte con tutte le sue forze contro la Natura per rimettersi in mare, ostacolato (così pare) dal grosso animale che dà nome al film. Da non perdere.

30 marzo: “17 anni (e come uscirne vivi)”, di Kelly Fremon. Commedia d’esordio per la regista americana, che affida a due giovani interpreti (Haley Lu Richardson e Hailee Steinfeld, quest’ultima nominata al Golden Globe) i ruoli di una coppia di studentesse apparentemente inseparabili, almeno fino a quando una non scopre che l’altra ne frequenta segretamente il fratello…

30 marzo: “Classe Z”, di Guido Chiesa. Dal regista de “Il partigiano Johnny” (2000) e “Io sono con te” (2010), un nuovo film che si pone nel filone educativo rappresentato da titoli quali “L’attimo fuggente” (1989), “L’onda” (2008) e “Class Enemy” (2013), dove si ritrae un gruppo di studenti prelevati dalle rispettive classi per andare a costituire una sezione a parte al sorgere dell’ultimo anno di liceo. Il motivo di questo provvedimento non apparirà subito trasparente agli scostanti ragazzi, ma la pazienza di un loro giovane insegnante li porterà ad aprire gli occhi sulla realtà.

30 marzo: “Dall’altra parte”, di Zrinko Ogresta. Il settimo lungometraggio di finzione del regista croato, presentato dalla nazione come film in lingua straniera agli Oscar 2017, pone la vicenda nella città di Zagabria, dove una madre aveva deciso di trasferirsi con tutta la famiglia per sfuggire a terribili minacce alla sicurezza propria e dei suoi cari. Passati 20 anni, però, il pericolo riaffiora con inaspettata prepotenza. Da vedere.

30 marzo: “Ghost in the Shell”, di Rupert Sanders. Grazie al regista di “Biancaneve e il cacciatore” (2012) il franchise nipponico, dopo le pagine dei manga e gli schermi animati, conosce il live action, sostenuto da un cast di rilievo che comprende Scarlett Johansson, Michael Pitt, Juliette Binoche e, anello di congiunzione coll’Estremo Oriente, il mitico Takeshi Kitano. La Sezione 9 è sulle tracce di un abilissimo hacker che penetra le A.I. prendendone il controllo; da vedere.

30 marzo: “La mia famiglia a soqquadro”, di Max Nardari. Il terzo/quarto film del regista (a seconda della prospettiva cronologica che si vuole adottare), indubbiamente il primo di rilievo, propone il piano “diabolico” attuato da un ragazzino di prima media che, unico in classe ad avere ancora entrambi i genitori nella stessa casa, mira a farli separare per giovare degli abbondanti benefici che vede piovuti sui compagni.

The Most Beautiful Day – Il giorno più bello di Florian David Fitz

30 marzo: “The Most Beautiful Day – Il giorno più bello”, di Florian David Fitz. La seconda commedia del regista tedesco si configura come un road movie in cui due giovani ricoverati in una clinica scappano alla volta dell’Africa inseguendo un epilogo meritevole delle loro pindariche esistenze.

30 marzo: “Il permesso – 48 ore fuori”, di Claudio Amendola. Il celebre attore torna a cimentarsi con la direzione passando dal genere della commedia a quello del noir, imbastendo un’analisi sociale su quattro carcerati (lo stesso Amendola, Luca Argentero, Valentina Bellè, Giacomo Ferrara) rilasciati per due giorni nel mondo esterno, quattro individui con età, passati e piani sul futuro differenti.

30 marzo: “Per un figlio”, di Suranga Deshapriya Katugampala. Un regista italo-cingalese sceglie per il suo esordio un’impronta al confine tra dramma e documentario, adatta a raccontare il difficile rapporto che si instaura fra una badante e il figlio ritroso.

30 marzo: “Piigs – Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’austerity, di Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre. Un documentario che incarna l’esplicita missione, attuata nel corso di non pochi anni, di svelare le ragioni che stanno alla base della crisi economica europea degli ultimi lustri, avvalendosi dell’apporto di numerosi e rispettabili intellettuali, economisti e non solo.

30 marzo: “La vendetta di un uomo tranquillo”, di Raúl Arévalo. Vincitore di 4 Premi Goya (gli Oscar spagnoli) su 11 nomination, fra cui quello per il miglior film, quest’opera esordiale studia con diligenza le dinamiche psicologiche alla base del desiderio di riscatto nutrito da un uomo che, scontati 8 anni di prigione per una rapina, non riconosce nella fidanzata la persona di un tempo, profondamente cambiata dalla conoscenza di un altro misterioso individuo. Da vedere.

30 marzo: “La verità, vi spiego, sull’amore”, di Max Croci. La verità richiamata nel titolo è quella che una madre (Ambra Angiolini) decide di raccontare al figlio cinquenne riguardo l’abbandono subìto dall’ex (Massimo Poggio), di certo non da anni in viaggio di lavoro. Lieviterà la resa complessiva di questa nuova idea, messa a confronto con le due precedenti (“Poli opposti”, 2015, e “Al posto tuo”, 2016)?

30 marzo: “Il viaggio”, di Nick Hamm. Il sesto film per il cinema del regista britannico rileva in Timothy Spall e Colm Meaney i ruoli dei due uomini di fazioni opposte i quali nel 2006 arrivarono ad un accordo che mettesse fine alle devastanti lotte intestine nell’Irlanda del Nord. Nel cast spicca anche il compianto John Hurt.

Aprile

Fast & Furious 8 di F. Gary Gray

13 aprile: “Fast & Furious 8”, di F. Gary Gray. Sulla scia del successo incontenibile dell’episodio precedente (2015, oltre il miliardo e mezzo di dollari d’incasso), la celeberrima saga nata nel 2001 osa, sotto la direzione del regista de “Il negoziatore” (1998), “The Italian Job” (2003), “Giustizia privata” (2009) e “Straight Outta Compton” (2015), il suo capitolo più lungo (2 ore e 40 minuti!), avvalendosi come sempre di un cast di spicco comprendente i volti ben noti di Vin Diesel, Dwayne Johnson, Ludacris, Michelle Rodriguez e Jason Statham, cui si affiancano Helen Mirren, Kurt Russell e Charlize Theron. Da vedere, anche solo per tenersi aggiornati su un fenomeno culturale divenuto incontestabilmente di massa.

20 aprile: “L’eccezione alla regola”, di Warren Beatty. Alden Ehrenreich uomo d’affari e Lily Collins aspirante attrice a Los Angeles (quest’ultima nominata al Golden Globe) si rivolgono al leggendario Warren Beatty in persona (recentemente pasticcione al Dolby Theatre), che nella realtà non recitava e non dirigeva per il cinema rispettivamente da 15 e 18 anni. Un film evento, nonostante sia risultato meno convincente di quanto si potesse sperare: nel cast anche Matthew Broderick, Martin Sheen, Annette Bening, Ed Harris e Alec Baldwin. Comunque da vedere.

24 aprile: “La tenerezza”, di Gianni Amelio. Il maestro de “Il primo uomo” (2011), “Le chiavi di casa” (2004), “Così ridevano” (1997), “Lamerica” (1994), “Il ladro di bambini” (1992) e “Porte aperte” (1990) torna al cinema di finzione dopo 4 anni densi di documentari. Lo fa adattando “La tentazione di essere felice” di Lorenzo Marone e assoldando due astri come Elio Germano e Micaela Ramazzotti, protagonisti di una drammatica vicenda napoletana lontana dai disagi della periferia. Da non perdere.

Maggio

Alien - Covenant di Ridley Scott

11 maggio: “Alien: Covenant”, di Ridley Scott. Il maestro riprende in mano la propria saga con l’intenzione di rimediare al per certi versi fallace prequel “Prometheus” (2012), lasciando così tuttavia mezzo mondo appeso all’amo in attesa di un quinto capitolo ufficiale che, affidato finora alle cure di Neill Blomkamp e con protagonista ancora una volta Sigourney Weaver, forse siamo destinati a non vedere mai sullo schermo, proprio a motivo di questo nuovo ingombrante capitolo. Per adesso ri-incontreremo Micheal Fassbender, Guy Pearce e Noomi Rapace, al fianco di James Franco e Katherine Waterston; da vedere.

18 maggio: “Annabelle 2”, di David F. Sandberg. Il regista di “Lights Out – Terrore nel buio” (2016) dona un nuovo capitolo, corredato da un nuovo cast, alla saga dedicata alla bambola assassina ritratta in “L’evocazione – The Conjuring” (2013), da non confondere con quella riservata all’altrettanto nota Chucky (1988-2013).

24 maggio: “Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar”, di Joachim Rønning ed Espen Sandberg. Se qualcuno ricorda il norvegese “Kon-Tiki” (2012), ne elevi alla potenza la densità di scorribande: la coppia di registi ha infatti l’occasione di regalare al solido franchise un quinto emozionante capitolo (dopo i 6 anni di quiete che han seguito “Oltre i confini del mare”, 2011) in cui figureranno di nuovo Johnny Depp, Geoffrey Rush e Orlando Bloom, cui si affiancherà l’iconico Javier Bardem. Da vedere.

Giugno

Wonder Woman di Patty Jenkins

1 giugno: “Wonder Woman”, di Patty Jenkins. Scelta singolare affidare alla regista di “Monster” (2003) un nuovo impellente capitolo non meramente supereroistico, bensì imperniato sulla riflessione non scontata che Hollywood sta operando circa l’universo di risorse che deriva dall’accostarsi alla feconda sensibilità delle figure femminili coinvolte in immaginarie imprese epocali, in questo caso una guerra mondiale che potrebbe essere salvata dalla principessa delle Amazzoni in persona. Da vedere.

8 giugno: “Capitan Mutanda”, di David Soren. Il 35esimo film per il cinema della Dreamworks Animation segue a pochi mesi di distanza il 34esimo (“Baby Boss”, in arrivo ad aprile), dando vita sotto la guida del regista di “Turbo” (2013) al supereroe in brache nato dalla fantasia a fumetti di due amici dispettosi. Da vedere.

22 giugno: “Transformers – L’ultimo cavaliere”, di Michael Bay. Quinto capitolo della celebre saga miliardaria tutta del “mago dei blockbuster”, in cui Mark Wahlberg sfida nuove potenti minacce per il pianeta e Optimus Prime parte alla ricerca dei creatori della sua razza. Nel cast anche Anthony Hopkins, Stanley Tucci e John Turturro; da vedere.

Luglio

Spider-Man Homecoming di Jon Watts

6 luglio: “Spider-Man: Homecoming”, di Jon Watts. Col suo terzo lungo per il cinema il regista americano al soldo della Marvel prende le redini della saga multiforme sull’Uomo Ragno precedentemente affidata a Sam Raimi, quindi a Drew Goddard. Sarà un reboot dai tratti marcatamente adolescenziali: confidiamo in una carica di nuove ispirate dinamiche. Da vedere.

13 luglio: “The War – Il pianeta delle scimmie”, di Matt Reeves. Dopo “Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie” (2014), il regista torna al mondo fantascientifico in cui umani e primati proprio non riescono a convivere. Nel cast ritroviamo il principe della motion capture Andy Serkis, accanto alle new entry Woody Harrelson e Judy Greer; da vedere.

27 luglio: “Jumanji”, di Jake Kasdan. Dal non troppo affidabile regista di “Sex Tape – Finiti in rete” (2014) giunge il remake del film cult anni ’90, in cui si distinguevano Robin Williams e una giovanissima Kirsten Dunst. Nella rivisitazione troveremo invece Dwayne Johnson e Jack Black.

Agosto

La torre nera di Nikolaj Arcel

10 agosto: “La torre nera”, di Nikolaj Arcel. Al regista danese dello splendido “Royal Affair” (2012) il compito di dare avvio ad un’attesa serie di prodotti pensati per grande e piccolo schermo sulla scia dei celebri romanzi di Stephen King pubblicati fra il 1982 e il 2012. Nel cast figureranno Idris Elba e Matthew McConaughey.

24 agosto: “Cattivissimo Me 3”, di Kyle Balda, Pierre Coffin ed Eric Guillon. La Illumination Entertainment è in breve tempo diventata un esempio imprescindibile di ottimi affari a medio costo; sull’onda del successo del franchise con protagonista l’arcigno Gru, incastonato fra “Minions” (2015) e “Minions 2” (2020) giunge nelle sale di tutto il mondo il terzo capitolo ufficiale. Da vedere.

31 agosto: “Dunkirk”, di Christopher Nolan. Dopo averlo a più riprese accarezzato, il prestigiatore del cinema si tuffa nel cinema di guerra narrando, nel terzo film più rumoreggiato del 2016 secondo Indiewire, l’Operazione di evacuazione navale Dynamo attuata dagli Alleati all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Nel cast troveremo Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Harry Styles (ebbene sì) e Kenneth Branagh; da non perdere.

Settembre

Cars 3 di Brian Fee

14 settembre: “Cars 3”, di Brian Fee. Dato il crescente successo della saga, arrivata già ad incassare oltre il miliardo di dollari, la Pixar ha deciso (com’era prevedibile) di donare al suo beniamino Saetta McQueen un terzo capitolo, la cui vicenda è affidata (altra scelta immaginabile) ad un esordiente alla regia nel campo dell’animazione (come già successo per “Il viaggio di Arlo” e “Monsters University”, non a caso fra i lungometraggi meno ambiziosi della casa di produzione). Auspichiamo un po’ di lungimiranza nel miglior spirito dello Studio di Emeryville; comunque da non perdere.

21 settembre: “It”, di Andres Muschietti. Il regista del controverso horror “La madre” (2013) è stato incaricato di far lievitare il best seller di Stephen King dallo status di miniserie televisiva (1990, con protagonista Tim Curry) a quello di lungometraggio per il grande schermo. I panni del clown Pennywise andranno stavolta a Bill Skarsgård. Da vedere.

21 settembre: “American Made”, di Doug Liman. Sotto la direzione del regista di “The Bourne Identity” (2002) ed “Edge of Tomorrow – Senza domani” (2014), Tom Cruise è il trafficante di armi da fuoco e droga Barry Seal, negli anni Ottanta al soldo della CIA. Nel cast troveremo anche Domhnall Gleeson.

Ottobre

Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve

5 ottobre: “Blade Runner 2049”, di Denis Villeneuve. Operazione tanto pericolosa quanto audace, nonché la più rumoreggiata del 2016 secondo Indiewire, il regista degli splendidi “Arrival” e “Sicario” (2015) dovrebbe avere le spalle abbastanza larghe da sostenere l’onere di dirigere il sequel di uno dei miti immortali della fantascienza, quell’iconico “Blade Runner” che nel 1982 Ridley Scott aveva portato alla luce. Il protagonista rimarrà lo stesso, il detective Deckart impersonato da Harrison Ford, naturalmente assai invecchiato dall’ultima avventura, al fianco di Ryan Gosling e Jared Leto. Da non perdere.

12 ottobre: “The Lego Ninjago Movie”, di Charlie Bean, Paul Fisher e Bob Logan. Dopo il successo di “The LEGO Movie” (2014) e quello preannunciato di “LEGO Batman – Il film”, la Warner Bros. Animation prepara una doppietta da giocarsi nel 2017, traendo ispirazione dalle culture sino-nipponiche per le avventure di agguerriti samurai lanciati all’assalto di draghi e uomini serpente.

25 ottobre: “Thor: Ragnarock”, di Taika Waititi. Affidata ad un regista già nominato all’Oscar per un cortometraggio, la terza avventura dedicata al supereroe figlio di Odino interpretato da Chris Hemsworth rivestirà un ruolo di grande importanza nell’economia drammaturgica dell’universo Marvel: Thor dovrà niente meno che salvare il proprio regno dall’apocalisse. Da vedere.

Novembre

Insidious 4 di Adam Robitel

9 novembre: “Insidious 4”, di Adam Robitel. Semplicemente, il terzo sequel di una saga horror a bassissimo budget che non accenna a saturare il format: con 16 milioni e mezzo di dollari, se ne sono rastrellati ben 370. Impossibile non perseverare; da vedere.

22 novembre: “Let It Snow”, di Luke Snellin. Commedia che intreccia le vicende di diversi personaggi durante la vigilia di Natale: c’è chi rimane bloccato su un treno a causa di una tempesta di neve e festeggia assieme ad uno sconosciuto, chi scopre il vero amore in vecchie amicizie, chi riflette con malinconia sulla fine di una relazione coccolando il proprio maialino nano.

23 novembre: “The Star”, di Timothy Reckart. Da un regista già nominato all’Oscar per un cortometraggio, una nuova avventura animata targata Sony (“Piovono polpette”, “Hotel Transylvania”…) che mette a fuoco il genere ovino, in cui si nasconde una pecora destinata a salvare il mondo.

Dicembre

Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh

13 dicembre: “Assassinio sull’Orient Express”, di Kenneth Branagh. Dopo il celebre adattamento del 1974 firmato per il grande schermo da Sidney Lumet, i panni dell’amatissimo investigatore passano dal pensionato Albert Finney a Branagh stesso, spalleggiato da Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer e Daisy Ridley: un cast a dir poco da urlo, che si dovrà necessariamente confrontare con quello capitanato 40 anni or sono da Lauren Bacall, Ingrid Bergman (premiata con l’Oscar), Jacqueline Bisset, Sean Connery, Anthony Perkins, Vanessa Redgrave e Micheal York. Da non perdere.

13 dicembre: “Star Wars: Gli ultimi Jedi”, di Rian Johnson. Al regista di “Looper” (2012) l’arduo compito di mantenere sulla buona rotta gli incrociatori stellari e la figura prodigiosa di Rey, l’eroina in cui la Forza ha ripreso vita non più di un anno fa. Ovviamente da non perdere.

21 dicembre: “Downsizing”, di Alexander Payne. Dal regista di “Nebraska” (2014), “Paradiso amaro” (2011) e “Sideways – In viaggio con Jack” (2004), una commedia con Matt Damon, Kristen Wiig, Christoph Waltz, Alec Baldwin e Neil Patrick Harris sulla possibilità, in un futuro non troppo remoto, di rimpicciolire la propria statura corporea al fine di ridurre i consumi energetici del pianeta, senza per questo dover rinunciare al benessere personale.

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

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