Selfie & Told: Robot racconta il nuovo album “Walden III”: Cronaca di un suicidio annunciato

Selfie & Told: Robot racconta il nuovo album “Walden III”: Cronaca di un suicidio annunciato

Feb 9, 2017

Robot è una lo-fi garage punk band con un solo componente fisso (Josef K – voce e chitarre) e altri musicisti che entrano ed escono dalle porte girevoli del progetto (Kanas – batteria, Rondo – basso e Zapot – tastiere, sono i principali e più presenti).

Robot - Josef K

Walden III” è il terzo disco ed è uscito per l’etichetta texana Resurrection Records gestita da Mike House che è anche proprietario dell’omonimo negozio di dischi (a onor del vero la sede è in via di trasferimento da Austin verso la cittadina di Spokane nello stato di Washington più vicina ai familiari e amici di Mike che è originario di Portland).

Il disco è stato registrato in poche sessioni notturne usando vecchi microfoni tedeschi ad alta impedenza per armonica a bocca, un mixer Montarbo metà anni ’70 provvisto di eco magnetico e un registratore a 4 piste.

E che altro dirvi? Che mi sono anche autointervistato in questa Selfie & Told?

 

R.: Quando nasce Robot?

Josef K: Non ricordo con esattezza. Credo nel 2011, più o meno. Sotto questa egida sono stati pubblicati tre album: il primo omonimo nel 2012, il secondo intitolato “Australia” nel 2013 e prodotto nello studio West Link di Pisa e il terzo “Walden III” uscito ad ottobre 2016. Poi a dicembre 2016 è uscito un album solo per i nostri fan o meglio adepti, dove abbiamo reinterpretato e devastato alcune gemme di classico blues’n’roll tipo Dion, Buddy Holly, Howlin’ Wolf e altri (chi lo volesse può richiedercelo e saremo lieti di inviare un comodissimo link). A molti è piaciuto – tipo al nostro amico Simon Sixsmith dell’etichetta fantautopica di Utrecht 2419 Record Label – mentre altri sono rimasti inorriditi, sopratutto coloro che amano il blues scolastico ultra-scontato e imbolsito dei musicisti finto-tecnici. Noi ne siamo fieri soprattutto per le parti di batteria tronituanti suonate da un ospite segreto che ci ha chiesto di non rivelare il suo nome a causa di possibili seccature con il suo gruppo principale di sfigati. In precedenza io (Josef) ho suonato con altri gruppi underground quali: Anche Gli Androidi Sanguinano, La Chiesa dei Morti Viventi, Space Paranoids & Dead Girlfriend (Under A Holy Dread), Il Pianeta degli Uomini Spenti e molti altri.

 

R.: Quali sono gli obiettivi musicali del progetto?

Walden III - Robot

Josef K: Ad essere sinceri brancoliamo completamente nel buio, non abbiamo un piano e le cose vengono fatte così come capita. Semplicemente cerchiamo di seguire il flusso. Per esempio il terzo disco ha avuto una lavorazione schizofrenica con sedute di registrazione programmate all’ultimo, sempre di notte e molto caotiche. Nonostante questo siamo riusciti a chiuderle ed essere soddisfatti del tono generale dell’album. La nostra filosofia di fondo è perfettamente rispettata dal suono e dalle parole che scaturiscono dalle tracce. Il sound è ispido e rugginoso e ovviamente non può che predicare solo ai già convertiti o a coloro che sono in attesa di una qualche grezza epifania rock and roll. A dire la verità cerchiamo sempre di metterci in situazioni al limite per tirar fuori materiale il più “spostato” possibile.

 

R.: Per esempio? Fate degli esempi?

Josef K: Per esempio buttare nella pattumiera testi già scritti, calibrati e misurati e riscriverli cinque minuti prima di registrare, far registrare una parte a qualche musicista senza averlo fatto provare prima, tenere sempre il primo take pur facendone sempre altri dopo, mixare le tracce ascoltando il mix nelle casse della radio, sovraincidere su nastri usati tenendo collagisticamente qualche suono della precedente registrazione e così via. È chiaro che quello che viene fuori è sempre una cosa sporca e r’n’r perché il R’n’R è la musica suprema per noi.

 

Written by Robot

 

 

 

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