“Necronomicon” di Howard Phillips Lovecraft: chi lo legge è perduto

“Necronomicon” di Howard Phillips Lovecraft: chi lo legge è perduto

Feb 4, 2017

Necronomicon: questo libro esiste veramente oppure semplicemente è frutto della fantasia?

 

Necronomicon

Howard Phillips Lovecraft è stato semplicemente il primo a parlare del Necronomicon oppure ha inventato il suo mito?

Così si apre la prefazione al Necronomicon:

“La notte s’apre sull’orlo dell’abisso. Le porte dell’Inferno sono chiuse:

A tuo rischio le tenti. Al tuo richiamo Si desterà qualcosa per risponderti.

Questo regalo lascio all’umanità:

Ecco le chiavi. Cerca le serrature; sii soddisfatto.

Ma ascolta ciò che dice Abdul Alhazred:

Per primo io le ho trovate:

e sono matto”

Il Necronomicon (in arabo: Al Azif) sarebbe un testo di magia nera redatto dall'”arabo pazzo” Abdul Alhazred, vissuto nello Yemen nell’VIII secolo e morto in circostanze misteriose. Il nome Alhazred sarebbe un raffinato gioco di parole costruito sul significato nascosto dell’inglese “all has read”, ovvero tutto egli ha letto“.

In realtà il Necronomicon secondo Wikipedia è uno pseudobiblium, cioè un libro mai scritto ma citato come se fosse realmente esistente. Dopo Lovecraft anche altri scrittori cominciarono a citarlo nei loro racconti di genere horror o fantascientifico. Lovecraft confessa, in un’intervista, che aveva inventato il Necronomicon, ma in realtà molti non gli credettero ed alimentarono il suo mito. Ancor oggi non mancano persone che credono alla sua reale esistenza. Secondo alcuni studiosi il Necronomicon altro non sarebbe che un adattamento del Picatrix, un testo arabo di magia del XII secolo, Lovecraft si sarebbe ispirato al suo autore, l’alchimista iracheno ‘Abd al-Latīf, per creare la figura di Abdul Alhazred.

Howard Phillips Lovecraft è uno dei padri della narrativa horror insieme a Edgar Allan Poe, è noto per i suoi romanzi incentrati sull’adorazione di semi-divinità aliene che dominerebbero la Terra da ere di gran lunga precedenti alla comparsa dell’uomo. Il Necronomicon è lo strumento per richiamare queste creature terribili dalle viscere della Terra. Chi lo legge è perduto. Proprio sul Necronomicon che Lovecraft ha costruito parte della propria fortuna, purtroppo solamente postuma.

Anche Colin Wilson, ha contribuito alla diffusione della mitologia del Necronomicon, durante gli anni ’70 lo scrittore inglese era riuscito a risalire a un legame tra Winfield Lovecraft e la Massoneria Egizia fondata da Cagliostro, grazie alla quale il padre di Howard era venuto in possesso della traduzione inglese dell’Al Azif di John Dee. Secondo Wilson, il piccolo Lovecraft si sarebbe ritrovato tra le mani il testo maledetto e avrebbe costruito attorno a esso gran parte dei suoi racconti, fingendo di averlo inventato lui stesso.

Al Azif - Necronomicon

Il paradosso, però, era che molti credevano a qualcosa che era palesemente finta, tant’è che Lovecraft scrisse:

Se la leggenda del Necronomicon continua a crescere in questo modo, la gente finirà per crederci davvero, ed accuserà me di falso per aver affermato di averlo inventato io!

Ma chi era Lovecraft?

Egli espresse una marcata avversione per il mare, soffrì di terribili mal di testa e fisicamente mostrò segni di denutrimento. Egli fu inoltre soggetto a sogni particolarmente vividi e lucidi, soffrendo di incubi virtualmente ogni notte della sua vita.

Durante la sua infanzia fu visitato in sogno da creature che egli chiamò “I Magri Notturni”. Queste apparizioni senza volto, con ali di pipistrello, lo avrebbero portato a scene bizzarre di torreggianti cime di montagne – un paesaggio archetipo che trovò espressione nella sua narrativa come “L’abominevole altipiano di Leng”.

E fu durante tali esperienze notturne che molte delle sue più potenti immagini ebbero origine – spesso trasferite alla carta in una maniera virtualmente identica a quella della “scrittura automatica”.

Lovecraft è un caso particolarmente interessante di trasmissione di “conoscenza occulta” attraverso il sogno nel senso che egli fu uno dei pochi autori a scrivere effettivamente sul soprannaturale senza una credenza conscia nel materiale che stava concependo.

Al contrario negò violentemente la possibilità dell’esistenza di fenomeni occulti, anche se consapevole di impiegare la loro manifestazione come un mezzo narrativo. Io lo definisco come “l’uomo che sussurrava nell’oscurità“. Le esperienze occulte di Lovecraft, nascoste come finzione, rivelano l’intrusione di forze in completa simpatia con quei simboli e archetipi acquisiti dalla Blavatsky e Crowley mentre questi erano in contatto con entità astrali “dell’al di là”. Egli era divenuto il ricevitore e trasmettitore di conoscenza occulta, sebbene nel caso di Lovecraft il processo fu intuitivo piuttosto che conscio.

Lovecraft era ossessionato dal numero nove (9). Il numero nove è il numero della generazione e della reincarnazione. Numero dispari è dinamico e attivo nella sua natura e nei suoi effetti. Indica il periodo della gestazione, nove mesi per la nascita di una nuova vita.

Necronomicon - Al azif

Il numero nove seguendo all’Otto, che indica uno stato limite, è il superamento nella creazione. Il nove ha come proprietà la permanenza. Infatti il numero nove torna sempre al suo stato antecedente e non si trasforma mai veramente, conservando uno stato fisso e immutabile. Questa caratteristica lo accomuna al numero Uno, diventando una sua manifestazione, nella sua funzione di unicità.

Il simbolo grafico del numero Nove è il cerchio, come per il numero Uno. Anche secondo Pitagora il 9 è un numero che si riproduce continuamente, in ogni moltiplicazione, e simboleggia pertanto la materia che si scompone e si ricompone continuamente. Composto da tre volte il numero Tre (la perfezione al quadrato), con l’aggiunta di un quarto tre genera il Dodici, simbolo della Perfezione assoluta. Il nove serve da dissolvente per tutti i numeri, senza che mai si associ a qualcuno, né per somma né per moltiplicazione. Il 9 è l’ultimo numero delle cifre essenziali che rappresentano il cammino evolutivo dell’uomo. È dunque il simbolo della realizzazione. In definitiva il nove è il simbolo esoterico di rigenerazione e rinascita.

Ma ora ritorna la mia domanda: il Necronomicon è mai esistito?

Nel 1987 una spedizione del Centro Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia iniziò degli scavi presso Kut-al-Amara, nell’Iraq sud orientale e nel 1990 gli scavi in questa città, completamente distrutta, portarono alla luce un tempio perfettamente conservato di grande interesse archeologico con al suo interno numerose tavolette di argilla con scritte in lingua sumera, furono denominate“Tavolette di Kutu”.

Le “Tavolette di Kutu” furono tradotte e fu portata alla luce un’ipotesi: il Necronomicon di Lovercraft potrebbe essere realmente esistito, infatti in queste tavolette, secondo professor Venustiano Carranza, docente dell’Università di Città del Messico, è narrata la storia di Al Azif da parte di Abdul Alhazred. È stata dimostrata, quindi, l’esistenza di una sorta di Proto-Necronomicon, di una formulazione epico-magico originaria, databile probabilmente intorno al 1000 a.C. che costituisce il complemento del grimorio decriptato da Turner dal codice del mago e negromante John Dee. Una coincidenza?

Howard Phillips Lovecraft

In conclusione, attualmente il Necronomicon (libro immaginario partorito dalla mente di Lovecraft) è un’opera la cui esistenza è da molti data per certa. Varie scuole esoteriche evocano Cthulhu, Yog-Sothoth, Shub-Niggurath e compagni, impiegando ogni genere di rituali.

In sostanza, questo libro esiste o non esiste? Fantasia o realtà?

Io sono convinto che giungerà il tempo in cui tutti comprenderanno che si faceva parte dello stesso sogno, lo aveva capito E.A.Poe e lo aveva capito Lovercraft, e che noi tutti siamo sempre stati una sola e unica persona; quindi tutto quello che si prende e tutto quello che si da, viene preso e dato a noi stessi anche se gli occhi che ci guardano sono differenti dai nostri. Esiste in definitiva la necessità di superare le apparenti diversità che separano l’umanità da sé stessa.

“Che non è morto quello che può giacere eterno,

e con strani eoni persino la morte può morire”.

(H.P. Lovecraft, ‘La città senza nome’, 1921)

 

“Il fuoco brucia e da calore, la pioggia inonda e da vita alla natura, il vento soffia e sussurra a mia figlia Miriam il mio infinito amore…”

 

Written by Vito Ditaranto

 

 

 

One comment

  1. pier giorgio leone /

    Se il Professor Carranza è a favore il Professor Obregon è contrario.

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