“Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo: l’amore, lo insegnano i Greci, passa attraverso lo sguardo

“Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo: l’amore, lo insegnano i Greci, passa attraverso lo sguardo

dic 27, 2016

Un romanzo di educazione sentimentale, lo studio della nascita di un amore che non è fine a se stesso, ma prepara il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, attraverso un gioco di sguardi e di rispecchiamenti. L’amore, lo insegnano i Greci, passa attraverso lo sguardo.

Una storia quasi solo d’amore

Cosa sarebbe mai stata Elena di Troia se non fosse stata guardata e riconosciuta dallo sguardo di Paride? Gli occhi sono il principale canale attraverso cui passa l’eros, lo sguardo è la cifra della nostra percezione, perché “esse est percipi”.

Così, Nino, un ragazzotto figlio dei suoi tempi (la storia è ambientata nel 2013) neghittoso, narcisista, privo di ideali forti, teso a consumare il presente in una escalation emozionale, scopre attraverso Teresa (nome di derivazione foscoliana?) un quasi amore.

Quasi, solo, sono le parole chiave del romanzo, in cui non si parla solo di amore, di un amore che non raggiunge la completezza, ma della società contemporanea in cui si cadrebbe nella desertificazione emotiva non se non ci fosse una donna (Teresa) che fa da guida.

Teresa, trentenne, dimostra una maturità psicologica superiore a quella di Nino: è la sua Beatrice con aura di luce. Eppure è una donna complessa, con le sue frustrazioni anche lavorative: impiegata in una agenzia di viaggio, sogna di conoscere luoghi inesplorati, che restano nella sua mente come una chimera. Ha comunque una sua robustezza, una sua consapevolezza, un modo di essere che danno sostanza a Nino, imbrigliato in meccaniche narcisistiche.

Il romanzo ha un piglio assolutamente moderno, teatrale, i personaggi nascono vivi dalla mano dell’autore attraverso i dialoghi, come in una maieutica dell’amore. Non come nei romanzi ottocenteschi, in cui i personaggi sono delineati a tutto tondo, ma come in una prosa moderna in cui Nino e Teresa acquistano robustezza espressiva, nati dalla dura pietra della realtà che si impone in un gioco di immagini.

Sullo sfondo c’è la zia di Teresa, Grazia, maestra di danza, che è voce narrante e che dà da lavorare a Nino in un corso serale di danza per soli adulti.

Nino sente un distacco emotivo rispetto al suo lavoro, avverte lo scarto generazionale, non si sente appagato dal lavoro speso con personaggi della terza età; lui, così proiettato nel presente, percepisce   che il suo mondo non collima con i suoi allievi; eppur accetta di lavorare come estrema ratio, come chance che si rivelerà fruttuosa.

Paolo Di Paolo

Nino è così costretto a fare i conti con la realtà, col tempo che passa (leit -motiv dei romanzi di Di Paolo), a modularsi con i ritmi altrui in un percorso di crescita personale che è tirocinio alla vita. Nei romanzi di Di Paolo sono sottese caleidoscopiche domande: infatti non è una storia solo di amore, ma una riflessione ad ampio raggio sulla realtà contemporanea, in cui chi si perde dentro di sé può ritrovarsi nello sguardo dell’altro.

I personaggi si frantumano, si ritrovano, si ricompongono in uno specchio pirandelliano in cui siamo uno e tanti, mentre solo l’amore può aiutare nel percorso di crescita e di riacquisizione di un’identità piena.

Ci sarebbe da chiedersi quanto può lo sguardo altrui aiutare nella conquista di una identità. Io credo molto, come credo che la stessa fede sia nei romanzi di Paolo Di Paolo, che non si spenderebbe così tanto nella ricerca esistenziale che non è solo ricerca di sé, ma ricerca di Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli 2016).

 

Written by Giovanna Albi 

 

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